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INFORM - N. 209 - 24 novembre 2000

Voto all'estero: non si deve fermare davanti al traguardo

FRANCOFORTE - Abbiamo letto con piacere sul "Corriere della Sera" e su "La Stampa" di qualche giorno fa, come pure sulle agenzie stampa specializzate, le dichiarazioni di Violante e Mancino sul voto all'estero. Registriamo con soddisfazione la loro volontà politica di porre in atto ogni mezzo disponibile per portare a buona conclusione una battaglia decennale su un diritto fondamentale come quello della partecipazione politica dei cittadini.

Vogliamo evidentemente verificare se questo "impegno" per il voto all'estero (manca solo l'approvazione della legge ordinaria, quella che rende applicative le due modifiche alla Costituzione che hanno introdotto la Circoscrizione Estero e fissato il numero dei parlamentari dell'estero) avrà un riscontro nelle prossime settimane. Il tempo che resta perché i residenti all'estero possano votare alle politiche della primavera del 2001 diventa sempre più stretto.

Se la legge ordinaria non viene approvata entro febbraio, non solo saltiamo l'importante tornata elettorale primaverile, ma c'è anche il rischio concreto che del voto all'estero non se ne parli più. Sarebbe una vera iattura, ed una beffa insopportabile, se dopo aver investito tanto tempo parlamentare per modificare per ben due volte perfino la Costituzione, la possibilità dell'esercizio del voto all'estero si fermasse proprio davanti al traguardo, semplicemente perché il Parlamento non è stato in grado di fare l'ultimo passo, l'approvazione della legge che rende operative le modifiche costituzionali. Un semplice passo tecnico, considerato che tra maggioranza e opposizione c'è un'intesa sostanziale. Un passo che dipende quindi molto dai Presidenti di Camera e Senato e dai capigruppi parlamentari. Il Cgie sa qual è il suo compito prioritario per le prossime settimane. (Tobia Bassanelli-de.it.press/Inform)


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