Celebrati a Vancouver i 25 anni del Centro culturale italiano
VANCOUVER - Il 25mo anniversario della ICCS di Vancouver è stato celebrato il 14 settembre da centinaia di volontari e dai dirigenti in carica alla presenza di autorità civili, diplomatiche, politiche e religiose. Sono state rievocate le tappe di percorso e delineati i progetti futuri, che prevedono l’ampliamento delle strutture mediante la realizzazione di un centro sportivo, di un teatro, di una scuola professionale di cucina italiana, di un "heritage museum". L’ampio edificio del Centro comprende attualmente l’ala culturale con la biblioteca e le aule scolastiche, il padiglione con il ristorante La Piazza e il salone delle feste (costruiti 25 anni fa) e l’ala ricreativa (con l’osteria, la corte coperta per il gioco delle bocce, l’osteria e le salette per riunioni associative) realizzata successivamente. Del villaggio italiano fanno anche parte il pensionato per anziani "Casa Serena" e il ricovero-infermeria "Villa Carital".
A riconoscere e sottolineare l’importante ruolo del centro comunitario italiano nell’ambito della locale societa’ multiculturale c’erano tra gli altri il sindaco di Vancouver, Philip Owen e l’arcivescovo cattolico, monsignor Adam Exner. Ambedue hanno espresso congratulazioni ed auguri. Il sindaco rievocando il senso di accoglienza manifestato in continuità dal Centro, l’arcivescovo indicando in tre concetti-guida (identità, apertura e condivisione) il percorso di una costruttiva e dinamica comunità etnica.
Per il governo italiano, in associazione con i saluti e gli auguri dell’ambasciatore d’Italia in Canada e del ministro degli italiani nel mondo Tremaglia, il console generale dott. Giorgio Visetti ha rivolto "un particolare apprezzamento all’attuale e alle precedenti direzioni del Centro Culturale Italiano, che hanno saputo venire incontro alle esigenze degli associati in un quadro di efficace gestione. Elemento questo importante - ha aggiunto - per mantenere al Centro una capacità di guardare avanti facendosi interprete di impegnativi nuovi progetti, come quello dedicato alle generazioni italo-canadesi più giovani". Di tali progetti ha parlato il presidente della società del Centro, Leonard Bruno, nel suo discorso di benvenuto e celebrazione. I disegni di massima, a cura dello studio Tessari, erano visibili nell’anticamera della biblioteca, che per l’occasione ospitava la sezione di Vancouver della mostra dedicata all’eredità culturale e sociale degli immigrati italiani in Canada, in programma per il 2003 al Museo nazionale della civilita’ in Ottawa.
L’onorevole Sandy Santori rappresentava il governo della British Columbia. La carriera di Santori, prima di diventare "the Minister of Management Services", annovera tra l’altro la presidenza della Cristoforo Colombo Lodge (una delle più antiche associazioni italiane della British Columbia, essendo stata fondata a Trail nel 1905) e successivamente l’incarico di sindaco di Trail, la cittadina dei Kootenays per metà abitata da italiani, di nascita o di origine. "Non ho avuto un momento di esitazione - ha detto Santori nella sua fluida pronuncia toscana - quando il premier mi ha chiesto di rappresentarlo in quest’occasione... sono felice, da italiano di Trail, figlio di lucchesi, di essere qui stasera...".
Proseguendo in inglese, Sartori ha poi affermato che per 25 anni il Centro culturale italiano di Vancouver "si è assunto un ruolo di leadership mantenendo e celebrando tutto quanto significa essere Italiani. Ha unito amici e vicini nella condivisione diventando esso stesso parte della cultura che promuove, ispirata ad una tradizione di mutua solidarietà, comprensione, senso comunitario, reciproco arricchimento, tradizione della quale possiamo essere fieri". Ha quindi rievocato i pionieri qui giunti tra la fine dell’altro secolo e l’inizio dell’ultimo per lavorare nelle ferrovie, nelle miniere, nelle fabbriche. "Da italiani, essi seppero mantenere tre forti riferimenti: la famiglia, la chiesa e l’associazione, presto trasformatisi in rete di sicurezza sociale. Aiutarono i nuovi arrivati con alloggi, crediti, ricerca di lavoro, apprendimento della lingua inglese. Provvidero assistenza medica ai minatori feriti e assegni alle vedove. Naturalmente molte di queste funzioni sociali sono oggi espletate dal governo e da altre organizzazioni. Ma le "lodges" sopravvivono e hanno tuttora una presenza forte".
Applauditissimo, il ministro ha poi parlato dell’ondata immigratoria del secondo dopoguerra, che "raddoppiando la popolazione italiana in British Columbia, ha fatto emergere la nostra presenza, provocando una reale fioritura di affari, vita professionale e culturale, in Vancouver e nella vasta provincia. La storia dell’Italia e degli italiani continuerà ad essere una parte della vita e della prosperità della British Columbia".
Alla cena dell’anniversario c’erano oltre cinquecento volontari e rappresentanti della trentina di associazioni facenti capo alla federazione della Italian Cultural Centre Society. Il governo del Canada era rappresentato dalla MP Sophie Leung. Con il console generale d’Italia dott. Visetti c’erano la direttrice dell’istituto Italiano di Cultura dott. Margherita Repetto Alaja e il direttore didattico della circoscrizione dott. Cesare Sarti. Tra gli ex presidenti del Centro: Claudio Corra’, Andreino Citton, Celso Boscariol, Joe Finamore. Non c’erano il primo presidente Giacinto Bonan, ritrasferitosi da anni in Italia, ed Anna Terrana in viaggio di lavoro. Rievocato con tristezza il defunto presidente Lino Natola. Il Premio Presidenti 2002 è stato assegnato ai volontari Pietro Ballarin, Bruno Faganello, Palmerino Mastrodonato e Virginia Dotto.
La "Hall of Fame" è andata alla memoria di Michael Cuccione, il sedicenne scomparso di recente dopo una coraggiosa battaglia contro il cancro e una altrettanto coraggiosa campagna di raccolta fondi per aiutare i giovani che ne sono colpiti. Assegnato anche il Premio Letterario Bressani, una tradizione biennale del Centro. Ha ritirato di persona il Premio per la narrativa, vinto a pari merito con l’editore Antonio D’Alfonso, Pietro Corsi, giunto appositamente da Los Angeles dove vive. "La giobba" è l’allusivo e significativo titolo del suo romanzo, ambientato a Montreal. Per la poesia il premio è stato assegnato a Fulvio Caccia, per i racconti brevi a Penny Petrone. (Anna M. Zampieri Pan-Inform)