Da Tribuna Italiana, Buenos Aires, "La Finestra di Mario Basti"
Anche Rai International ha scoperto la coda davanti al Consolato
BUENOS AIRES - Caro Lettore, con la rapidità che caratterizza i "mass media", specialmente la televisione, anche Rai International, nata dal proposito di portare a noi l'immagine dell'Italia d'oggi e all' Italia quella delle comunità italiane all'estero, ha scoperto la settimana scorsa la lunga coda che quotidianamente si snoda, dalle ore piccole, davanti al Consolato generale di Buenos Aires, premessa della lunga attesa per svolgere la pratica di cittadinanza o anche quella più semplice di rinnovo del passaporto. Noi sappiamo che non è proprio una novità, ma, comunque, meglio tardi che mai. Magari qualcuno vedendo quella coda avrà pensato che, se prima partivano i bastimenti per portare i lavoratori italiani a terre assai lontane, oggi potrebbero partire gli aerei per portare i figli e i nipoti disoccupati di quei lavoratori, a trovare pane e lavoro nella lontana Italia.
Non facciamone una questione di diritto (sebbene si potrebbe farla), ma non hanno questi giovani argentini di radici italiane, qualche titolo più dei marocchini, dei kosovari, degli albanesi e dei cinesi? Non sarebbe più facile e meno preoccupante la loro integrazione? Mi sono posto già altre volte, dalla "Finestra", questi interrogativi e suggerito anche qualche proposta di soluzione, ma, finché a Roma non ci sentono, credo valga la pena ricordare che "repetita juvant", e perciò li ripetiamo.
Li ripetiamo per Roma questi interrogativi e li ripetiamo anche come segnalazione ai dirigenti e rappresentanti della nostra comunità, che periodicamente vanno a Roma per esporre la nostra situazione e ribadire le nostre richieste.
A questo proposito credo che, trascorso tanto tempo dalla riforma costituzionale, forse è stato un bene che la legge ordinaria sul nostro voto non sia stata approvata, per cui il 13 maggio, come tante altre volte prima, noi italiani all'estero staremo a guardare. E a sperare che, visto che a Palazzo Madama e a Montecitorio, non ci saranno nostri rappresentanti, la nostra causa sia sposata da qualcuno degli onorevoli, che magari non ignora che c'è quest'altra Italia.
Penso che sia stato un bene, perché ci sarebbero state tante di quelle irregolarità, se non altro per le differenze fra l'anagrafe dei Comuni e quella dei Consolati, che avremmo avuto proteste a non finire. E allora diamo pure il via, rassegnati anche se non responsabili, alla XIV Legislatura, ma al tempo stesso, prendiamo l'impegno di non lasciar dormire sogni tranquilli agli eletti, al nuovo Parlamento, al nuovo Governo, siano essi di destra, di centro o di sinistra.
L'impegno che suggeriamo ai nostri rappresentanti: CGIE, Comites, Feditalia, Federazioni, Associazioni, è questo: Non appena il nuovo Parlamento e il nuovo Governo entreranno in funzione, presentargli subito un memorandum con tono di ultimatum, perché affrontino e risolvano subito, non fra cinque anni, 1º) il potenziamento della rete consolare, 2º) la definizione, esame, ripulitura e completamento dell¹anagrafe, 3º) quindi l'approvazione della legge ordinaria affinchè già alle prossime elezioni successive al 13 maggio, anche noi si possa votare, 4º) l'aumento sostanziale dei fondi, sia per l¹assistenza, sia per la cultura, sia per questa "Tribuna" e le altre testate delle comunità italiane. Non solo gli spiccioli!
Non accettare rinvii, respingere l¹argomento che ci sono altre cose a cui pensare prima, perché altrimenti corriamo il rischio di arrivare - chi ci arriverà - alla fine anche della XIV Legislatura e di rimanere, come ora, con un pugno di mosche. Confido che coloro che hanno la responsabilità di rappresentarci lo capiscano, capiscano che non c'è tempo da perdere. O vogliamo altre prese in giro? Ti saluto cordialmente e Buona Pasqua. (Mario Basti)
P.S.- Walter Veltroni dirigente dell¹Ulivo e Pierferdinando Casini, dirigente della Casa delle Libertà, in una conferenza stampa sono stati concordi sulla necessità di sostenere la Colombia perché "è un fatto di civiltà politica". Non è un fatto di civiltà politica preoccuparsi anche, loro politici italiani, degli italiani all'estero? (M.B.)