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INFORM - N. 188 - 7 ottobre 2002

Gaetano Cario (CGIE) denuncia disfunzioni nell’assunzione di 24 contrattisti a Buenos Aires

BUENOS AIRES - Gaetano Cario - direttore-editore di giornali italiani in America Latina, ma questa volta in veste di membro del CGIE (in cui rappresenta la FUSIE) e di segretario del Comites di Buenos Aires - sceglie la forma di una lettera aperta al Direttore generale del Personale del Ministero degli Esteri, Ministro Carlo Marsili, già Direttore generale per gli Italiani all’Estero, per alcune considerazioni critiche sui concorsi per l’assunzione dei contrattisti presso il Consolato Generale d’Italia di Buenos Aires.

I concorsi, in realtà – spiega Cario – sono stati tre. Il primo, sette mesi fa, per l’assunzione di dieci contrattisti. Un secondo, per l’assunzione di 24 altri contrattisti, è stato annullato a seguito delle proteste del Comitato Tricolore in Argentina, per l’esclusione di una concorrente. Il terzo, in sostituzione del secondo, si è svolto il 23 settembre. Quest’ultimo concorso ha registrato l’iscrizione di circa mille concorrenti, dei quali sono stati selezionati sessanta che saranno sottoposti ad un’ulteriore e seconda selezione per arrivare al numero definitivo di 24 contrattati.

Purtroppo – afferma Cario - anche quest’ultimo concorso ha motivato e sollevato delle critiche.

Come prima cosa, ai concorrenti è stato sottoposto un test contenente cinquanta domande di cultura generale, di politica e di carattere istituzionale e internazionale, cui rispondere nello spazio di tempo di mezz’ora. Una procedura del tutto imprevista. Tali domande, alle quali sono in grado di rispondere coloro che possiedono una preparazione specifica, non hanno rispecchiato il carattere tecnico relativo alle funzioni che dovranno svolgere questi impiegati, che sono meramente amministrative e burocratiche.

Cario osserva che sarebbe stato più pertinente formulare delle domande strettamente inerenti a valutare la preparazione specifica e tecnica al lavoro da compiere. Sui circa 1000 candidati, 60 sono stati ammessi alla seconda fase, ma di essi soltanto 4 sono i "superstiti" dei 24 vincitori del precedente concorso, poi annullato.

Un’ulteriore anomalia - sufficiente, a parere di Cario, ad inficiare la regolarità di questo terzo concorso - è data dal fatto che ai partecipanti non è stata anticipata la tematica oggetto d’esame test, su cui ognuno avrebbe potuto prepararsi adeguatamente. Un altro motivo di critica, raccolto in seno alla comunità italiana, è stato il fatto che - tenendo in conto che la comunità italiana sta affrontando le conseguenze della precaria situazione economico-sociale che imperversa in Argentina - non sia stata decisa l’iscrizione al concorso ai soli cittadini italiani o loro discendenti, anziché estenderla a persone di qualsiasi nazionalità, considerando che il lavoro da svolgere era da effettuarsi presso la sede di un Consolato Italiano.

Ne consegue – rileva ancora Cario - che potranno essere assunte persone che, per le loro conoscenze di carattere generale, saranno certamente intellettuali e professionisti, ma che, forse, con poca dimestichezza nelle mansioni amministrative, e che già usufruiscono di un impiego retribuito. Probabilmente resteranno esclusi molti giovani disoccupati, vincolati alla collettività italiana, che frequentano le nostre associazioni e che conoscono i problemi, e che si sono presentati al concorso con grande entusiasmo e capacità tecniche. Giovani che realmente hanno la cittadinanza italiana dalla loro nascita all’estero e non presa per l’occasione e nell’ultima stagione.

Per ultimo Cario segnala quello che considera l’aspetto più grave, relativo alla mancanza di segretezza del concorso. Ai partecipanti è stata consegnata una cartella contenente, oltre al foglio dove erano formulate le domande, due buste, una grande senza alcuna indicazione o numero di identificazione ed una piccola contenente le generalità del concorrente. Una volta completato il test, il foglio doveva essere piegato in due e messo nella busta grande assieme a quella piccola. Dopo la consegna, aperta la busta grande e constatata l’identità del concorrente aprendo quella piccola, era possibile sostituire il foglio con le risposte con uno nuovo con le eventuali correzioni. Non si può affermare con certezza – conclude Cario - che ciò sia successo, ma certamente il rischio c’è e questo ha dato adito ad illazioni. (Inform)


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