Congresso della CGIL - Ordine del giorno su "Emigrati ed immigrati: globalizzazione dei diritti e interculturalità"
RIMINI - "Sono attualmente circa 4 milioni i cittadini italiani emigrati nei paesi dell’Europa, del Nord e Sudamerica, in Oceania e in numerosi altri paesi africani ed asiatici. Si stima siano circa 60 milioni gli oriundi, i discendenti di 28 milioni di italiani che nel corso del ‘900 hanno lasciato il nostro paese alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro. La CGIL si è sempre battuta a fianco delle nostre collettività emigrate, sostenendone l’integrazione, il riconoscimento di pari dignità e pari diritti nel mondo del lavoro e nelle società di accoglimento, il mantenimento dell’identità culturale.
Gli stessi obiettivi per i quali siamo oggi mobilitati a favore dei cittadini stranieri immigrati nel nostro paese. E proprio il recupero della memoria storica delle difficili condizioni e dei disagi sofferti dagli italiani emigrati in tutto il corso del ‘900, può costituire una delle condizioni fondamentali per la sconfitta dei fenomeni di xenofobia e di razzismo che emergono pericolosamente in Italia, sostenuti da una destra politica e parlamentare che con il Disegno di Legge Bossi-Fini, intende confrontarsi con i processi di immigrazione, con misure vessatorie, incivili e lesive della dignità e dei diritti umani dei migranti.
Anche per questo è importante chiarire come anche i nostri connazionali emigrati vivano, ancora oggi, in situazione di disagio in molti paesi: i processi di integrazione sociale, scolastica e professionale stentano ad avanzare in paesi come la Germania o la Svizzera, dove gli italiani continuano ad emigrare, annualmente, a decine di migliaia. Mentre, nei paesi latino-americani, le collettività emigrate si confrontano con la terribile crisi economica che attanaglia questa area del mondo, in Venezuela, come in Brasile e in Uruguay, fino alla disastrosa condizione dell’Argentina, dove l’applicazione delle politiche neoliberiste ha portato uno dei paesi potenzialmente più ricchi del mondo, al tracollo sociale ed economico.
Nell’attuale contesto internazionale, i 4 milioni di cittadini italiani emigrati, possono costituire un laboratorio importante per la sperimentazione di politiche positive di integrazione sociale e culturale, di sviluppo della cooperazione economica e della solidarietà internazionale, nell’epoca della globalizzazione. La recente acquisizione dell’esercizio del voto all’estero, rafforza questa potenziale funzione dell’emigrazione italiana, che ne fa una risorsa democratica rara, di cui altri paesi non dispongono. Verso questa risorsa fatta di milioni di concittadini va quindi prestata grande attenzione, anche per il peso politico che essa potrà avere nelle prossime consultazioni elettorali; vanno esercitate verso di essa politiche attive che ne consentano una giusta valorizzazione, in campo scolastico e professionale, culturale ed economico.
Le organizzazioni di tutela e assistenza legate alla CGIL, all’INCA, allo SPI, le associazioni aderenti alla FIEI, i Centri di formazione, costituiscono una rete di grande importanza per gli italiani emigrati. Questa rete va rafforzata ed orientata alle nuove sfide che essa si trova di fronte, in particolare rispetto ai bisogni e alle urgenze rappresentate dalle nuove generazioni che si trovano di fronte ad un mercato del lavoro in rapido cambiamento, e degli anziani che sono usciti dal circuito lavorativo.
Consentire agli emigrati italiani l’accesso agli stessi diritti sociali e civili di cui godono gli italiani in Italia costituisce l’obiettivo dell’azione delle nostre organizzazioni; gli stessi diritti sociali, civili e politici che siamo parallelamente impegnati a sostenere per gli immigrati in questo Paese, perché la democrazia non può che fondarsi sulla essenziale indivisibilità di tali diritti"
L'ordine del giorno è stato presentato da Amaro, responsabile Ufficio Confederale Italiani all’Estero; G. Barbieri, responsabile Dipartimento Internazionale; F. Piu, responsabile Sistema Servizi CGIL. (Inform)