* INFORM *

INFORM - N. 199 - 21 ottobre 2002

Un incontro della Fondazione don Luigi Di Liegro e della Caritas di Roma sulla convivenza urbana e lo sviluppo periferico della Capitale

"Lungo le strade di don Luigi - Una città a misura d'uomo"

ROMA - "Per vivere abbiamo bisogno dell'altro e dobbiamo incontrarci nel prossimo perché è nell'altro che si realizza la completezza della nostra esistenza. Io ho bisogno dell'altro come l'altro ha bisogno di me. Questo concetto vale per l'uomo credente, ma vale anche per una società civile dove il vero problema è andare a vedere i luoghi e le situazioni dove gli altri hanno bisogno di te". Da queste poche righe - lette dall'attore Sergio Castellitto nel corso della serata romana dedicata dalla Caritas diocesana di Roma all'analisi del disagio e delle difficili realtà periferiche della Capitale - si evince l'eredità spirituale ed umana di don Luigi Di Liegro. Un sacerdote di frontiera, guida ed anima della Caritas diocesana di Roma, che lottò fino fondo - don Luigi perse la sua ultima battaglia il 12 ottobre del 1997 in un letto del "San Raffaele" di Milano - per alleviare le sofferenze degli emarginati, dei deboli e degli immigrati.

Un dramma, quello dell'emigrazione, che il prete di Latina conosceva fin troppo bene. Figlio di un emigrato clandestino che aveva più volte cercato fortuna negli Stati Uniti, Di Liegro non dimenticò infatti le sofferenze della sua famiglia e quando l'Italia divenne terra d'accoglienza cercò di ricordare, a chi mostrava paura e diffidenza verso gli immigrati extracomunitari, le antiche sofferenze ed umiliazioni dei nostri connazionali all'estero. La vita, le aspirazioni e le speranze di don Luigi sono state approfondite al teatro Argentina di Roma durante l'incontro "Una Città a misura d'uomo". Un evento di dialogo e musica - promosso dalla Fondazione Internazionale don Luigi Di Liegro presieduta dal prof. Giovanni Conso, che attraverso ricordi filmati e le testimonianze di illustri ospiti ha ricostruito, partendo dal famoso convegno del 1974 sui mali di Roma promosso dal cardinale Poletti e realizzato da don Luigi, le tappe salienti e le principali intuizioni di una vita spesa al servizio della povertà.

Durante lo spettacolo - un racconto autobiografico scandito dalla conduttrice Sveva Sagramola, dalle letture di Sergio Castellitto e dai raffinati interventi musicali della Piccola Orchestra Avion Travel - lo storico dell'urbanistica Italo Insolera ha ricordato come l'evoluzione edilizia della capitale sia stata sempre strettamente legata all'evoluzione dei flussi migratori. Dopo il lungo sonno del medioevo la città eterna ha infatti ricominciato ad attirare grandi masse di lavoratori, formate da manodopera a basso costo ed operai specializzati, che nel corso dei secoli hanno fatto sorgere interi quartieri. Una lenta evoluzione edilizia, fatta di baracche, lotti e palazzi ha due piani, che, in tempi più recenti, ha favorito la nascita delle sconfinate periferie della capitale. Una difficile realtà metropolitana, oggi strettamente collegata alla presenza degli immigrati extracomunitari, che per Insolera, al fine di costruire quella "città a misura d'uomo" sognata da don Luigi, potrebbe essere risanata attraverso mirati interventi, atti a migliorare la qualità della vita civile.

Dopo l'intervento di Don Battista Pansa volto a ricordare l'impegno sul territorio e la profonda conoscenza delle specifiche problematiche della periferia da parte di don Luigi, il sociologo Franco Ferrarotti ha sottolineato come tutt'oggi la società moderna sia basata sulla sopravvivenza dei più forti, sul mercato e sulla dimensione tecnologica. Valori non esaustivi che Di Liegro - un mistico della società di massa in cui il pensato ed il vissuto hanno coinciso in un'affascinante coerenza - aveva sempre cercato di superare attraverso la creazione di concreti progetti di solidarietà. Iniziative importanti, come ad esempio la creazione di un ostello per i senza fissa dimora alla stazione Termini, che, secondo il giornalista Jean Leonard Touadi, davano l'impressione della presenza di un progetto organico più ampio, finalizzato alla creazione di una nuova concezione di cittadinanza. Una visione di ampio respiro e di grande speranza a difesa dei poveri che, dopo la scomparsa di don Luigi, si è notevolmente affievolita.

Sono poi intervenuti i presidenti del I e XVIII Municipio, Vincenzo Fratta e Giuseppe Lobefaro, che hanno ricordato i recenti passi avanti compiuti da queste "città nelle città" nell'ambito dell'assistenza sociale agli anziani ed ai più deboli. Quindi Giovanni Conso ha consegnato un premio di 2.500 euro agli studenti della scuola media "Daniele Nanin", dell'Istituto Antonio Rosmini e del Movimento Ragazzi Albanesi Ambasciatori di Pace. Giovani che, insieme ai loro insegnanti, si sono contraddistinti per il loro impegno nell'ambito sociale. Ha poi preso la parola l'attuale direttore della Caritas di Roma, don Guerino Di Tora che ha sottolineato il preoccupante diffondersi di nuovi disagi urbani, come ad esempio il barbonismo domestico - un dramma della solitudine che riguarda prevalentemente gli anziani - e quello giovanile. Realtà difficili che, per Di Tora, potranno essere affrontate solo se non si perderà di vista la centralità dell'uomo.

Il cardinale Achille Silvestrini ha ricordato il costante impegno di don Luigi per la creazione di strutture atte al monitoraggio della povertà e per la costruzione di una Chiesa a misura d'uomo che dia visibilità e presti la massima attenzione al disagio. Infine il sindaco di Roma Walter Veltroni ha illustrato le iniziative sociali del Comune che, oltre ad aver recentemente approvato uno specifico Piano Regolatore per il sociale, si sta attivamente impegnando in favore della terza età (al più presto 10.000 anziani non autosufficenti potranno utilizzare un servizio di assistenza telefonica), dei ragazzi Rom (ai bambini che chiedono l'elemosina nelle strade sarà offerta dal Comune la possibilità di passare la giornata in apposite ludoteche) e dei disabili che, dopo la scomparsa dei genitori, rimangono soli. Il primo cittadino della Capitale ha inoltre sottolineato come nella società italiana, caratterizzata da inaccettabili fenomeni di intolleranza e da una "periferia dell'uomo" molto più dura e solitaria di quella urbanistica, sia quanto mai necessaria, al fine di salvaguardare la convivenza civile, la riscoperta dell'altro e dell'idea della comunità. (Lorenzo Zita-Inform)


Vai a: