Una richiesta della Regione Veneto al Governo: "Scorporare gli infermieri e gli immigrati che assistono anziani e disabili dalle quote per l'immigrazione"
VENEZIA – Una proposta per risolvere i problemi della regolarizzazione delle cosiddette "badanti" di anziani e di disabili nelle famiglie e della disponibilità di infermieri ora molto carenti nelle strutture sociosanitarie. Con questo intento, l’Assessore alle politiche sociali del Veneto Antonio De Poli ha inviato una lettera al Ministro per il Welfare Maroni chiedendo che tali questioni siano inserite urgentemente nell’agenda dei lavori dell’esecutivo. La prima indicazione ed esigenza posta dall’esponente veneto a Maroni è che "il contingente numerico riferito a tali figure venga scorporato dall’attuale computo delle quote stabilite per l’immigrazione". Nell’eventualità, tuttavia, che "una simile proposta non possa riscontrare immediata fattibilità" De Poli, nella sua missiva, evidenzia "l’incongruenza tra le necessità reali della domanda di "badanti" e gli attuali numeri imposti dalla normativa vigente in materia di immigrazione, considerato che tali lavoratrici oltre a lavorare in casa usufruiscono di vitto ed alloggio, e pertanto possono essere ritenute, di fatto, nuovi membri aggiunti del nucleo famigliare per e nel quale prestano assistenza".
Il rappresentante della Regione Veneto propone, pertanto, al Ministro - "considerato che la famiglia sta sempre più acquisendo il ruolo di "impresa’ sociale", di "soggetto erogatore di servizi socio-assistenziali a favore, soprattutto, di persone in stato di bisogno" - "di concedere il permesso di soggiorno per motivi professionali a quelle persone immigrate che svolgano il ruolo di ‘badanti’, per le quali la famiglia in cui sono organicamente inserite presti idonea garanzia considerando tali persone come componenti della famiglia stessa. In tal modo – aggiunge l’esponente veneto – si attribuisce alla famiglia stessa (al cui interno si potrà individuare un’unica figura referente) il ruolo di soggetto garante per l’entrata e la permanenza in Italia".
La lettera definisce la proposta anche dal punto di vista operativo. Vi si afferma infatti che si dovrebbe: consentire alla Regione, in accordo con i Comuni, di fissare il fabbisogno delle quote annuali di immigrati extracomunitari da impiegare nell’assistenza domiciliare; definire l’ambito temporale di validità del permesso di entrata / soggiorno, proponibile della durata di un anno, rinnovabile per altri due; avviare percorsi di formazione di base per persone che intendono esercitare la professione; regolarizzare la posizione lavorativa incrementando la deducibiltà dei contributi previdenziali a favore di persone che provvedono all’assunzione ed all’attivazione di tali rapporti di lavoro. Infine, De Poli segnala al Ministro Maroni "proprio per la specificità della natura delle prestazioni fornite dalle "badanti", la necessità che simile rapporto di lavoro venga separato, dal punto di vista normativo dal quadro legislativo vigente in materia di collaboratrici domestiche (che prevede elevati limiti di reddito)". (Inform)