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INFORM - N. 205 - 20 novembre 2000

Conferenza dei parlamentari di origine italiana

Due sessioni di lavoro dedicate alla globalizzazione e all'identità presenza e cultura italiana nel mondo. La cerimonia di apertura a Montecitorio

ROMA - Rafforzare le relazioni tra le Assemblee parlamentari dei vari paesi che, proprio nella presenza diffusa della cultura italiana, possono trovare un'ulteriore ragione di dialogo e di cooperazione internazionale: questo l'obiettivo della Conferenza dei parlamentari di origine di italiana. Due le sessioni, il 20 e 21 novembre, di un dibattito incentrato sulla sfida che la globalizzazione pone alle istituzioni parlamentari e sulle prospettive dell'identità, presenza e cultura italiana nel mondo.

La cerimonia inaugurale nell'Aula di Montecitorio è iniziata con gli indirizzi di saluto del presidente della Camera Luciano Violante, del presidente del Senato Nicola Mancino, del presidente del gruppo italiano dell'Unione Interparlamentare Antonio Martino, del ministro per i Rapporti con il Parlamento Patrizia Toia e del sottosegretario agli Affari Esteri Franco Danieli, cui hanno fatto seguito la relazione del presidente della Assemblea Nazionale della Francia, Raymond Forni, figlio di emigrati italiani, ed una comunicazione della senatrice Franca D'Alessandro Prisco.

Il presidente Violante, nel dichiarare aperti i lavori della Conferenza, ha rivolto un saluto ai rappresentanti elettivi dei Paesi in cui hanno sede comunità di origine italiana, ai componenti della Camera, del Senato e del Parlamento europeo, intervenuti in rappresentanza delle rispettive Assemblee, ai presidenti dei Consigli delle Regioni e delle Province autonome, e agli ospiti presenti nelle tribune: le autorità, gli ambasciatori, i componenti del Comitato organizzatore della prima Conferenza degli italiani nel mondo e i componenti del CGIE.

"Siamo tutti entrati nell'età della globalizzazione e della interdipendenza. E' uno straordinario progresso, ma non ci sfuggono i rischi della globalizzazione, non ci sfuggono i rischi della cultura unica e della lingua unica", ha detto Violante. "La globalizzazione, inoltre - ha aggiunto -, riguarda il mercato, la finanza, la comunicazione, ma non riguarda ancora i valori civili. Solo la valorizzazione delle culture può prevenire questi rischi. L'Italia ha nella cultura la sua forza maggiore".

"La cultura italiana, nella sua millenaria storia, è fatta di versatilità e di permeabilità, capace di mediare fra tradizione ed innovazione, pronta ad arricchire e ad arricchirsi nei contatti con le altre culture. Il senso di umanità, la creatività e la flessibilità caratterizzano il modo di essere degli italiani e sono alla base di una realtà economica e sociale che ha realizzato un costante punto di equilibrio tra lo sviluppo economico e qualità della vita. Questa è stata la forza che ha animato gli emigranti italiani nella progressiva integrazione nelle società di accoglienza ed è proprio quell'esempio che può oggi essere utile all'Italia per riuscire a pensarsi a sua volta come una società di accoglienza, capace di accettare il radicamento delle altre culture perché consapevole della sua identità".

"I temi sui quali vi abbiamo invitato a svolgere una riflessione e un dibattito toccano il ruolo di parlamentari che ciascuno di noi svolge nel proprio Paese, un ruolo che assume un particolare significato nella considerazione della nostra comunanza di cultura e di storia", ha detto a sua volta il presidente del Senato Mancino. "La consapevolezza di queste comuni radici e del grande patrimonio culturale che abbiamo ereditato e che, sia pure in modo diverso, facciamo vivere nel presente costituisce il contributo che i nostri popoli possono dare al dialogo tra civiltà e culture diverse, a quel Dialogo delle civiltà che le Nazioni Unite hanno proposto alla comunità internazionale come tema di riflessione per l'anno 2001".

L'impegno nella diffusione della cultura italiana

"Di qui l'esigenza, sempre più largamente avvertita, di garantire dappertutto il rispetto dei diritti civili, la garanzia della crescita economica e sociale, il superamento delle divaricazioni di classe, la convivenza delle convinzioni religiose, un complessivo e armonioso sviluppo di tutti i Paesi e, quindi, dell'intera umanità. La nostra comune matrice di origine - ha proseguito Mancino - può consentirci, attraverso l'apporto peculiare che la cultura italiana può offrire, di contribuire al rafforzamento delle relazioni interparlamentari e della cooperazione internazionale".

Il presidente del Senato ha poi reso omaggio "alla laboriosità, all'intelligenza, all'impegno creativo delle comunità italiane che, onorando la propria origine, hanno saputo meritarsi all'estero rispetto, ammirazione e riconoscenza", ricordando poi che "il Parlamento italiano ha di recente approvato la legge costituzionale che istituisce la Circoscrizione Estero per il voto politico degli italiani residenti fuori del Paese e ora una legge ordinaria dovrà dare attuazione alle nuove norme costituzionali".

L'on. Antonio Martino ha posto in evidenza che per oltre un secolo della sua storia, il nostro è stato un Paese esportatore netto di mano d'opera: il numero degli italiani che hanno cercato lavoro all'estero è stato sistematicamente superiore a quello degli stranieri che hanno cercato lavoro in Italia, ma che corso degli ultimi 15-20 anni che il fenomeno si è invertito e l'Italia è diventata un Paese importatore netto di mano d'opera. "L'immigrazione ha aggiunto - rappresenta l'unico rimedio possibile all'invecchiamento della popolazione ed all'abbandono di certe occupazioni da parte dei lavoratori italiani".

"Come la vostra esperienza conferma, l'Italia è ammirata nel mondo per la laboriosità delle sue maestranze, per la dinamicità dei suoi imprenditori, per la qualità dei suoi prodotti, per il suo buon gusto, oltre che per la sua storia, la sua cultura, il suo passato. E' auspicio generalmente condiviso d quanti sono oggi impegnati nella politica che un giorno quell'ammirazione possa estendersi anche alla parte pubblica del nostro Paese, alle sue istituzioni, al suo sistema politico. Noi tutti sogniamo un'Italia aperta, estroversa, dinamica, che sia in grado di mettere al servizio del mondo un suo contributo di idee, oltre a quel patrimonio di civiltà che da sempre il mondo ammira. Di quel patrimonio - ha concluso Martino - sono testimoni gli italiani nel mondo ed in particolare voi, parlamentari di origine italiana, da sempre alfieri al più alto livello della nostra cultura".

La senatrice Patrizia Toia, nel portare il saluto del presidente del Consiglio Amato, ha definito la Conferenza dei parlamentari di origine italiana "uno strumento che vuole essere nuovo e costituire un'occasione di dialogo, di incontro, di cooperazione, uno strumento atto a rafforzare i legami tra i nostri paesi". Ha infine sottolineato il ruolo della cultura: "L 'arte, l'architettura, il diritto e la filosofia sono stati ambiti nei quali il genio italiano, la ricerca, lo studio e l'applicazione hanno dato grandi frutti. Credo che tutti i paesi abbiano il diritto di trovare uno scambio e un incontro con il patrimonio italiano che è di natura universale, come lo è sempre la cultura di ogni paese che non conosce confini e non deve conoscere steccati. Vogliamo essere impegnati in quest'azione di diffusione della nostra cultura, di scambio, di incontro e di conoscenza delle altre culture, consapevoli che in questo modo possiamo portare una vocazione universale al dialogo e alla cooperazione internazionale presenti nel nostro patrimonio culturale, di cui oggi il mondo ha particolarmente bisogno".

Una importante occasione d'incontro e di conoscenza reciproca

Il sottosegretario agli Esteri Franco Danieli ha illustrato le iniziative già assunte e quelle da assumere in preparazione della Prima Conferenza degli italiani nel mondo, che si svolgerà a Roma presso la FAO, dall'11 al 15 dicembre: preconferenze continentali precedute da incontri preparatori nazionali, iniziative specifiche dedicate al ruolo delle donne italiane nel mondo e alle giovani generazioni.

Vi sarà poi un momento di approfondimento sul tema dell'informazione, dall'Italia verso il mondo e soprattutto, dal mondo verso l'Italia; la cosiddetta informazione di ritorno è, infatti, ancora oggi, la grande assente dal panorama dell'informazione nazionale. "Gli italiani in Italia - ha sottolineato Dianieli - conoscono pochissimo degli italiani all'estero". Sono stati previsti, infine, quattro "laboratori" nei quali far confrontare su specifiche tematiche alcuni dei principali esperti italiani con i colleghi di origine italiana o con gli italiani che operano in altri paesi. Il primo tratterà de "La rete delle business communities italiane nel mondo: una risorsa strategica per il paese", il secondo affronterà il tema "Globalizzazione, migrazioni intellettuali e sistemi di ricerca", il terzo riguarderà "La solidarietà che parla italiano", il quarto tratterà della necessità di "un progetto organico per la promozione e la diffusione del patrimonio linguistico e culturale italiano".

Nel contesto di queste iniziative si colloca la Conferenza dei parlamentari di origine italiana. "Si tratta - ha detto Danieli - di un'importante occasione di incontro e di conoscenza reciproca, prima di tutto, e naturalmente di confronto sui temi posti all'ordine del giorno, che mi auguro possa servire a sviluppare sempre più stretti rapporti tra i Parlamenti e le nazioni rappresentate ed alle quali l'Italia è legata da tradizionali intense relazioni". (Inform)


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