A margine della Conferenza. Annotazioni romane
ROMA - L'inizio della Prima Conferenza degli Italiani nel Mondo è trascorso tra benvenuti, voti augurali, la passerella che non ci sarebbe dovuta essere ma che, secondo rassodata tradizione, c'è stata. I felici ottant'anni del Presidente Ciampi, lucidamente portati, sono stati applauditi a lungo. L'assenza del Sindaco o di un rappresentante del Comune di Roma è stata immediatamente notata; ma latitante è anche il Governo. Due bande d'ottoni: una (dei granatieri ?), intona l'Inno di Mameli, questa volta cantato dagli astanti e chiuso con gran battimani; l'altra, quella del Carabinieri, concluderà la prima parte della giornata con una marcia d'altri tempi e, forse, d'altri ricordi. I Flash dei fotografi, dilettanti ed accreditati professionisti, lampeggiano a raffiche, ritraendo oratori e i mille astanti. Sparsi per ogni luogo, ove vi sia opportunità di visione per i convenuti fuori sala, nell'atrio e nei corridoi, fanno mostra di sé tutti gli aggeggi e l'armamentario di radio e video-diffusione in contemporanea degli avvenimenti e degli interventi. L'Aula Magna è al colmo della sua capacità, sita nel cuore del prestigioso edificio della FAO, che sorge al Pincio, credo, poco distante dal monumento, dedicato dalla Patria ad un Mazzini assiso, pensoso, ed a ragione, dell'avvenire post-rinascimentale d'Italia. L'andirivieni per raggiungere quotidianamente questa ragguardevole struttura e lasciarla a sera, costituirà tuttavia un disagio per i convenuti, alloggiati lontano, sull'Aurelia.
Sei andato a letto alle ore piccole, non per aver ceduto alle lusinghe notturne della tentacolare Caput Mundi, un po' per aver fatto il pieno d'antichi sapori in qualche "ostaria" di Trastevere o d'altro quartiere, ma più per aver discorso con gli amici, o dibattuto fino a notte fonda con i "Bastian contrari" di turno, deambulando nella notte sotto i pini marittimi, o trattenendoti nell'atrio del capace albergo. Sei stato svegliato da una voce femminile, gradevole quanto registrata, alle sei del mattino; hai quindi assolto, assonnato e barcollante, al rito delle abluzioni e corso con la "ventiquattrore", distribuita dagli organizzatori, verso una magra colazione, per poi occupare un posto in uno dei tanti bus in sosta, che appena completi partono, invischiandosi subitamente nel traffico di punta nell'aria frizzante mattutina, che vorresti goderti, ma che va già avvelenandosi per gli effetti degli scappamenti dei tanti motori surriscaldati, mentre ai finestrini si svolge il film d'uno stupendo percorso romano, che tu, nella tua qualità di sequestrato speciale, non avrai occasione di ripercorrere lento pede. Andranno così a farsi benedire l'approvvigionamento di visioni a ricordo di queste tiepide e soleggiate giornate dicembrine e l'acquisto dei doni, promessi ed attesi da mogli, figli e nipoti, i quali, poi, non ti crederanno, quando racconterai loro di non aver avuto un solo momento libero nella tua permanenza romana. (Vito d'Adamo, de.it.press)