* INFORM *

INFORM - N. 228 - 18 dicembre 2000

Prima Conferenza degli italiani nel mondo

Il messaggio ideale del documento finale: valorizzare la propria identità in un’ottica interculturale

ROMA - Dopo aver espresso la riconoscenza dell’intera nazione italiana per la laboriosità e la tenacia che i nostri connazionali all’estero dimostrano "in ogni continente da più di un secolo, nella fedeltà alle radici ed agli ideali della madrepatria" (tanto da costituire oggi un vero e proprio tesoro in termini sia di "valori morali e spirituali", sia di "interessi materiali", sia infine di "apporto economico dato all’Italia nel corso di anni"), il documento finale della prima Conferenza degli italiani nel mondo dichiara di recepire i risultati più significativi di tutto il lavoro svolto prima e durante le cinque giornate di questa importante manifestazione, raccogliendone e valorizzandone innanzitutto le portata propositiva.

Lo scopo principale, si dichiara, è quello di costruire "nuovi modelli di italianità" nel mondo che tengano presente il fatto che i nostri connazionali all’estero "hanno piena coscienza di costituire una grande risorsa politica, culturale, scientifica, economica e sociale" e che pertanto ciò che essi legittimamente chiedono all’Italia è di sostenere concretamente il loro impegno nel raggiungere, nei Paesi in cui risiedono, un’integrazione "che non diventi assimilazione passiva".

Questo sostegno, del resto, si inscrive nella più ampia iniziativa che l’Europa, "ricca di valori comuni", promuove "per vincere insieme la sfida del XXI secolo: costruire la casa comune di popoli e nazioni uniti da un patrimonio interculturale fondato sui principi della pari dignità delle diversità".

Il documento ricorda in particolare che, all’interno dell’attuale processo di globalizzazione, "l’Italia ha concreto interesse a valorizzare" questa rete di presenze italiane (di cui Paesi anche "più forti del nostro non dispongono"), tanto più che le nostre comunità hanno saputo costruirsi nel tempo "una credibilità che consente loro di assumere responsabilità di fronte ai grandi problemi collettivi nazionali e internazionali". A questo proposito non si può dimenticare il ruolo essenziale che hanno giocato l’associazionismo e il volontariato italiano nel mondo, facendosi apprezzare per quel "valore fondante della cultura italiana" che è la solidarietà, da tutti riconosciuto come "parte integrante e qualificante dell’altra Italia".

Così, se un "primo serio riconoscimento" a un’identità che permane anche fuori dei confini nazionali viene individuato nella modifica costituzionale che istituisce la Circoscrizione Estero, la quale apre la possibilità ai nostri connazionali oltreconfine di "eleggere direttamente i loro rappresentanti nel Parlamento italiano", "non sarebbe comprensibile - si scrive più avanti - che il Parlamento non approvasse la legge ordinaria che regola l’esercizio in loco del diritto di voto in tempi tali da consentire che i cittadini italiani all’estero votino sin dalle prossime elezioni politiche", tanto più che nell’ambito della Conferenza si è appurata una volontà "d’impegno unitario degli esponenti dei maggiori partiti".

Del resto, in previsione di un prossimo effettivo allargamento dell’esercizio di voto agli italiani residenti fuori dello stivale, l’esigenza di potenziare l’informazione, tanto quella di partenza quanto quella di ritorno, "diventa cruciale", al punto da costringere il nostro Paese a ripensare seriamente "il modo nel quale proietta la propria immagine all’estero".

Proprio allo scopo di alimentare in Italia una quanto più larga consapevolezza dell’italianità nel mondo, "la Conferenza propone l’allestimento al Vittoriano di una sala dedicata alla storia della nostra emigrazione e la creazione di una Fondazione" che, raccogliendo le testimonianze delle comunità, "promuova la realizzazione di ricerche sulla vita collettività italiane all’estero e l’insegnamento della loro storia".

Proprio a questo proposito, la Conferenza ha raccolto la mozione del giornalista della RAI Enzo Del Vecchio, il quale, all’interno della commissione di lavoro su "Identità, lingua e cultura" aveva proposto di chiedere al Presidente della Repubblica Ciampi di inserire l’insegnamento della storia della nostra emigrazione nelle scuole italiane di ogni ordine e grado.

Questa mozione è stata approvata all’unanimità all’interno della Commissione di lavoro e quindi inserita a pieno titolo nel testo del documento finale. In questo modo ciò che era lasciato alla semplice iniziativa di insegnanti particolarmente sensibili al fenomeno della nostra emigrazione all’estero ha l’opportunità di divenire una chiave "istituzionale" di lettura della nostra storia, il che si presenta come una buona opportunità per recuperare dagli scaffali documenti, fotografie, lettere, canzoni e storie di vita che rappresentano la testimonianza di una vicenda ultracentenaria di viaggi di fortuna troppo spesso rimossa e ignorata dalle giovani generazioni di italiani, tanto nel nostro Paese quanto all’estero. (Luca Di Sciullo-Inform)


Vai a: