* INFORM *

INFORM - N. 234 - 8 dicembre 2001

Emmen e Svitto ripropongono l’interrogativo: l’integrazione in Svizzera è sulla strada giusta?

LUGANO - I dati sono fin troppo evidenti e preoccupanti: domenica 2 dicembre Emmen (per nulla sconvolta da quanto capitato l’anno scorso) e Svitto hanno detto pesantemente no alla concessione della cittadinanza svizzera a cittadini provenienti dai Balcani. A Svitto hanno detto no a tutte le richieste; ad Emmen (accettate le richieste di cittadini italiani, portoghesi, marocchini e filippini) sono state rifiutate le candidature di jugoslavi, croati e bosniaci: solo una bambina jugoslava di 11 anni ha ottenuto il passaporto svizzero per una manciata di voti.

Questi fatti, secondo il CEDIEM (Centro documentazione e informazione emigrazione) aprono la strada almeno a tre considerazioni. La prima: l’atteggiamento della popolazione di Emmen e Svitto potrebbe anche essere un termometro rivelatore del pensiero di una certa categoria di Svizzeri nei confronti della nuova politica del Consiglio federale in materia di popolazione straniera. Di conseguenza sorge legittimo l’interrogativo: come si comporterà la gente quando sarà chiamata a dare il suo giudizio alla nuova legge sulla cittadinanza? (l’interrogativo è tanto più valido e sconcertante in quanto ci sono anche movimenti politici che soffiano su questo fuoco).

In secondo luogo viene da chiedersi: perché a immigrati balcanici si fa un’opposizione tanto acuta? L’ufficio federale per l’integrazione degli stranieri quanto e come si è soffermato su questa situazione ricercandone le cause? Tutto il lavoro dell’ufficio federale per l’integrazione degli stranieri - che usufruisce oltretutto di un contributo di 10 milioni di franchi all’anno - non andrebbe rivolto in particolare a queste fasce di popolazioni immigrate studiando ed attuando programmi che incidano in concreto su una conoscenza vera di questa gente che sfoci a incontri con la popolazione d’accoglienza? CEDIEM lo ripete: l’integrazione si fa parlando insieme, lavorando insieme, studiando insieme, divertendosi insieme, progettando insieme. Sono queste le strade della conoscenza, dell’apprezzamento e dell’accoglienza.

In terzo luogo i fatti di Emmen e di Svitto riportano a galla l’impegno di tutto l’associazionismo migratorio: tutta gente che si crede arrivata e al sicuro, che innalza paletti di separazione, che pensa ed opera in orticelli chiusi. Non è anche questo associazionismo che, per il fatto di essere maggiorenne in quanto è arrivato prima, dovrebbe dare una mano per operare un’apertura proficua ad un’intesa tra la popolazione immigrata (di etnie, lingue, tradizioni e religioni tanto diversificate) e la popolazione d’accoglienza che pure usufruisce dell’apporto di questa gente? Compito nuovo dell’associazionismo migratorio che fa parte di quel rinnovamento necessario senza del quale si rischia di rimanere corpo senz’anima e senza mente. (Inform)


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