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INFORM - N. 211 - 28 novembre 2000

Contributo dell'UNAIE ai lavori della Conferenza degli Italiani nel Mondo

ROMA - L'esame portato dalle pre Conferenze continentali si è mosso in un quadro preordinato, che si rivelato ricco di utili indicazioni. Si è abbandonato il filone assistenziale e si e richiamato il dovere di prospettare un significativo culturale e civile specie per le nuove generazioni. Questa è la apprezzabile novità di fondo. Occorre allora trarre indicazioni prioritarie che portino ad incidere profondamente nella vita degli italiani all'estero, abbandonando quella dispersiva pioggia di interventi che derivavano proprio dagli ormai esauriti filoni assistenziali. Occorre intanto riconoscere che, a cominciare dal nome (Conferenza degli Italiani nel Mondo), qualche cosa di importante si è mosso. Anche il diritto al voto, sancito con la previsione della elezione di rappresentanti alla Camere e al Senato, è un altro fatto rilevante. Occorrerà vigilare sui tempi necessari ad approvare con legge ordinaria tale elezione. Occorre tuttavia respingere la tentazione di considerare la funzione degli italiani nel mondo sempre verso la politica italiana anziché esaltare ed accompagnare il loro ruolo nei paesi ove vivono. Non si intende con questa riflessione sminuire un diritto di libertà né la permanente attenzione verso le proprie radici, si intende tuttavia considerare, specie per le nuove generazioni, ed indipendentemente dalla eventuale doppia cittadinanza, ili valore della loro integrazione nei Paesi di appartenenza, che deve essere concepita senza abdicazione.

Perché i risultati della Conferenza diventino una politica, ed una politica nuova, occorre che essa si collochi nel concreto della realtà mondiale rispondendo ai suoi bisogni essenziali e prioritari. L'età storica nella quale siamo entrati viene sempre più riconosciuta come l'età della "globalizzazione". Le diversità umane del pianeta sono sempre più indipendenti, investite sempre più direttamente dai flussi economico-finzanziari (mercati delle merci e dei capitali finanziari) e dal circuito dell'informazione, tutto ciò ormai senza frontiere. Da questi punti di vista la globalizzazione prepara un tempo nuovo per la nostra specie e può divenire un evento di umanità che obbliga a cercare l'universale umano in ogni radice particolare. Occorre riconoscere perciò che essa può divenire un guadagno storico di grande significato: avviare un processo di fertilizzazione incrociato di culture, valori, potenzialità e vocazioni umane, accelerare la spinta al superamento dell'ancestrale diade: amico-comunità nemico-alterità. Occorre dunque un dialogo di nuovo tipo dentro la società e fra le società.

Ma le diversità umane non possono oggi non cogliere anche l'altra faccia che la globalizzazione reale mostra: il cosmopolitismo astratto e desocializzato dei mercati, che producono sradicamento e decomposizione delle identità (e, nelle società, indebolimento dei legami sociali); l'anarchia dei mercati finanziari che impattano sempre più pesantemente le economie reali e le trascinano dentro le loro volatilità, producendo il paradossale effetto di drastiche riduzioni del prodotto interno lordo, anziché di una diffusione dello sviluppo (soprattutto nelle società in via di sviluppo) il progressivo indebolimento del potere dello Stato e, in genere, degli organismi (nazionali e internazionali) della decisione pubblica democratica, rispetto alle politiche reali i cui soggetti effettivi sono ormai, e sempre più, i gruppi di potere economico-finanziario transnazionali (da cui finiscono per dipendere anche le condizioni geopolitiche di guerra e di pace); la caduta conseguente dello stato di diritto nelle nazioni e tre le nazioni; lo svuotamento delle istituzioni e della pratica della democrazia. I popoli e le culture che provengono dall'itinerario storico dell'umanesimo latino per la ricchezza e l'asprezza che lo caratterizzò non temono lo svolgersi di questo nuovo percorso. La storia di Roma, l'eredità cristiana, la prima ricerca dell'unità europea attraverso il Sacro Romano Impero, l'Umanesimo del Rinascimento, la Rivoluzione Francese, sono più forti delle tragiche guerre religiose e politiche che hanno insanguinato la storia europea fino alle ultime avventure del fascismo e del comunismo e lasciano intatto il quadro dei valori che l'Umanesimo Latino ed i popoli di origine e storia latina esprimono: valore della persona, della famiglia, della solidarietà in una società pluralistica e multietnica, sempre aperta, il primato dell'uomo sull'economia.

Senza rifarci alle numerose indicazioni che provengono dalle pre-Conferenze continentali, intendiamo sottolineare che il richiamo alle radici, che è insieme richiamo alla nostra storia, comporta anzitutto l'opportunità di concentrare le risorse che derivano dall'impegno dello Stato e nostro verso la tutela, la valorizzazione, la diffusione della lingua italiana, anzitutto nelle scuole, di ogni ordine e grado, fino all'università, con un impegno continuativo e non saltuario. Questo riteniamo debba essere una prima indicazione prioritaria per le conclusioni della Conferenza. Una seconda indicazione prioritaria per dette conclusioni, riguarda l'esigenza di prorogare indefinitamente i termini per l'acquisizione della cittadinanza italiana, trattandosi - al di là di ogni disquisizione giuridica - di un diritto imprescrittibile di appartenenza alla nazione prima che allo Stato. Sottolineiamo in questo senso anche l'esigenza che siano tolte le limitazioni di cui patiscono le regioni di frontiera ed in particolare quelle confinanti con lo Stato austriaco.

Una terza indicazione riguarda la conseguente preminenza dell'interesse culturale e spirituale su ogni altro interesse sociale. Gli interessi materiali infatti presto si consumano e suscitano, oltre la legittima concorrenza, conflitti che ledono i valori umani della solidarietà, quelli spirituali e culturali non solo durano, ma anziché consumarsi si moltiplicano. Le presenti indicazioni valgono pertanto a concentrare le risorse dello Stato e delle Istituzioni pubbliche e private sui valori ritenuti prioritari. (Inform)


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