Prima Conferenza, al di là di ogni retorica
di Graziano Tassello*
C’era chi aveva minacciato di intruppare i delegati per una marcia di protesta contro le tante inadempienze del governo italiano nei confronti degli italiani all’estero e c’era chi sperava di utilizzare la Conferenza come momento irrepetibile per lanciare la sua candidatura nella "Circoscrizione estero". Gli intenti di rivendicazione rimasti parole e le piattaforme elettorali hanno dovuto fare i conti con il progetto di una legge ordinaria che rimane un sogno, sebbene un nutrito parterre di politici succedutisi sul podio abbia ipotizzato soluzioni ravvicinate. Illuminante, in proposito, il discorso del Presidente della Repubblica, in cui è del tutto assente l’invito alle Camere per una accelerazione dei lavori sul voto. Il che sta a significare l’esistenza di un partito trasversale che non accetta di perdere seggi assai preziosi nelle prossime elezioni politiche. L’intervento del Presidente della Repubblica, che ha messo in luce un sano attaccamento alla patria di origine, ha di fatto reso ancora più cocente la delusione di chi sperava che questa volta le promesse sarebbero divenute realtà.
Al di là degli inevitabili aspetti coreografici e di alcune proposte che danneggiano il passaggio della legge ordinaria sul voto, come la richiesta di una ulteriore modifica della Costituzione per trasformare il CGIE nel CNEL degli italiani all’estero dandogli valenza costituzionale, forse il superamento della retorica ha costituito la vera novità della Conferenza. L’intervento del direttore generale per gli Italiani nel mondo, Ministro Carlo Marsili, e i discorsi del Sottosegretario agli Esteri, l’on. Franco Danieli, hanno indicato la nuova strategia da seguire: una politica del quotidiano in cui le proposte pervenute sono attentamente vagliate ed insieme alle forze vive operanti nella diaspora si cerca di dare organicità agli interventi con una metodologia del passo dopo passo.
L’on. Danieli, immune da ogni sterile retorica, ma sempre attento alle istanze dei delegati, ha puntigliosamente messo in luce meriti e demeriti del governo e del parlamento, ha individuato manchevolezze e disfunzioni e, alla fine dei lavori, con una semplicità disarmante, ma che indica rispetto profondo per gli interventi dei delegati, per il lavoro delle commissioni e dei laboratori, ha ribadito la sua intenzione di riordinare tutte le richieste, vecchie e nuove, e di iniziare un lavoro organizzativo che porti "ad una rapida e pronta attuazione" delle richieste, incominciando dall’incontro con tutti i consoli nell’ambito di una programmazione pluriennale. Nel 2001, all’interno della riflessione organica sul welfare, si potrà anche discutere dell’assegno sociale a favore di quanti all’estero vivono nell’indigenza.
Questo approccio pragmatico, fatto di molto ascolto della base, deve fare i conti con alcuni gravi ostacoli. La mancanza di un forte sentire comune verso le comunità residenti all’estero perpetua l’idea che la politica italiana verso la diaspora costituisca un hobby di pochi aficionados. Il vecchio sistema partitico sembra lasciare poco spazio alle realtà nuove e alla creatività ed ha corso il rischio di trasformare la Conferenza in un mausoleo dell’emigrazione. Vi è il pericolo di mantenere in vita una frammentazione della diaspora nelle sue molteplici categorie, che non giova a nessuno.
Oltre a mettere in luce la complessità della composizione della diaspora italiana, la Conferenza ha fatto intravedere l’affermarsi di una identità nazionale al plurale nel mondo, sebbene la definizione di questo "modo italiano di vivere" non risulti ancora limpida in tutti i suoi contorni. E l’impegno a favore della cultura della solidarietà e della solidarietà della cultura diventa l’unica strategia possibile per salvaguardare questo patrimonio e per presentarlo come un dono originale all’umanità. (Graziano Tassello-Inform)
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Presidente della Commissione Cultura del CGIE