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INFORM - N. 105 - 28 maggio 2002

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

In Italia e nel mondo vogliono sostituire i diritti sociali con la "compassione"

ROMA - I concetti di socialità e solidarismo, così faticosamente costruiti dalla seconda metà dell’800, pur tra le immani catastrofi dei totalitarismi, delle guerre e della divisione del mondo in due blocchi, attraversano una fase di oggettivo indebolimento. Quando va bene, il vento del revisionismo ideologico che soffia in tutto il mondo, li sostituisce con una parola elaborata dalla Destra repubblicana americana e che suona "compassione". Se si pensa a tutto il lavoro fatto, in convergente competizione, dalle socialdemocrazie e dai movimenti cristiano-sociali fino al fatidico 1989, per far tramontare il concetto di "assistenza" venato di paternalismo e per far emergere invece la nozione dei "diritti sociali", come tali esigibili anche grazie alla forza organizzata dei sindacati, si può misurare la vastità della deriva nella quale siamo immersi e nella quale dobbiamo nuotare controcorrente, come organizzazioni dei lavoratori, sia a livello italiano che europeo e mondiale.

Il rischio difatti è che nelle nostre società si senta sempre più e unicamente la voce dei forti, di coloro che chiedono di essere liberati da ogni vincolo (libertà di licenziare; liberazione dai pesi fiscali; libertà dalle norme contributive previdenziali; libertà rispetto all’uso delle risorse, dell’ambiente, del territorio; libertà per la finanza internazionale; libertà di arricchirsi). In cambio di tutto ciò promettono di essere "compassionevoli". E cioè, in parole più semplici, di fare l’elemosina (naturalmente a loro discrezione).

Vedi ultimamente il regalo di 800 mila dentiere che Berlusconi vuol far recapitare ad altrettanti vecchi indigenti. E’ evidente che per poter scorrazzare senza cavezze nella prateria, questa nuova genia di destrieri deve togliersi dai piedi la noia dei sindacati, dei patronati e di quant’altre strutture i ceti popolari hanno costruito a difesa dei loro giusti interessi, Ed ecco che anche in Italia (per fare solo un esempio che ci riguarda più immediatamente) i nuovi poteri forti montano la campagna scandalistica dei miliardi di denaro pubblico che vanno nelle casse dei patronati "per foraggiare i loro privilegi e le loro burocrazie". Cosi dicono! A niente serve che da parte nostra si richiamino leggi e riforme che nessuno ci ha regalato dall’alto e che risalgono da decenni passati fino ad anni. immediatamente alle nostre spalle. Magari hanno il coraggio di rispondere che taglieranno i finanziamenti per "risparmiare" e per potere poi alleggerire il fisco!

E non c’è nessuno, nella stampa cosiddetta indipendente che li sfidi a negare che senza i patronati, troppi diritti sociali sarebbero letteralmente inesigibili e destinati a rimanere sulla carta. Nessuno che metta a raffronto i costi di un avvocato o di uno studio fiscale privato con i costi dieci volte inferiori dei servizi sindacali, Nessuno che tenti di immaginare cosa e quanto costerebbe a un qualsiasi ufficio pubblico, assicurare direttamente e in prima persona la tutela dei diritti sociali e di cittadinanza (per altro doverosa per essi, secondo le leggi scritte) senza la collaborazione delle nostre strutture. Così va il mondo.

E purtroppo, non solo in Italia ma in tutto il Nord "ricco" del pianeta. Per non parlare dell’emisfero Sud, rispetto alle cui condizioni sociali basterebbe raccogliere poche testimonianze, facendo la fila alla porta di un qualsiasi consolato italiano a Buenos Aires, un giorno qualsiasi, con qualche migliaio di nostri connazionali emigrati!

Ma noi, forti della presenza radicata nel territorio in Italia, e nel mondo oltre che del forte senso di appartenenza alla CISL, sappiamo che l’esito della partita non è scritto in nessun libro del destino, se i lavoratori in tutto il mondo continueranno a stare, decisi, con le loro organizzazioni sociali e sindacali. (Corrispondenza Italia/Inform)


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