Canada, terra di… marca trevigiana
WINDSOR - I laghi gelati del Labrador intravisti dall’aereo come gigantesche capocchie di spillo, annunciano che non siamo lontani dalla destinazione. Atterriamo nella statunitense Detroit, denominata la "città del motore"; un salto dall’altra parte del ponte sul Michigan e siamo a Windsor, in Canada: che è invece denominata la "città delle rose". E lo è; anche se, con l’altra sponda, condivide che ha nella Ford, nella General Motors e nella Chrysler i capisaldi più vistosi.
Una delegazione della Trevisani nel Mondo con il vicepresidente Vicario Masini e il fondatore storico don Canuto Toso è piombata qui con l’occasione del convegno dei quadri dirigenti delle sezioni Atm canadesi. Al seguito anche il giovane Mario Bevilacqua con lo scopo precipuo di allacciare i primi contatti per la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà nel 2002 a Toronto.
Una comparsa significativa, in una ridente città che ha inghiottito copiosi falangi di manodopera trevigiana, poi riemersa nella produttività e nei cardini anche sociali del posto.
Già all’aeroporto era stato subito profumo di trevigianità con Mario e Maria Battagin, di Casoni (organizzatori delle manifestazioni) e Teresa e Sergio Nascimben ad elargire la prima accoglienza. Poi la prova dei fatti dell’incontro congressuale, con i delegati a dare fondo ad un tema sul futuro di preparare per chi viene dopo e anche alla propria voglia di esprimersi e di incontrarsi.
Sono stati manifestati concetti di fondo, tesi a salvaguardare l’identità originaria nel rispetto di coesistenza ed ideologie. Si è spaziato su idee di legami culturali come cinghia di trasmissione per interscambi alla terra di origine come ad una patria altrettanto vissuta di quella in cui vivono. Così, come si è parlato di condivisione, di dialogo, di giornale associativo come veicolo di insostituibile che sancisce nero ( e anche …colore) su bianco il patto di appartenenza e ne sviluppa la conoscenza. Alcune ragazze-delegate ne sancivano i contenuti. Con l’auspicio, per tutti, anche a "federarsi", con la consapevolezza che, nelle istanze comuni, l’unione fa la forza. E molti altri sono stati gli argomenti, buttati sul piatto con passione e chiarezza.
Dopo i lavori assembleari festa grande presso il Caboto Club, brulicante al massimo della capienza (sul migliaio i convenuti) e sfolgorante di richiami tricolori che facevano da contorno all’emozione di tanti incontri. A suffragare l’importanza dell’avvenimento erano presenti anche la Console Generale d’Italia Liliana Scotti Busi, il sindaco di Windsor Mike Hurst e il Vicepremier del Canada Herb Gray, che si è fatto subito avanti per salutarci.
Onorati della sua presenza, signor premier-, azzardiamo." - "Sono io ad essere onorato, per essere con voi". - Come si trova in questi incontri? - "Bene, visto che quando posso ci vengo e mi trovo sempre molto bene". - Cosa pensa del popolo italiano in Canada? – "Penso bene, perché è un popolo di onesti e bravi lavoratori a cui il Canada deve molto; sono come la pietra delle città: hanno fatto tutto…" Parla benino l’italiano.
Poi, tutti in piedi per "Fratelli d’Italia" e "O Canada", con l’aggiunta di "Trevisano non scordare". Quindi campo libero agli indirizzi di saluto e scambi di doni, nel corso dei quali è stata fatta vibrare pure la corsa dello sport con la consegna di una maglia biancoceleste del Treviso: quella del capitano Bartoluzzi. Soprattutto, dilagare di tanti saporosi riscontri di autentica trevigianità, sul filo di incontri umanissimi e anche inaspettati. Una comunità avvero viva e realizzata. Ma, con le radici sospese.
Lo si è capito anche alla Messa celebrata il giorno dopo dal Don Canuto Toso: di toni emotivi elevati e di grande partecipazione. (Riccardo Masini-Inform)