La relazione di Danieli: Italiani all’estero, quattro punti fondamentali per una comprensione adeguata del problema
ROMA - Nel corso del suo lungo intervento, nella seconda giornata della Conferenza degli italiani nel mondo, il sottosegretario agli esteri, on. Franco Danieli, ha messo a fuoco una serie di questioni "aperte" che egli ritiene essenziali per intavolare una discussione seria e concreta sul tema dei nostri connazionali all’estero.
Si tratta, come egli ha affermato, di quattro fondamentali piste di interpretazione in base alle quali è possibile raggiungere un’adeguata comprensione dei problemi che oggi impegnano la riflessione sulla nostra emigrazione e sulla nostra "italianità fuori dell’Italia".
Il primo e più importante dei problemi legati ai nostri connazionali residenti all’estero sembra unanimamente essere, secondo Danieli, quello dell’informazione e, in particolare, della cosidetta "informazione di ritorno". Si tratta di una questione già ampiamente dibattuta sin dall’inizio della Conferenza e sulla quale si è molto insistito anche in sede di preconferenze continentali.
Tuttavia al di là dell’ugenza del problema, già più volte segnalata, il sottosegretario ha cercato in questa occasione di illuminare la questione sotto una luce nuova, ossia da un punto di vista più squisitamente politico e amministrativo, affrontandola così in tutta la concretezza e in tutta la pragmaticità che essa richiede.
In particolare, il sottosegretario non ha nascosto i problemi di natura finanziaria che investono i settori della comunicazione connessi alla diffusione delle notizie o dei programmi nazionali all’estero. A questo proposito Danieli ha ricordato che nel nuovo disegno di legge sull’editoria italiana, è previsto il raddoppio dei fondi destinati alla stampa italiana all’estero, facendoli così passare da 2 a 4 miliardi di lire, un provvedimento che, da solo, appare tuttavia insufficiente a perseguire una seria politica di promozione dell’informazione italiana nel mondo.
Del resto analoghi problemi di stanziamenti presenta quel canale speciale di Stato per gli italiani nel mondo che è Rai International, al quale sarebbe destinata una troppo esigua quota dei complessivi 71 miliardi di lire che la Rai riceve annualmente attraverso l'apposita convenzione.
In questo caso, poi, la questione è aggravata da non trascurabili problemi di palinsesto: infatti si tratterebbe non solo di adeguare la programmazione al fuso orario dei diversi Paesi in cui il canale trasmette i suoi programmi (durante le preconferenze continentali, ricorda Danieli, molti si sono lamentati del fatto che, ad esempio, nell’ora tradizionalmente dedicata ai notiziari vanno spesso in onda i cartoni animati), ma anche di ripensare la qualità dei prodotti d’informazione esportati (e anche in questa occasione il sottosegretario non ha mancato di ricordare il profondo disappunto che ha rilevato, specialmente nella preconferenza di Pretoria, per il fatto che questo canale enfatizza eccessivamente programmi di sapore nostalgico e "pieni di retorica").
La seconda questione da mettere a fuoco è quella relativa alla promozione della lingua e della cultura italiana all’estero. A questo riguardo nel 2000 la Comunità Europea ha cessato l’erogazione di finanziamenti tratti dal Fondo Sociale Europeo per progetti italiani connessi a tale finalità (a questa data, infatti, si è concluso il previsto periodo di sei anni in cui l’Italia ha ricevuto, dall’Unione Europea, fondi pari a 11 miliardi annui da impiegare per i corsi di lingua e cultura in Europa).
Questo estinguimento ha comportato un notevole decremento delle risorse disponibili allo scopo (il sottosegretario stesso l’ha quantificato nell’ordine del 20%). Dinanzi a questa circostanza, ha affermato Danieli, si sta lavorando a livello politico perché si possano recuperare le risorse mancanti ricorrendo ai finanziamenti di bilancio (c'è la possibilità di ottenere circa 4 miliardi in più dalla prossima finanziaria 2001).
Ovviamente - rileva il sottosegretario - a fronte di un decurtamento delle risorse si impone la necessità di stabilire delle priorità, e a tal proposito non si può escludere la possibilità, per alcune fasce di studenti il cui rapporto con il nostro Paese sia più indiretto, di far pagare una quota per i corsi di lingua italiana negli Istituti di cultura che si trovano all’estero, corsi che in queste strutture oggi sono gratuiti per tutti. Ma di fronte a questa proposta si è alzata dall’assemblea più di una voce di dissenso.
Sarebbe opportuno riuscire a inserire lo studio della nostra lingua nel sistema scolastico ordinario di quanti più Paesi esteri (attualmente sono state stipulate, in questo senso, più di 30 convenzioni) oltre che promuoverlo all’interno delle Università, con un potenziamento dell’organico degli italianisti locali e dei lettorati (sono, queste ultime esigenze, particolarmente urgenti in Paesi di forte presenza italiana, come la Svizzera e la Germania).
Considerando, continua Danieli, che l’Italia detiene, a vario titolo, oltre il 40% del patrimonio culturale del mondo, è necessario contestualmente innalzare anche il livello e la qualità della proposta culturale nei numerosi Istituti di cultura italiana nel mondo, affinché questo protagonismo sia esaltato al meglio, investendo dunque in misura conveniente nel settore. A tale scopo il sottosegretario ha auspicato una adeguata riforma della legge 401/90.
Un’ulteriore sforzo dovrebbe essere compiuto, secondo il rappresentante del governo, per riuscire a coinvolgere molto di più i giovani italiani all'estero in questo genere di dibattiti o, comunque, per avvicinarli alle tematiche connesse alle loro origini italiane, lontane o vicine che siano.
Se infatti si è riusciti, con un certo successo, a rispettare la quota, precedentemente fissata in modo inderogabile, di almeno il 30 per cento di partecipazione femminile alla Conferenza, riguardo ai giovani i risultati non sono così confortanti. Eppure i giovani costituiscono indubbiamente la sfida dell’avvenire.
Del resto, il fatto che il vincolo dei giovani italiani all’estero vada sempre più allentandosi sembra testimoniato dal graduale e inesorabile abbassamento del numero delle Associazioni italiane nel mondo. Si tratta, quindi, di inventare nuove iniziative, nuove forme aggregative, nuovi linguaggi (come ad esempio un giornale telematico per i giovani italiani all’estero in cui essi possano creare contatti con altri coetanei aventi le stesse origini che si trovino in qualsiasi altra parte del mondo), altrimenti si perderanno i giovani e, con essi, il futuro dell’italianità nel mondo.
Non è da escludere, infine, la possibilità di ospitarli per più lunghi periodi in Italia, aumentando la loro conoscenza del Paese soprattutto a livello regionale, prevedendo stage formativi e aziendali, magari in vista di una prospettiva di ritorno. In questo senso è in cantiere, in accordo con gli altri principali Paesi dell’Europa latina (Francia, Spagna, Portogallo), la costituzione di una Università euro-latino-americana come luogo di perfezionamento degli studi per studenti provenienti dall’America Latina, in virtù delle comuni radici etnico-culturali (al progetto sembra molto interessato il presidente della Commissione Europea Prodi).
Infine, il tema dell’assistenza da garantire alle fasce meno fortunate delle comunità di italiani all’estero. Su questo argomento il sottosegretario Danieli si è soffermato piuttosto velocemente, data la strettezza dei tempi rimasti a sua disposizione (e rimandando, per ogni approfondimento, al corrispondente laboratorio tematico che si terrà in concomitanza con le prossime giornate della Conferenza), ma sottolineando in particolare come, alla richiesta dei CGIE di aumentare di almeno 10 miliardi di lire il gettito dall’Italia per questo scopo, il governo abbia risposto con uno stanziamento di 9 miliardi di lire, rispettando sostanzialmente le esigenze che provenivano, in ultima analisi, dai bisogni reali e concreti dei nostri connazionali all’estero. (Luca Di Sciullo-Inform)