L'editoriale di "Tribuna Italiana", Buenos Aires
Benvenuto Presidente Ciampi
BUENOS AIRES - Carlo Azeglio Ciampi, decimo Presidente dell'Italia repubblicana, arriverà martedì prossimo in Argentina per una visita di Stato che ha, come obiettivo principale, il rilancio dei rapporti - benché sempre fraterni - fra l'Italia e l'Argentina, anche se un po' magri nel campo economico.
I rapporti fra i due paesi sono nati prima ancora che essi esistessero come Stati nazionali. Ragioni di spazio ci impediscono di ricordare qui i nomi di tanti italiani che lungo la storia diedero un contributo di sangue e di civiltà, di lavoro e di intelligenza, alla nascita dell'Argentina prima e dell'Italia dopo. E che dire del contributo dato allo sviluppo dell'Argentina e dell'Italia da milioni di italiani che scelsero il Plata come seconda patria, emigrando verso queste coste lungo un secolo, in modo quasi ininterrotto tra il 1860 e il 1960? Italiani che letteralmente costruirono gran parte di questo paese e contribuirono notevolmente, sia lasciando posti di lavoro a chi non emigrava, sia poi, con le rimesse familiari, alla prodigiosa rinascita dell'Italia. Una storia fatta anche di impegno, di sacrifici, di tenacia, di investimenti con cui diedero negli ultimi cinquantıanni, un contributo determinante allo sviluppo dellıArgentina, prima nel campo industriale, poi in quello dei servizi, grandi pionieri dellıindustria, piccoli e medi imprenditori (tutti emigrati) e poi anche grandi imprese italiane.
Il prof. Ciampi, economista, ex Governatore della Banca d'Italia, conosce certamente la portata di questa epopea, descritta con ammirazione per quanto riguarda i primi decenni di quei cento anni, dal suo insigne predecessore alla Banca dıItalia e al Quirinale, Luigi Einaudi, nella sua opera "Un Principe Mercante".
E come economista, autore dell'ultimo miracolo italiano, quell'entrata dell'Italia nell'Europa di Maastricht, quando pochi ci credevano, conosce bene i problemi che frenano oggi lo sviluppo dell'Argentina. Tenendo in mente la storia, parlerà con il Presidente De La Rua dei rapporti tra i due Paesi.
Ma il Presidente Ciampi ha voluto questa visita anche per celebrare il 140esimo anniversario della nascita dell'Italia come Stato, avvenuta il 17 marzo 1861, insieme agli italiani residenti in Argentina. Un modo altamente simbolico di sottolineare l'intima relazione che c'è fra questi emigrati e la stessa esistenza dell'Italia. Emigrati sempre fedeli allıItalia, che per mantenere tale fedeltà e per tramandare ai figli e nipoti i valori della propria cultura, hanno, nel nome dell'Italia, creato scuole, ospedali, teatri e centinaia di associazioni mutualistiche e culturali.
Il Presidente Ciampi avrebbe voluto portarci in regalo l'annuncio dell'approvazione della legge sul voto per cui dopo tanti decenni saremmo diventati cittadini italiani a pieno titolo, esercitando anche il diritto di votare e di essere votati. La politica meschina, le trame trasversali, la miopia di quelli che non conoscono la nostra storia, hanno impedito al Presidente della Repubblica di portarci questo annuncio. L'approvazione della legge non dipendeva da lui. L'Italia è una repubblica parlamentare, nella quale il Presidente della Repubblica può solo appellarsi al governo e al Parlamento - come ha fatto ripetutamente Ciampi in favore del nostro voto - dall'alto del suo potere morale. Non è di sua competenza però approvare o far approvare una legge.
Il Presidente della Repubblica quindi, troverà qui tanti suoi connazionali di serie B. E non solo perché non possono votare. La questione del voto, pur nella sua cocente delusione, non nasconde - anzi amplifica ancora di piú - altri gravi problemi che mettono in evidenza le differenze di trattamento che lo Stato Italiano riserva agli italiani residenti fuori d'Italia. A cominciare dalla rete consolare, indegna per i suoi limiti, di un paese sviluppato e democratico come l'Italia. Cosa succederebbe se un italiano in Patria dovesse fare la fila per strada, dal giorno prima, davanti a un ufficio dello Stato, per ottenere un documento? Qui in Argentina gli italiani devono fare le file dalla sera del giorno precedente, per avere la fortuna di ottenere un numero per poter fare poi una pratica. Se non hanno quella fortuna, dovranno rifare la fila un altro giorno. Alcune sedi consolari si trovano a centinaia di chilometri dalle loro case. Cosa succederebbe se un immigrato si presentasse in Italia a un ufficio dello Stato per fare una pratica e fosse rinviato all'anno 2003? Tanti argentini, figli e nipoti di italiani che vogliono ricostruire la cittadinanza italiana, dopo aver fatto lunghe file, vengono citati per luglio, per dicembre, per il 2002 e persino per il 2003, a seconda della sede consolare alla quale si rivolgono. E poi ci sono i problemi dei pensionati e degli indigenti (pochi, ma proprio per questo piú facilmente risolvibili), dell'insufficiente numero di corsi di italiano, dell'inadeguata politica culturale. L'Argentina infatti è il paese con la maggior percentuale di popolazione di origine italiana: oltre il 50 per cento. Non è pertanto logico che l'Italia svolga qui una politica uguale per dimensioni ed impegno a quella che attua in Paesi ove questa presenza non esiste. Come meravigliarsi poi che molti dei nostri figli non parlano Italiano? Ma i connazionali pur delusi da tante promesse non mantenute dai successivi governi italiani, portano l'Italia nel cuore e quindi saluteranno nel Presidente della Repubblica, il simbolo dell'Italia dei valori piú alti, degnamente rappresentati dal Prof. Carlo Azeglio Ciampi.
Benvenuto Signor Presidente! (Marco Basti - Tribuna Italiana/Inform)