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INFORM - N. 130 - 1 luglio 2002

Un articolo di Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE

WorldCom, mondo finanziario sotto shock

ZURIGO - "Niente sarà più come prima!" Quante volte questa frase ci è passata sopra la testa, ha attraversato i nostri pensieri protesi ad immaginare il futuro con il suo carico di incertezze e di paure? L’implosione delle torri gemelle rilanciata centinaia, migliaia di volte dal circuito multimediale l’11 settembre 2001 diffuse in ogni parte del mondo paura e sdegno. L’attacco distruttivo degli uomini di Al-Qaida al simbolo della finanza occidentale mise in ginocchio le borse valori in ogni parte del globo, senza sconti e senza eccezioni per nessuno.

Mercoledì scorso i mercati finanziari hanno rivissuto le stesse ore febbrili dei giorni che seguirono l’attentato dell’11 settembre. Questa volta, però, mentre i listini precipitavano drammaticamente bruciando miliardi di dollari, il circuito mediale non ha propagato le immagini di integralisti con tanto di barba, bensì quelle dei sacerdoti in giacca e cravatta che in nome della massimizzazione dei profitti muovono fiumi impressionanti di denaro.

Contro i nuovi totem del nostro tempo – i top manager osannati e beatificati con emolumenti da brivido – non si alzeranno in volo i B-52 come in Afghanistan. Di regola, infatti, i manager che sbagliano provocando danni incalcolabili ricevono un paracadute d’oro per defilarsi senza polemiche rumorose.

Non sarà così – vogliamo augurarcelo davvero – per quelli della WorldCom, il secondo gigante delle telecomunicazioni, poiché il tonfo non è stato soltanto rumoroso, ma si aggiunge ad un lungo elenco di società che hanno fatto del falso in bilancio una pratica ricorrente. La WorldCom ha trasformato perdite disastrose in pseudoutili, ricorrendo ad un marchingegno banale nella sua stupida semplicità: i costi correnti del 2001 e in parte del 2002, pari a 5.6 miliardi di Franchi, figurano in bilancio come uscite per investimenti. Con questo stratagemma gli utili del gruppo sono stati gonfiati artificiosamente del 30%. Senza dette manipolazioni la WorldCom non avrebbe dichiarato utili, ma perdite.

Nello scorso Autunno, sulla scorta dello scandalo Enron, in molti avevano prospettato il pericolo di una "enronizzazione" della società economica, ma l’affare WorldCom è addirittura più inquietante delle malversazioni avvenute alla Enron, poiché il falso in bilancio della società telefonica si presenta con tutti i crismi della truffa criminosa. Le conseguenze sono nefaste non solo per le centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori che avevano affidato alla borsa la crescita dei propri averi, poiché 17’000 dipendenti della WorldCom pagheranno con la perdita del posto di lavoro gli errori dei manager.

Intanto l’elenco delle pecore nere – le grandi aziende americane denunciate per falsificazione dei bilanci – si allunga paurosamente e vi compaiono società prestigiose come Adelphia, Computer Associates, Rite Aid, Xerox ed altre.

Ma le malefatte degli uomini che siedono sul ponte di comando non sono una peculiarità soltanto americana. In Svizzera, per esempio, è ancora aperta la ferita provocata dal dissesto della Miracle e della Swissair (se ne sta interessando la magistratura), che nonostante le minori dimensioni ha prodotto lo stesso effetto: danni incalcolabili per risparmiatori e fornitori, e soprattutto la sfiducia degli investitori, che potrà essere riguadagnata soltanto sul medio periodo attivando politiche di reale trasparenza.

I falsi in bilancio distruggono le coordinate che permettevano di valutare la quotazione di un titolo con un discreto margine di sicurezza o, se si vuole, di affidamento. L’attacco che viene dall’interno del sistema è ancor più pericoloso di quello proveniente dall’esterno, poiché occorrono anni per costruire la fiducia ma è sufficiente un comunicato stampa per bruciarla.

Senza l’introduzione di controlli severi e di regole efficaci per controbattere la sconfinata avidità che imperversa nel mondo economico odierno sarà difficile ricostruire il rapporto di fiducia. Ma occorre anche ristabilire una relazione più equilibrata tra la rimunerazione del lavoro e quella del capitale, ponendo contemporaneamente un freno alle esaltazioni neoliberiste. Partendo dal caso WorldCom e da quelli che probabilmente scoppieranno nei prossimi mesi mettendo a dura prova il sistema borsistico, riprendono quota le contestazioni che accompagnarono il varo della legge sul falso in bilancio approvata lo scorso anno dal Parlamento italiano. (Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE)

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