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INFORM - N. 145 - 21 luglio 2002

Contributi alla stampa italiana all’estero: Zoratto (CGIE) replica al direttore di "America Oggi" Mantineo

STOCCARDA – Il presidente della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE, Bruno Zoratto, aveva giudicato "un autentico scandalo" (vedi Inform n. 135) che a due soli quotidiani pubblicati all’estero (Correre Canadese e America Oggi) venissero concessi dallo Stato italiano, dal 1997 al 2001, contributi per oltre 29 miliardi di lire, mentre alle 160 testate periodiche della stampa italiana all’estero vengono annualmente elargiti complessivamente solo 2 miliardi, e nulla alle testate radiofoniche ed audiovisive che operano all’estero. A Zoratto aveva risposto il direttore di "America Oggi", Andrea Mantineo (vedi Inform n. 137), ricordando che dal 1997 i quotidiani in lingua italiana stampati all’estero sono stati equiparati ai quotidiani stampati in Italia per le minoranze linguistiche e che i contributi ricevuti costituiscono comunque una quota inferiore al 15 per cento delle entrate del giornale e vengono utilizzati per il potenziamento dell’organico redazionale e degli altri mezzi a disposizione, e quindi per fornire ai lettori un giornale sempre più completo. Questa la replica di Zoratto al direttore di "America Oggi".

Caro Mantineo,

premetto che la legge istitutiva del CGIE obbliga le istituzioni, sotto tutti i governi, a chiedere "parere obbligatorio" e non vincolante su ogni iniziativa tendente a realizzare le "politiche" che si rivolgono alle nostre collettività emigrate. Nell’elencazione che appare a chiare lettere nell’articolo 3 della legge (n. 368 del 6.11.1988, modificata dalla legge n. 198 del 18.6.1998) che istituisce il CGIE, viene citata espressamente l’informazione: ciò significa che il CGIE, anche in questo importante settore, deve poter esprimersi con "parere obbligatorio" sulla strategia politica dell’intervento e su come il denaro pubblico viene usato in questo settore, con quali criteri viene distribuito, con quali controlli viene legittimato il finanziamento e come viene rispettata la trasparenza.

Il CGIE, e precisamente la Prima Commissione "Informazione e Comunicazione", non è mai stato informato sull’entità dei contributi relativi ai quotidiani che si "pubblicano" in lingua italiana all’estero e che ricevono un congruo finanziamento in base all’articolo ex 3 della legge 240/91. Mai la Presidenza del Consiglio, che gestisce il tutto, ha informato il CGIE sulle "intenzioni" o sulle "novità" rivolte a potenziare l’informazione italiana all’estero, nonostante la Prima Commissione lo avesse più volte richiesto e sollecitato. Nella mia qualità di Presidente della Commissione e nel rispetto assoluto della legge rinnovai la richiesta di conoscere l’entità esatta dei contributi. Solo in data 5 luglio 2002 (ripeto: 5 luglio di quest’anno!) ho ricevuto finalmente una risposta.

Se il CGIE istituzionalmente da sempre esprime i "pareri obbligatori" sui miliardi che vengono dati per la formazione professionale, per l’intervento scolastico, per le iniziative culturali che si realizzano all’estero, per l’assistenza sociale diretta ed indiretta, non comprendo per quale motivo non debba farlo anche per i contributi dati per l’informazione italiana all’estero (quotidiani, agenzie nazionali, Rai, ecc. ecc.).

Non capisco per quale motivo il CGIE non venga sollecitato dalla Presidenza del Consiglio a dare il "parere obbligatorio" da parte di chi è radicato sul territorio, di chi rappresenta i tanti utenti dimenticati, di chi per legge è considerato "rappresentante legittimo" della nostra comunità.

Mentre ai quotidiani che si "realizzano" oltreconfine sono stati dati quasi 30 miliardi di vecchie lire dal 1997 al 2001, ai periodici che svolgono una insostituibile funzione formativa ed informativa vengono concessi annualmente solo 2 miliardi (ripeto: 2 miliardi), mentre alle radio niente di niente. Questa è una vergogna, questo è uno scandalo, che io nella mia funzione di Presidente della 1. Commissione del CGIE non posso fare a meno di gridare a voce alta, denunciando un inetto comportamento dei "burocrati" che nel silenzio dei meandri calpestano lo spirito e il dettato della legge istitutiva del CGIE.

Ricevere denaro pubblico non è un fatto negativo, da nascondere, tutt’altro. Il suo uso deve però essere accompagnato dalla trasparenza più assoluta, anche perché nella gran parte dei casi si tratta di finanziamenti talvolta troppo limitati che non possono far fare quel salto di qualità per l’informazione italiana nel mondo che, con l’esercizio del voto, tutti attendono e tutti reclamano.

Se qualche "comune amico", non comprendendo il senso del mio agire e delle mie legittime esternazioni, si è sentito offeso, non mi interessa, non mi riguarda. Il sottoscritto, pur essendo antico "uomo di parte", è da sempre rispettoso dell’istituzione che rappresenta, grazie alla fiducia che i consiglieri del CGIE hanno in me riposto eleggendomi a Presidente della Commissione "Informazione e Comunicazione".

Questo è quanto volevo dirti, a riscontro della tua "garbata informativa" inviatami sul problema e apparsa su tutte le agenzie stampa dell’emigrazione.

Con la stima di sempre, ti saluto cordialmente. (Bruno Zoratto)

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