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INFORM - N. 232 - 22 dicembre 2000

Gli auguri dell'assessore Raffaele Zanon ai Veneti nel Mondo

VENEZIA - "Quando un anno sta per finire, un po' per abitudine, un po' spinti dal desiderio di ripercorrere a ritroso quel tempo che viviamo con eccessiva frenesia - tanto che sembra quasi non appartenerci -, ci ritroviamo a tracciare, a volte anche inconsciamente, il bilancio delle nostre attività.

Ho pensato a questo Duemila e a quello che lascerà negli archivi della storia e nella mia memoria. Da amministratore e uomo di politica lo ricorderò come un anno contraddittorio.

Molte aspettative sono rimaste tali e ne cito una per tutte: la riforma federalista del nostro Paese, che avrebbe dovuto assegnare alle Regioni un ruolo istituzionale di rilievo perché potessero rispondere compiutamente alle esigenze delle diverse comunità nazionali. Una riforma che i poteri centrali dello Stato hanno avversato e rinviato, mortificando le attese di chi, nel rispetto dell'unità nazionale, ha da tempo capito che il decentramento di funzioni e competenze garantirebbe una gestione e una programmazione più attenta della cosa pubblica.

Ma è stato anche un anno di successi soprattutto per il nostro Veneto. I primati internazionali in campo economico che abbiamo saputo mantenere e consolidare, non ci hanno impedito di sviluppare anche quelle caratteristiche che storicamente appartengono alla nostra società: la solidarietà, il volontariato, il sostegno alle fasce più deboli della nostra comunità. Questo grande patrimonio la Regione è riuscita a valorizzarlo, introducendo norme adeguate e promuovendo interventi mirati.

Personalmente, voglio aggiungere un altro traguardo a quelli raggiunti: la responsabilità, assegnatami nell'ambito del Governo veneto, in materia di flussi migratori. Solo da pochi mesi mi è stato attribuito questo incarico, ma già ho potuto constatare e apprezzare l'arricchimento culturale che deriva dall'occuparsi di questi temi, non sempre facili da affrontare ma forse proprio per questo stimolanti e coinvolgenti.

Negli ultimi giorni, in particolare, ho avuto modo di confrontarmi, quasi a tempo pieno, con il mondo dell'emigrazione. Prima visitando le nostre comunità dell'Argentina e del Cile, poi ad Abano, al Meeting dei Giovani Oriundi Veneti e subito dopo, a Roma, alla Conferenza degli Italiani nel Mondo, mi sono avvicinato ai problemi e ai progetti di chi ha conosciuto l'esperienza dell'emigrazione o di chi, figlio di emigrati, sente che una parte di sé stesso appartiene ancora alle origini dei padri. Ho incontrato uomini e donne che hanno raggiunto il successo a fronte di grandi sacrifici e altri che non hanno avuto altrettanta buona sorte; ho incontrato giovani che vogliono crescere nei Paesi di adozione, mantenendo però forte il legame culturale e affettivo con la terra d'origine e altri che vorrebbero cominciare una nuova vita nei luoghi, ora non più poveri, abbandonati con sofferenza dai loro padri.

Ho imparato e sto imparando a conoscere questa gente che sento così vicina a me e le loro storie, vecchie e nuove, che non debbono essere dimenticate o ignorate.

Scriveva tempo addietro l'ex direttore de "Il Gazzettino", Giorgio Lago: "Starò invecchiando, ma ogni volta che m'imbatto in storie di emigrazione sento che non facciamo mai abbastanza per ricordare. E se i ragazzi non ricordano, è colpa dei padri, non loro, perché soprattutto noi abbiamo la memoria corta: consumiamo ricordi come patatine fritte".

L'augurio che mi sento di rivolgere, innanzi tutto a me stesso, è di continuare a ricordare e di aiutare gli altri a farlo, non solo per dovere di amministratore, ma soprattutto come cittadino, come appartenente a quella comunità veneta distribuita in tutti i continenti della terra, che dai ricordi, dalla memoria, trae le indicazioni e gli insegnamenti per migliorarsi.

Auguri alla grande comunità dei Veneti nel Mondo. (Raffaele Zanon) - (Inform)


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