Italia e Spagna si confrontano con l'emigrazione di ritorno
Sempre più numerosi gli italiani d'Argentina che cercano in Spagna lavoro ed assistenza
MADRID - Italia e Spagna da sempre sono stati i due paesi che hanno fatto la storia dell’emigrazione. Oggi debbono confrontarsi con una nuova realtà: "1’emigrazione di ritorno". E' un fenomeno che in passato solo marginalmente è stato vissuto dalle due nazioni. Negli ultimi anni hanno invece dovuto far fronte ai massicci esodi dal Sud del mondo. Le leggi spagnole, più severe, hanno contenuto questi flussi, regolarizzandone una piccola parte. Ma anche la ristrettezza delle leggi spagnole poco può di fronte al nuovo fenomeno: argentino-italiani, argentino-spagnoli con cittadinanza comunitaria. E' l’emigrazione di ritorno, è il controesodo che nessuno mai avrebbe immaginato. E' vero: negli anni ottanta le leggi regionali italiane avevano già preso in considerazione i connazionali che facevano rientro con le loro famiglie ai luoghi di origine, ma il fenomeno era marginale e le norme dettate più per soddisfare una esigenza politica che non per far fronte ad una vera e propria emergenza. Oggi la coda davanti ai Consolati italiani in Argentina si allunga di giorno in giorno e quella dichiarazione di cittadinanza o quel nuovo passaporto sono a volte l'ultima speranza. Il sogno americano del nostri nonni è il sogno comunitario dei loro nipoti. L’ultima grave crisi argentina ha accelerato un processo che già da anni era in corso: il lento esodo soprattutto verso i paesi più tranquilli dell’area, in cerca di quella stabilità politica, principale garanzia di progresso economico. Purtroppo da sempre le vicende politiche di tutto il continente Centro-Sud Americano hanno negativamente condizionato lo sviluppo economico. Venezuela, Brasile, Argentina, solo tra i più grandi e ricchi paesi, vittime dei loro politici.
Oggi l’Europa multietnica fa fatica ad aprire le sue porte proprio a quei cittadini che rivendicano il diritto alle radici, all’appartenenza, a un qualcosa che i loro avi, nel bene e nel male gli hanno lasciato e di cui loro oggi ne sono portavoce e testimonianza. L’accusa più frequente è che noi italiani siamo troppo permissivi nel rilasciare passaporti comunitari a cittadini argentini che rivendicano il loro sangue italiano. E' un’accusa che ci sta stretta, che non rende onore a tanto sacrificio in terre lontane. E' un’accusa a cui di recente il Parlamento italiano ha voluto dare una risposta che i connazionali di tutto il mondo aspettavano da troppo tempo. E' un’accusa che il mondo del benessere non dovrebbe nemmeno pensare. Ci sembra di assistere ad un esodo biblico. Oltre 1.500 connazionali, settimanalmente, chiedono la residenza in Spagna. E non sono tutti quelli che sbarcano. Sono molti di più. E molti di più verranno e non solo dall'Argentina. Sono professionisti, tecnici preparati, quadri medi già formati e qualificati, ma anche tanti operai, quelli più colpiti nei momenti di crisi, quelli più indifesi che pagano per primi e maggiormente. Per loro lo spagnolo vuol dire comunicare, Ia possibilità di inserirsi, la loro motivazione per sbarcare in Spagna. Nel tempo, nonostante gli sforzi, le scuole italiane non sono riuscite ad adempiere al loro principale mandato: quello di non far perdere almeno le radici linguistiche dei nostri connazionali. Il nostro italiano ha dovuto cedere il passo alla spagnolo, la lingua madre del continente americano, ed oggi la Spagna è in Europa uno dei paesi emergenti. Con il Pil attestato a poco meno del 4% è una vera calamita per chi vuole costruirsi una nuova esistenza. Ma è pur vero, anche se ufficialmente non dichiarato, il 20% di disoccupazione. E allora? Grandi file ai Consolati generali di Madrid e Barcellona, ma anche in quelli onorari sparsi un po' su tutto il territorio e non certo strutturati per questi compiti. La ressa è tanta, i risultati a volte pochi. Il Comites è sovrastato dalle richieste di connazionali in cerca di lavoro ed assistenza. L’unica associazione presente ufficialmente sul territorio (solo a Madrid), la Società Italiana di Beneficenza, non è in grado con l’unico impiegato e le poche risorse a far fronte a questa emergenza. Si cerca quel pezzo di carta mancante per regolarizzare la propria posizione, si chiedono informazioni, si cercano le associazioni che non ci sono. Sempre tanta dignità anche se con le tasche vuote. Si adeguano, si adattano. si difendono. La loro vita è quel passaporto comunitario, unica grande ercdità, frutto di una lontana parentela italiana, che oggi finalmente vale qualcosa. Gli interventi del Ministro Tremaglia, anche se tempestivi, non sono stati purtroppo sufficienti a frenare le partenze dall’Argentina. Non è più solo in problema italiano. E' un problema europeo. E' in sede comunitaria che vanno affrontate e subito le conseguenze di questo esodo massivo. Oggi è già troppo tardi.
Bisogna incrementare significativamente i fondi per l’assistenza in Europa. Pensare di fermarli in Argentina con qualche palliativo è un’utopia. Occorrono risorse da destinare a corsi di formazione, impostare progetti per adattare le professionalità dei singoli al sistema produttivo europeo, ma occorre anche potenziare e sostenere le iniziative imprenditoriali a favore delle piccole e medie imprese Oggi tutte le leggi e risorse italiane in tal senso sono rivolte ad iniziative per i paesi extraeuropei. Dobbiamo creare un sistema die acceleri il processo di integrazione per tutti i nostri connazionali in Europa, ma soprattutto sensibilizzare l'Unione Europea ad una maggiore attenzione per le problematiche di questo tipo, senza ignorare le diversità e garantendo a tutti gli aventi diritto parità di trattamento. (Giancarlo Gogosi*-Inform)
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Presidente del Comites di Madrid