Conferenza dei Consoli d'Italia nel mondo
Vattani: tre importanti riforme del MAE, ma c'è ancora molto da fare per una più efficace promozione dell’italianità all’estero
ROMA - L'intervento sobrio e pacato del Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, Umberto Vattani, ha inaugurato, nel pomeriggio del 19 dicembre scorso presso al Sala conferenze della Farnesina, la sessione plenaria conclusiva della Prima Conferenza dei Consoli d'Italia nel Mondo.
Il discorso verteva sul recente Libro Bianco pubblicato dal Ministero degli Esteri e presentato meno di un mese fa alla stampa. Si tratta, come ha sottolineato lo stesso Vattani, non solo della prima edizione di una pubblicazione di questo tipo da parte della Farnesina, ma anche del primo testo prodotto a livello ministeriale che viene distribuito nelle librerie.
Ma in particolare il Segretario Generale ha voluto illustrare, davanti a un'assemblea di rappresentanti dell'Italia all'estero, tre importanti e recenti riforme strutturali del Ministero degli Affari Esteri di cui il Libro Bianco dà conto al suo interno.
La prima importante riforma a cui Vattani ha fatto riferimento è quella che ha riguardato la l'articolazione interna del Ministero, per la quale si è seguito un criterio organizzativo misto (geografico-tematico). Ciò ha comportato la costituzione di Direzioni Generali geografiche e la conseguente rivalorizzazione delle già esistenti Direzioni Generali tematiche, alleggerite così dalle incombenze connesse alla trattazione delle questioni bilaterali.
"Nella vecchia struttura – si scrive a questo proposito nel Libro Bianco – l’approccio geografico, escluso a livello di Direzioni Generali, riaffiorava al livello degli uffici: la nuova struttura mantiene i due criteri, geografico e tematico, ma anziché subordinare uno all’altro li mette su un piano di parità, consentendo di dedicare maggiore attenzione a fenomeni le cui radici sono localizzate geograficamente e di sviluppare una politica mirata per singoli paesi o regioni di preminente rilevanza per l’Italia".
A questa novità si aggiunge anche l'istituzione di una inedita Direzione Generale per l’Integrazione Europea e di una separata Direzione Generale per gli Affari Amministrativi, di Bilancio e il Patrimonio; il quadro si completa, inoltre, con la creazione di un Consiglio per gli Affari Internazionali e di un ufficio di "Policy Planning" (che equivale a una Unità di analisi e programmazione) operante all’interno della Segreteria Generale, oltre che con il consolidamento in un unico Servizio delle attività per l’informatica e le comunicazioni.
La seconda riforma strutturale riguarda invece la carriera diplomatica (in base al Decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 2000, n. 120), e introduce modifiche significative riguardo a molteplici aspetti di questo ambito professionale.
In particolare si tratta – è solo un esempio - di incrementi negli organici, di rafforzamento delle attività di formazione e di aggiornamento professionale, di semplificazione e razionalizzazione dei gradi, di revisione delle procedure di avanzamento in carriera, dell’introduzione di percorsi funzionali e formativi obbligatori, di una razionalizzazione degli avvicendamenti e delle assegnazioni.
"Va tenuto presente – rileva nuovamente, a questo riguardo, il Libro Bianco – che dal 1990 ad oggi la Farnesina ha fatto di più con minori risorse. I dipendenti in servizio sono infatti passati da 5.070 unità a 4.800 circa, con un calo del 5% […]. Solo con la riforma Dini questa tendenza è stata invertita: l’art. 1 della legge n. 266/99 prevede un potenziamento del 20% degli organici della carriera diplomatica e gli articoli successivi prefigurano il rafforzamento del personale non diplomatico".
D’altra parte Vattani ha salutato con particolare soddisfazione il riordino della disciplina relativa agli impiegati a contratto assunti localmente. Si tratta di collaboratori, di nazionalità italiana o straniera, di cui si avvalgono gli uffici all’estero per lo svolgimento di attività che richiedono un’approfondita conoscenza della lingua e dell’ambiente del luogo. Per costoro – ha affermato il Segretario Generale – è stato individuato un unico regime contrattuale al posto dei ben sette tipi diversi che vigevano, da luogo a luogo, prima di questa riforma.
La terza importante revisione, infine, attiene al cosiddetto "trattamento economico metropolitano", ossia al sistema delle remunerazioni. In questo ambito, ha fatto notare Vattani, il Ministero degli Affari Esteri aveva accumulato un ritardo notevole rispetto a tutte le altre carriere di Stato, ma alla fine si è riusciti ad ottenere un soddisfacente adeguamento degli stipendi, correggendo le quote con revisioni importanti (il Segretario ha parlato di aumenti che sono arrivati addirittura fino al 57%) le quali hanno consentito di allineare queste retribuzioni agli standard degli altri ministeri. E ciò è stato possibile nonostante "siamo ancora indietro" per quanto riguarda il bilancio complessivo del MAE, soprattutto se lo si confronta con quello di altri ministeri.
In conclusione, Vattani ha messo in evidenza come, a fronte di questa "corsa contro il tempo" che ha consentito al Ministero di recuperare tanto ritardo in settori così importanti, c’è però ancora molto da lavorare per realizzare convenientemente le attese della presenza italiana istituzionale nel mondo.
Infatti, se è vero che l’Italia ha la rete consolare più estesa del pianeta (con ben 125 sedi), il che si giustifica con il notevolissimo numero di nostre comunità all’estero, per altro verso è anche vero che, per quanto riguarda la promozione della nostra cultura e della nostra lingua oltreconfine, non si è riusciti ancora a inserire adeguatamente il loro insegnamento all’interno dei sistemi ordinari di educazione degli altri Paesi, il che costituisce a sua volta un "grave danno per l’immagine dell’Italia nel mondo".
Se qualche progresso è stato fatto, in questo senso, nelle Università australiane e canadesi, si è ancora molto indietro in Paesi importanti per la nostra emigrazione come la Germania, dove l’abilitazione dell’italiano come lingua straniera d’insegnamento appare piuttosto a livello burocratico. E ciò è tanto più deludente se si considera che in questo campo l’Italia fa grande pressione, inviando insegnanti e investendo cifre piuttosto rilevanti. (Luca Di Sciullo-Inform)