RASSEGNA STAMPA
Corriere della Sera - 27 dicembre 2000 - Rubrica "Noi & Loro" di Maurizio Chierici
L'amarezza del ritorno
Il ritorno dall’esilio ingrigisce i ricordi. Rimpiccioliscono. L’emigrazione è un esilio. La nostalgia il suo male oscuro. Nel Saggiatore esce "Itaca addio" di Vittorio Spinazzola: scrittori italiani rientrati dalla lontananza nella felicità perduta. Da Vittorini e le sue "Conversazioni in Sicilia", al Pavese de "La luna e i falò": a casa, finalmente, dopo il confino fascista. Ma la cronaca offre ritorni ancora più tristi.
Anna Etter scrive da Grignasco, Novara. Storia che comincia nel ’53. L’ingegnere Etter ha sette figli e non sa cosa fare nell’Italia a pezzi del dopoguerra. Trova posto alla Mercedes brasiliana. I ragazzi studiavano a Milano: finiscono scuole e università a Rio. La vita corre. Dirigenti d’azienda, amministratori di società. Ma il sogno americano si spegne nella crisi del continente latino. A 50 anni Anna e le sorelle fanno i conti. Andranno in pensione con 150 mila lire al mese: vuol dire fame. Anna ha una figlia piccola.
Attraversano il mare. Porta la ragazza nel collegio lasciato a Milano quand’era bambina. Lei ritrova il paese di famiglia. Sospirava la madre fino all’ultimo giorno: beate voi che tornate. Con malinconia adesso spiega la beatitudine. "Ho difeso con orgoglio il passaporto italiano. Ma gli emigranti partiti da soli, tornano sempre più soli: nessuno si cura di noi. Lo Stato non lo prevede. Vecchie per tutto. Lavoro negato. Siamo sbarcate con i nostri curriculum: dirigenti, impiegate. Ormai raccogliamo qualsiasi offerta: inservienti, perfino spazzine. Niente, solo cameriere in nero".
Finiti i soldi, una sorella riemigra in Brasile. Anna conta i giorni. "Tornerò con una immagine paurosa dell’Italia. Crudele come un secolo fa. Ha bisogno di migliaia e poi milioni di extracomunitari "indispensabili allo sviluppo", si dice. Loro sì, noi no. Eccomi clandestina in patria".
La disperazione scatena questa guerra tra poveri. Quando certi leghisti svizzeri volevano mandare a casa i nostri emigranti, Max Frisch si è ribellato: "Cercavamo delle braccia, sono arrivati degli uomini". Lo sfruttamento diabolico degli extra e la lettera di Anna Etter aprono un dubbio: donne e uomini valgono ancora qualcosa? mchierici@rcs.it