* INFORM *

INFORM - N. 81 - 24 aprile 2002

Gli accordi bilaterali Svizzera-Unione Europea in vigore dal 1° giugno

Il blocco dei trasferimenti contributivi svizzeri un problema ancora irrisolto

Nardi (CGIE): "la rabbia di migliaia di emigrati, frontalieri ed ex emigrati!"

ZURIGO - Gli Accordi Bilaterali Svizzera-Unione Europea, dopo tanto rinvii, hanno finalmente tagliato il traguardo ed entreranno in vigore dal 1° giugno prossimo, come informa un comunicato emesso dall’Ufficio dell’Integrazione del Dipartimento Federale degli Affari Esteri elvetico: "Gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione europea entreranno in vigore il 1° giugno 2002. La Commissione europea ha infatti approvato l’accordo sulla ricerca e il Segretariato del Consiglio dell’UE ha notificato oggi alla Svizzera la chiusura della procedura di ratifica. Da parte dell’UE, la ratifica dei sette accordi bilaterali, firmati nel 1999 con la Svizzera, ha necessitato di diverse tappe: approvazione del Parlamento europeo (avvenuta il 4 maggio 2000), approvazione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone da parte dei 15 Stati membri (terminata a Natale del 2001), approvazione dei sette accordi da parte del Consiglio dell’UE (il 28 febbraio 2002) e approvazione della Commissione dell’UE – a nome della Comunità europea dell’energia atomica (Euratom) – dell’accordo sulla ricerca (4 aprile 2002). Il popolo svizzero ha accettato in votazione i sette accordi bilaterali, il 21 maggio 2000, con il 67,2% di sì; la Svizzera li ha quindi ratificati il 16 ottobre 2000.Gli accordi bilaterali del 1999 approfondiscono le relazioni tra il nostro Paese e l’Unione europea e agevolano reciprocamente l’accesso ai mercati. Tali accordi coprono i sette settori seguenti: libera circolazione delle persone, trasporti terrestri, trasporti aerei, agricoltura, appalti pubblici, ostacoli tecnici al commercio e ricerca.".

Adesso resta ben poco tempo per il governo ed il parlamento italiani, ammesso e non concesso che, poi, ne abbiano veramente la volontà, per risolvere, con il consenso della Svizzera e degli altri quattordici partners europei, il problema del blocco dei trasferimenti contributivi dall’Ente elvetico (AVS) a quello italiano (INPS) attraverso una proroga di cinque anni dell’attuale normativa, come richiesto dalla comunità italiana in Svizzera. Altrimenti il blocco dei trasferimenti scatterà con l’entrata in vigore dei Bilaterali. Un problema annoso che si trascina da oltre tre anni essendo rimasto insoluto sia nella precedente che nell’attuale legislatura.

E ciò nonostante i ripetuti e pressanti interventi dell’associazionismo italiano in Svizzera e dei loro rappresentanti istituzionali, Comites e CGIE, ma anche dei patronati e dei sindacati ed il sostegno di una petizione firmata da oltre 12.000 emigrati che hanno richiesto, appunto, fin dal 1999, una proroga di cinque anni per la norma sul trasferimento dei contributi AVS all’INPS.

Anche una soluzione legislativa autonoma dell’Italia (alternativa a quella della proroga) che prevede di superare il blocco attraverso un trasferimento virtuale della contribuzione elvetica, non ha avuto sinora una sorte migliore. Essa prevede che, nel periodo che intercorrerà tra l’entrata in vigore dei Bilaterali ed il 31 dicembre 2007, gli interessati otterrebbero, fino alla decorrenza della prestazione AVS, una pensione italiana di importo analogo a quello che avrebbero percepito con un effettivo trasferimento della contribuzione svizzera. Tale soluzione era stata già elaborata sul finire della scorsa legislatura dal precedente governo ed è stata, poi, riesumata e fatta propria anche dall’attuale, diventando oggetto di ben due distinte proposte di legge, più o meno analoghe, presentate recentemente in Senato da parlamentari del centrodestra e del centrosinistra. Una soluzione quest’ultima che, peraltro, non trova il consenso della comunità italiana in Svizzera (e tanto meno del sottoscritto) poiché dal testo dei due disegni di legge citati, se approvato senza modifiche, ne trarrebbero un beneficio solo gli emigrati disoccupati che rientreranno in Italia escludendo, così, molti altri emigrati, pure interessati al trasferimento, ma anche gli ex emigrati e gli stessi lavoratori frontalieri.

Pertanto è indispensabile continuare ad impegnarsi per ottenere, innanzitutto, la proroga di cinque anni attraverso una correzione, peraltro minima e temporanea, degli Accordi Bilaterali. Se poi da parte del governo e del parlamento si preferisce risolvere il problema attraverso la subordinata del così detto trasferimento virtuale dei contributi svizzeri, allora si dovrà vigilare attentamente affinché tale soluzione sia applicabile alle stesse identiche condizioni dell’attuale normativa, in modo da non creare discriminazioni tra i vari soggetti che nel prossimo futuro fossero ancora interessati al trasferimento.

In ogni caso necessita, comunque, fare presto perché al primo giugno mancano solo poche settimane di tempo e l’esasperazione di tanti emigrati è ormai al massimo e attendono che il problema sia finalmente risolto! (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, Responsabile ITAL-UIL per la Svizzera


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