Germania - La centralità della persona anche nella politica migratoria
STOCCARDA - Quale futuro per l’immigrazione in Germania? Come dovrà essere regolamentata? Quali interventi andranno attuati per favorire l’integrazione delle persone con passaporto straniero?
Queste ed altre domande alimentano da mesi il dibattito sull’elaborazione di una nuova legge per l’immigrazione. Al Convegno, tenutosi a fine gennaio presso l’Accademia Cattolica della Diocesi di Rottenburg-Stoccarda di Hohenheim, si sono alternati politici, demografi, economisti, giuristi, rappresentanti dei sindacati e delle associazioni per commentare il disegno di legge presentato dal governo tedesco nel corso del 2001.
Il tema è scottante: se solo l’estate scorsa l’opinione pubblica sembrava convinta della necessità di un’immigrazione controllata, per dare sostegno all’economia e mitigare gli effetti della crisi demografica, attualmente, in seguito agli attentati dell’11 settembre e al recente aumento della disoccupazione, l’atmosfera pare cambiata. Nuove paure nei confronti delle diversità culturali e l’insicurezza sociale fanno aumentare le voci di coloro che non vorrebbero più sentir parlare di immigrazione. A questo si aggiunge l’avvicinarsi della campagna elettorale.
I demografi e i rappresentanti degli imprenditori non hanno dubbi: bisogna aprire le porte, perché già da ora mancano persone qualificate per i posti di lavoro di alto livello e per quelli che richiedono una particolare preparazione tecnica. I sindacati ricordano i circa 4 milioni di disoccupati, tra i quali anche molti stranieri che da lungo tempo vivono in Germania e i giovani della seconda e terza generazione. Bisogna anche provvedere alla loro formazione e riqualificazione, perché non ha senso cercare persone all’estero, quando si ha in casa un potenziale inutilizzato. Chi pagherà, inoltre, i costi dell’integrazione? Le misure per l’inserimento sociale degli stranieri non dovranno essere rivolte solo ai nuovi arrivati. Si pensi, infatti, a quante difficoltà scolastiche hanno ancora i ragazzi stranieri nati in Germania.
La materia è complessa, gli interessi da conciliare sono molti, ma è importante non dimenticare che in ogni caso si parla del futuro non di numeri o di cose, ma di persone, di famiglie e dell’intera società. A richiamare l’attenzione su questo è stato il prelato Mons. Jürgen Adam, responsabile per gli stranieri della Diocesi di Rottenburg-Stoccarda. La centralità della persona e dei suoi diritti fondamentali non è solo un ingenuo ideale umanitario senza alcuna applicabilità nella politica e nell’economia. Questo è dimostrato anche dall’impegno decennale della Chiesa cattolica tedesca nel campo delle migrazioni: le attività pastorali e sociali, le varie associazioni, le missioni di lingua straniera, la Caritas hanno finora dato un enorme contributo all’integrazione degli stranieri e ad una convivenza pacifica tra le diversità. Lo stesso si può dire anche della Chiesa evangelica.
Secondo Mons. Adam, l’approvazione della nuova legge sull’immigrazione sarebbe senz’altro un passo avanti nella giusta direzione. Ma non si può nascondere che essa sia eccessivamente dominata da una mentalità utilitaristica nei confronti dei migranti. È un atteggiamento, questo, che a lungo andare non permette di considerare molti aspetti umani, sociali e culturali di importanza notevole. Il rispetto del diritto d’asilo, misure di integrazione per i nuovi arrivati senza dimenticare quelli che da tempo faticano ad inserirsi, l’unità della famiglia, l’insegnamento della religione islamica nelle scuole, la soluzione del problema dei clandestini, il miglioramento del sistema scolastico sono tutti aspetti concreti di cui tenere conto per costruire la Germania di domani. La Chiesa ritiene che il rispetto della dignità della persona – tedesca o straniera che sia - e la creazione delle condizioni necessarie perché essa possa sviluppare le sue proprie potenzialità sono elementi irrinunciabili di ogni politica che voglia davvero fare futuro. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)