Infermieri dal Sudamerica a Treviso
La Cassamarca disponibile a finanziare corsi per infermieri in America Latina e nell'Est europeo
TREVISO - Anche gli infermieri vanno all'università. E si tratterà di infermieri extracomunitari (vista la carenza di figure professionali ''locali''), in un primo tempo una cinquantina. L'iniziativa, ancora in via di definizione, ma si tratterebbe comunque di una tra le prime del genere a livello nazionale, nasce per l'impegno dell'Ospedale San Camillo di Treviso e dell'immancabile Fondazione Cassamarca. E si avvarrà possibilmente della prestigiosa collaborazione dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Un progetto di ampio respiro, dunque, che da una parte cercherà di porre un argine al sempre più pressante bisogno di infermieri professionali. E, dall'altra, cercherà di formare adeguadamente - vista anche l'importanza e la delicatezza di tale funzione - gli immigrati extracomunitari che, contrariamente ai nostri giovani, sono disponibili a svolgere questo lavoro.
''Quello della carenza infermieristica - spiega Mario Bassano, della direzione amministrativa del San Camillo - è un problema drammatico per il tessuto sanitario veneto e trevigiano in particolare. Una carenza che al San Camillo arginiamo con per il momento grazie alla presenza delle religiose Figlie di San Camillo. Ci siamo accorti che sono molti gli stranieri disposti a svolgere questo lavoro, però attualmente c'è un problema relativo all'equiparazione del loro titolo di studio rispetto al nostro Paese''.
Confermano i rappresentanti della Fondazione Cassamarca: '' Siamo interessati a finanziare un corso per infermieri del Sudamerica o dell'Est europeo, che vengano in Italia per ottenere l'equipollenza del loro titolo di studio con il nostro. Persone già laureate che svolgeranno un anno integrativo grazie alla possibile collaborazione dell'Università Cattolica''.
Per il momento si inizia con il Sudamerica. Nei primi giorni di novembre si è presentata una delegazione dell'Università Federale di Santa Catarina (UFSC), guidata dal Prof. Joao Benjamim da Cruz Junior, ordinario di Amministrazione della Pubblica Sanità, e dalla Prof.ssa Maria de Lourdes de Souza, ordinaria di Scienze Infermieristiche.
Grazie ad una rete costituita assieme a sei università federali brasiliane, hanno addestrato circa 10 mila infermieri, attraverso una formazione universitaria d'avanguardia. E collaboreranno a questa iniziativa, se, come sembra ormai assai probabile, essa si concretizzerà. ''Si tratterà di un vero e proprio scambio professionale - continua Bassano - e noi metteremo a disposizione le nostre strutture per degli stages''. I medici del Brasile confermano le buone prospettive occupazionali: ''Sono molti i giovani di origine italiana che sarebbero desiderosi di lavorare in Italia''. (Bruno Desidera-Inform)