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INFORM - N. 86 - 2 maggio 2002

Le ACLI in piazza per raccogliere le firme di una nuova petizione popolare: "100.000 firme per rendere sostenibile la flessibilità"

Nel primo giorno della "campagna" raccolte in 100 piazze d’Italia13.520 firme

ROMA – In occasione delle manifestazioni sindacali del primo maggio le ACLI hanno iniziato a raccogliere 100.000 firme per una petizione popolare da consegnare al Presidente della Camera, in cui verranno chiesti provvedimenti di legge per rendere sostenibile la flessibilità del lavoro.

La raccolta delle firme – nel primo giorno della "campagna" la petizione è stata sottoscritta da 13.520 cittadini - proseguirà a "Civitas", nella Fiera del Terzo settore che si tiene a Padova dal 3 al 5 maggio. Subito dopo l’estate, le ACLI consegneranno al Presidente della Camera la petizione, affinché le proposte in essa contenute siano recepite dal Parlamento.

La petizione ha un punto chiave: riconoscere i diritti di formazione come una nuova famiglia di diritti civici e di libertà. Solo così il diritto al lavoro, costituzionalmente tutelato, avrà ancora un significato concreto, specialmente per le generazioni più giovani, per chi viene espulso in età adulta dal lavoro e per le tante donne che vorrebbero tenere insieme cura della famiglia e sviluppo professionale.

"Con questa iniziativa – ha dichiarato il Presidente nazionale Bobba - intendiamo svelenire il clima di scontro sociale che si è creato attorno alla riforma dell’articolo 18, perché siamo convinti che le riforme abbiano bisogno di concertazione sociale. Saremo nelle piazze, nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro, per riprendere in mano il sottile filo del dialogo, che troppe volte ha rischiato di spezzarsi. Con lo scontro perdono sempre i più deboli, e insieme a loro anche tutti i lavoratori, le imprese e, dunque, il Paese".

"Non ci limiteremo, però - spiega Bobba - a richieste di principio. Prenderemo contatto con parlamentari di diversi orientamenti politici ed esperti, per avviare assieme la scrittura di un testo di legge perché vengano riconosciuti i diritti di formazione e siano introdotte detrazioni fiscali per chi sostiene spese di formazione continua e permanente. La nostra riflessione si è incentrata sulla promozione della centralità della persona in un mercato del lavoro che è radicalmente cambiato. Nuovi diritti chiedono di essere riconosciuti, nuove tutele di essere promosse. È per questo che abbiamo deciso di lanciare la petizione popolare. Non ci piace per nulla un futuro fatto solo di precarietà, incertezza e insicurezza; occorre ripensare i sistemi di protezione, gli strumenti di inserimento al lavoro. (Inform)


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