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INFORM - N. 183 - 28 settembre 2001

Cediem: Vivere le lingue in un Ticino multietnico. Coinvolto anche l’associazionismo migratorio

LUGANO - In una società fondata sulla comunicazione la conoscenza delle lingue è di grande importanza. Imparare una lingua significa anche capire altre culture e tradizioni.

L’apprendimento delle lingue - rileva il Cediem, Centro Documentazione e Informazione Emigrazione - non è soltanto un compito della scuola, ma anche di chiunque - gruppi, enti, associazioni abbia a cuore la promozione globale dell’individuo (e di conseguenza della società).

In queste fondamentali premesse il Canton Ticino ha basato il suo impegno nell’anno europeo delle lingue che ha vissuto la sua giornata ufficiale il 26 settembre.

Lo sforzo del dipartimento dell’istruzione e della cultura, divisione della formazione professionale, è stato quello - ed è encomiabile - di riunire in una pubblicazione quanto riguarda l’apprendimento delle lingue.

In quest’ottica è stato fatto il punto storico e geografico del Ticino, regione alpina di frontiera e crocevia di popoli, lingue e culture.

È stato sintetizzato, con sottolineature chiare e precise, il ruolo dello stato di fronte all’ insegnamento delle lingue con proiezioni sul futuro (e qui va ben intesa l’importanza delle lingue nell’ambito del lavoro, dell’economia, del turismo). Così come viene sottolineata l’opera dello stato negli scambi e nella mobilità: un conto è imparare una lingua in Ticino, un conto è impararla e viverla nel paese estero.

Al di là del ruolo dello stato, la pubblicazione dà spazio anche a quanti organizzano corsi di lingue in Ticino: e l’elenco è molto lungo e vario con annotazioni che ne evidenziano le caratteristiche, tempi e qualità. Sottolineando ancora una volta che non è mai troppo tardi per imparare una lingua: corsi rivolti agli adulti sia dall’ente pubblico che dai privati sono numerosi.

Infine - per sottolineare concretamente che la conoscenza di una lingua è strada sicura per capire culture e tradizioni - l’ultima parte della pubblicazione dà spazio alle associazioni etnico-culturali che sono presenti ed operano in Ticino attraverso multiformi attività.

Se si pensa che nelle scuole ticinesi un allievo su cinque non è di madrelingua italiana (e ciò fa capire che il retroterra sviluppa percentuali più consistenti), l’aver messo nero su bianco l’intero panorama per l’apprendimento delle lingue (non escludendo la lingua materna che deve essere conosciuta nella sua vastità e profondità in quanto base irrinunciabile per qualsiasi allargamento) è opera valida da parte del dipartimento dell’istruzione e della cultura.

Tocca ora ai destinatari - pubblico, scuole, docenti, orientatori scolastici, associazioni di immigrati - rendere operativa questa pubblicazione, conclude il Cediem. (Inform)


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