Promosso dall'Istituto Fernando Santi un convegno sulla tutela sanitaria dei detenuti: quando il carcere diviene emergenza
ROMA - Nel 2000 quasi 54.000 persone (51.074 uomini e 2.266 donne) sono state trattenute nei 200 istituti di pena operanti sul territorio italiano. Una stima approssimativa - si calcola che il numero complessivo dei detenuti ospitati nei centri detentivi anche per pochi giorni possa avvicinarsi alle 100.000 unità - che appare comunque nettamente superiore all'attuale capacità d'accoglienza (circa 35.000 posti) delle carceri italiane. Una situazione complessa - caratterizzata dalla massiccia presenza di extracomunitari (25,63%) - che, per quanto riguarda gli aspetti sanitari, assume le connotazioni di una vera e propria emergenza. Secondo le più recenti statistiche nelle carceri italiane sarebbero infatti presenti 14.600 tossico dipendenti (di cui circa 1.548 sieropositivi o affetti da HIV conclamata), 4000 detenuti sofferenti di turbe psichiche e 695 alcolisti. Un accertamento non esaustivo che, soprattutto nel caso dell'AIDS, appare inficiato dall'elevato numero dei detenuti a rischio che rifiutano i test clinici.
Per cercare di porre rimedio a questa difficile situazione nel giugno del 1999 è stato varato il decreto legislativo n. 230 che prevedeva il trasferimento delle competenze sanitarie delle carceri dal Ministero di Grazia e Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale. Una riforma - già divenuta operativa per i settori della prevenzione e dell'assistenza ai detenuti tossicodipendenti - che a tutt'oggi è rimasta prevalentemente inattuata. Per favorire un graduale trasferimento delle funzioni sanitarie sei regioni italiane - Toscana, Lazio, Puglia, Emilia Romagna, Campania e Molise - hanno infatti attivato una parziale sperimentazione che verrà monitorizzata da un'apposita Commissione (la struttura si riunirà entro la fine di aprile) e porterà alla stesura in una dettagliata relazione. Uno specifico documento che sarà sottoposto all'attenzione del Governo e del Parlamento.
Nell'imminenza di questa importante scadenza l'Istituto Fernando Santi - anche al fine di sollecitare il varo di ulteriori provvedimenti che favoriscano la rapida attuazione della riforma - ha organizzato a Roma, presso il CNEL, un interessante Convegno sul tema " La tutela della salute in carcere: un'emergenza". Nel corso dell'incontro, patrocinato dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma e dell'Azienda Sanitaria Locale, il Sottosegretario al Ministero della Salute Antonio Guidi - dopo aver ribadito con forza la necessità di evitare pene aggiuntive per i detenuti che siano direttamente connesse alle carenze sanitarie - si è detto convinto che l'applicazione del decreto 230, anche grazie al fattivo coinvolgimento delle Regioni ed all'eventuale stanziamento di nuove risorse da parte del Governo, potrà fornire risposte adeguate all'emergenza sanitaria delle nostre carceri. Un percorso già avviato - il decreto legislativo è stato valutato positivamente dal Presidente del Consiglio e dai Ministri competenti - che, secondo il Sottosegretario, potrebbe però essere rallentato da ulteriori complicanze burocratiche. Infatti, per essere pienamente operativa, ogni aspetto della complessa riforma dovrà essere vagliata ed esaminata dalla Conferenza Stato-Regioni. Un problema, quello delle pastoie burocratiche, che, per il vice presidente del CNEL Francesca Santoro, potrà essere risolto solo attraverso il superamento delle appartenenze politiche e la costituzione di una comune convergenza. Su di un tema così delicato come la tutela sanitaria dei detenuti, sarà infatti determinante il contributo di tutte la parti sociali.
Ma durante il dibattito la necessità di un carcere meno punitivo che non privi la persona della propria dignità e rieduchi il detenuto è stata ribadita con forza anche dall'on. Chiara Moroni. La segretaria della Commissione Affari Costituzionale della Camera ha sottolineato come a tutt'oggi anche per l'assistenza nelle carceri permanga l'annosa conflittualità tra il Sistema Sanitario Nazionale e le strutture private. Una coabitazione obbligata - dai privati vengono spesso offerte prestazioni non erogate dalla sanità pubblica - che per Chiara Moroni dovrà però garantire eguali prestazioni a tutti i cittadini. Un difficile connubio che l'applicazione del nuovo Art. V della Costituzione potrebbe ulteriormente complicare. Con la riforma - che prevede la regionalizzazione del sistema sanitario - aumenterebbe infatti in maniera esponenziale il rischio di una possibile frammentazione dell'assistenza che privilegerebbe i cittadini delle regioni più ricche.
Un contesto in piena evoluzione dunque che, secondo l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio Vincenzo Saraceni, non deve però far dimenticare agli amministratori regionali la necessità di tutelare i più deboli e gli emarginati. A tale scopo - nel Lazio lo sperimentale passaggio delle competenze sanitarie in materia carceraria dal Ministero della Giustizia all'amministrazione regionale ha dato risultati positivi - dall'Assessorato alla sanità è stata infatti avviata la realizzazione di un'apposita struttura ospedaliera per i detenuti ed stata valutata la possibilità d'inserire la problematica carceraria nel programma triennale per l'assistenza. Positivi interventi territoriali che - per l'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Raffaella Milano - verranno sviluppati anche dalle singole municipalità capitoline. Per fornire delle risposte adeguate alle problematiche dei detenuti nelle carceri della città saranno infatti al più presto attivati appositi sportelli per l'espletamento delle pratiche e l'autentica dei documenti e verranno inserite specifiche problematiche penitenziarie nel progetto triennale per la riorganizzazione sociale del Comune di Roma.
In un incontro caratterizzato da tante voci e molteplici punti di vista non poteva certamente mancare la testimonianza del Presidente dell'Istituto Fernando Santi Piero Puddu. " In linea con la nostra tradizione - ha esordito il massimo esponente dell'ente promotore - abbiamo impostato una serie di convegni per far sì che il riformismo abbia una connotazione reale e non rimanga una semplice affermazione retorica. Seguendo questa linea abbiamo promosso una serie di incontri sulle problematiche sanitarie ed in particolare lo scorso anno abbiamo realizzato un apposito convegno sulla salute dei migranti. L'incontro odierno - ha proseguito il Presidente del Santi - ha delle connotazioni particolari perché porta alla luce sia i consueti problemi sanitari del sistema penitenziario, sia quel malessere psicologico che mina la salute interiore dei detenuti ed ostacola il recupero sociale di chi ha violato la legge. Per quanto riguarda invece il futuro dell'intero sistema sanitario - ha infine sottolineato Puddu ricordando il rischio connesso ad una gestione diversificata della sanità sulla base delle singole risorse regionali - noi auspichiamo la creazione di una specifica cabina di regia che consenta una gestione chiara ed egalitaria dell'assistenza pubblica". (Lorenzo Zita-Inform)