Sicilia Mondo - Dopo il G8 di Genova ineludibile il dialogo tra due mondi ancora lontani ed ostili
CATANIA - Il G8 di Genova è stato seguito con apprensione dai milioni di italiani all’estero che guardano con crescente interesse le cose del Paese Italia. Sono state numerose le telefonate che abbiamo ricevuto soprattutto per conoscere la verità dei fatti.
Il rumore attorno ai vertici dei Capi di Stato e di Governo ma soprattutto le scene di violenza apparse con accanimento nelle tv italiane, in quelle di tutto il mondo e nella stampa internazionale, hanno suscitato sconcerto e disorientamento e non hanno certo giovato alla immagine dell’Italia. I temi del vertice e le ragioni della protesta civile sono passati in secondo piano dietro la conoscenza della violenza.
A nostro avviso, il G8 di Genova è stata un’occasione mancata perché non ha saputo dare risposte alle sfide della società ed ai problemi esistenti nel mondo dei poveri. Non è con una modesta somma di denaro sul fondo AIDS, stanziata con enfasi, sotto la pressione di una opinione pubblica e di una opposizione sempre più attente che si possono eleiminare le disparità esistenti nel mondo tra paesi e tra persone; una disparità inaccettabile per la coscienza e per la convivenza di un mondo civile. Niente di apprezzabile è stato deciso poi sull’ambiente, sul clima e sulla cancellazione del debito dei paesi poveri.
Il G8 di Genova è stato sostanzialmente deludente. Sono stati perdenti anche i nemici della globalizzazione, gli anti glob che si sono rilevati nemici immotivati del vivere democratico della società civile, vandali furiosi, assetati d’odio e di distruzione. Non è con la violenza che si risolvono i problemi della umanità. Ha fallito quel "Genoa Social Club", risultato capace a isolare solo a parole i violenti della protesta, conosciuti ed a tutti noti, dimostrando di essere un arcipelago infinito di gruppi e gruppetti senza strategie comuni, leaders riconosciuti, idee e progetti operativi.
Hanno mancato il Governo e le forze di polizia nelle loro previsioni e nei progetti operativi di gestione dell’evento, di garanzie dell’ordine pubblico e di monitoraggio della protesta sulla cui pericolosità, fin dall’inizio, non potevano esserci dubbi o nutrire illusioni. Ad oggi non ci sono ancora gli elementi per fare un processo alle responsabilità politiche e bisogna ancora attendere i pronunciamenti della magistratura sui pretesi eccessi delle forze di polizia.
A Genova, sfidando i rischi della violenza, sono arrivati tanti giovani e meno giovani richiamati dal valore forte di una testimonianza attiva per protestare in maniera pacifica contro una globalizzazione ritenuta ingiusta e spietata e per sentirsi vicini ai deboli ed agli ultimi della terra. Numerosa la componente cattolica, molte le bandiere delle Acli e le magliette del Giubileo a testimoniare l’attualità di un impegno evangelico che dura da 2000 anni, cogenitore dell’Occidente e mai affetto da "mal d’Occidente" come affermato recentemente dal politologo di un grande quotidiano italiano.
Accanto a loro è stata la stragrande maggioranza degli italiani che non ha manifestato a Genova ma che sente e testimonia eguali tensioni ed ideali nel mondo del lavoro, della scuola, del volontariato, dell’associazionismo, dello sport, nel mondo dei connazionali che vive all’estero. Una stragrande maggioranza che si tiene lontana dai luoghi del protagonismo sociale e che ha solidarizzato, pur la con la sua invisibilità, con la protesta civile di Genova.
I temi del G8 non possono lasciarci indifferenti e ci impegnano in una nuova riflessione. La globalizzazione della economia è un fenomeno irreversibile che non va demonizzato perché è una risorsa strategica che può risolvere i problemi della povertà del mondo e della crescita per tutti ma va governata, umanizzata e messa al servizio dell’uomo e di tutti gli uomini; cosa non facile ma realizzabile con la buona volontà e la partecipazione di tutti istituzionalizzando un governo di collaborazione e di rapporti internazionali super partes capace di monitorare progetti e pragmatismi oper ativi in grado di anteporre alla logica del profitto, la dignità della persona, l’equità e la giustizia sociale.
E’ questa la strada da percorrere se si vuole evitare che la corsa inarrestabile del processo globalizzante travolga tutto e tutti, compreso l’avvenire delle nuove generazioni.
Nel deludente G8 di Genova l’unica nota positiva da cogliere è l’impegno che i grandi della terra hanno sottoscritto nel documento finale di un: "dibattito pubblico ed aperto sulle principali sfide che le nostre società debbono affrontare".
Si tratta solo di un impegno tirato con le corde ma che fa sperare sulla volontà di imboccare la strada del dialogo e dell’incontro da parte di due mondi ancora lontani ed ostili nelle loro posizioni. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)