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INFORM - N. 22 - 31 gennaio 2002

Dino Nardi (CGIE): Argentina: una crisi che viene da lontano.Lo Stato e le Regioni italiane in aiuto degli emigrati

ZURIGO - Sino alla fine degli anni Quaranta anche l’Argentina era uno di quei Paesi della "Merica" (come, dalle mie parti, una volta, solevano definire l’intero continente americano) tra i più preferiti dagli emigrati italiani. Poi, negli anni Cinquanta, con le prime avvisaglie di una inversione di tendenza dell’economia di quel Paese, il flusso migratorio verso l’Argentina si bloccò e si ebbero addirittura i primi affrettati rimpatri di tutti quegli emigrati che si avvidero in tempo dei rischi che avrebbero corso restandoci. Pertanto la crisi economica, politica e sociale dell’Argentina non è di oggi bensì è iniziata oltre quaranta anni orsono e, passando attraverso il periodo tragico della dittatura militare, raggiunse il suo picco massimo alla fine degli anni Ottanta. Cioè prima dell’avvento al potere del peronista Carlos Menem, quando l’inflazione raggiunse percentuali stratosferiche. Dopo di che si ebbe una illusione di ripresa economica del Paese, grazie anche agli investimenti esteri dovuti alle privatizzazioni messe in atto da Menem. Un’illusione che, però, durò molto poco poiché la crisi non venne debellata. Anzi si aggravò di nuovo nonostante la sostituzione di Menem alla guida del Paese, avvenuta alla fine del 1999. Il resto è cronaca di queste settimane.

E che la crisi argentina venga da lontano lo sanno benissimo, oltre, ovviamente, agli stessi argentini, anche tutti coloro che si interessano attivamente dei problemi degli italiani all’estero. Innanzitutto i Patronati ma anche i membri delle Consulte regionali dell’emigrazione e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE) poiché, come noto, metà della popolazione dell’Argentina è di origine italiana (l’altra metà è invece di origine spagnola) e vi risiedono anche alcune centinaia di migliaia di cittadini italiani. Infatti sono molti anni che, in questi organismi, uno degli argomenti più ricorrenti è l’indigenza dell’America Latina e, in primo luogo, proprio quella degli emigrati italiani indigenti dell’Argentina ai quali viene destinata la gran parte dei contributi di carattere economico di questo capitolo di spesa sia del Ministero degli Affari Esteri (MAE) che delle Regioni.

Naturalmente questi contributi, erogati dalla rete diplomatico-consolare (quelli del MAE) e tramite le Consulte e le associazioni regionali (quelli delle Regioni), sono sempre stati insufficienti per far fronte all’indigenza che, via via, è aumentata negli ultimi anni. Proprio per questo motivo nel CGIE non si è mai abbandonata la richiesta per chi vive all’estero, in Paesi dove non esiste alcuna forma di Stato sociale, da un lato, di istituire un "Assegno sociale" per cittadini italiani anziani indigenti e, dall’altro, di costituire un "Fondo di solidarietà sociale", cofinanziato in primo luogo dallo Stato e dalle Regioni, per aiutare gli indigenti italiani emigrati delle altre fasce di età. Finora, purtroppo, entrambi gli obiettivi non sono stati raggiunti ma adesso i tempi sono maturi per riuscirci, sotto la spinta dei tragici avvenimenti argentini ed anche grazie alla circostanza che il prossimo mese di marzo si terrà a Roma la Prima Conferenza triennale Stato-Regioni-Provincie autonome-CGIE dove uno dei Tavoli tematici affronterà proprio le problematiche inerenti la previdenza, l’assistenza e la solidarietà delle comunità italiane all’estero.

Pur tuttavia, non è attraverso questa tipologia di interventi (pur utili e addirittura indispensabili per alleviare l’immediata emergenza) e neppure depauperando il Paese di giovani laureati e tecnici, facendoli venire a lavorare in Italia o in altri Paesi, che si potrà far uscire dalla crisi l’Argentina ed aiutare gli emigrati italiani e l’intera popolazione. La crisi economica, politica e sociale dell’Argentina potrà essere superata solo dallo stesso popolo argentino che dovrà rimboccarsi le maniche e darsi una classe politica, ma anche una classe dirigente ed imprenditoriale, seria ed affidabile che possa ridare fiducia al Paese, ricostruire il suo apparato produttivo e dare nuovi impulsi alla sua economia. Aiutato, naturalmente, in questo suo sforzo dai Paesi più ricchi del pianeta, innanzitutto dall’Italia e dalla Spagna, e dalle stesse organizzazioni internazionali con in primis il Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Certo che lascia perplessi la notizia pubblicata dal Corriere della Sera che, mentre in Italia tutti (dai Comuni alle Province, dalle Regioni allo Stato ed alle stesse organizzazioni del volontariato) si stanno attivando a favore dell’Argentina ed il governo cerca di convincere la Fiat a non smobilitare da quel Paese, "il gruppo imprenditoriale della famiglia Macri, di origine calabrese, una potenza in Argentina, ha annunciato che sposterà la sede delle sue operazioni da Buenos Aires a San Paolo in Brasile". (Dino Nardi*-Inform)

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* Presidente della Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE


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