L'editoriale di "Corrispondenza Italia"
Quale servizio politico e sociale per le comunità italiane nel mondo?
ROMA - Il Capo dello Stato ha recentemente rinnovato, in una intervista a Rai International, i propri sentimenti di amor patrio, rapportandoli alle sue visite presso le comunità italiane nei paesi delle grandi emigrazioni, specialmente in America Latina.
Si tratta di una sensibilità non solo nobilmente retorica ma anche politica nel senso più alto del termine: poiché il Presidente Ciampi collega il culto civile dell'italianità a precisi avvenimenti provenienti da 25 paesi del mondo, alla Conferenza del prossimo dicembre a Roma.
In realtà è proprio questo "tenere insieme" gli orizzonti più lunghi della storia di una nazione, con i tempi quotidiani dettati dai bisogni e dalle aspettative dei cittadini e delle comunità - rileva "Corrispondenza Italia" -, il segreto di una politica degna della sua missione e capace di far rispondere con un sì al plebiscito quotidiano che ci lega reciprocamente, dentro e fuori i confini.
C'è in questi anni travagliati - prosegue il notiziario per l'estero dell'Inas-Cisl - un dibattito continuo e petulante, spesso dannoso e demagogico, che contrappone gli uni agli altri i vari modelli organizzativi collettivi, a seconda dei loro livelli e della loro ampiezza territoriale o secondo presunte identità etniche. Così si azzuffano statalisti e regionalisti, federalisti e globalisti. E si alzano strumentalmente tricolori, gonfaloni municipali, bandiere azzurre dell'Ue e vessilli inventati di zecca come il sole padano. Ma il mito delle identità dei popoli e delle etnie è un falso, costruito a tavolino e solo raramente a fin di bene. Siamo tutti meticci che stanno insieme perché credono che sia giusto e utile mantenere il vincolo dell'unità. Un vincolo che però non può pretendere di essere esclusivo e di soffocare le altre appartenenze.
Ed ecco qui un punto su cui i connazionali di antica e più recente emigrazione, possono dare una lezione benefica a chi è rimasto in patria: alludiamo alle loro lealtà di buoni cittadini integrati nei paesi di accoglienza e tuttavia orgogliosi cultori delle loro radici, che sanno armonizzare in modo positivo e simpatetico con le diversità degli ambienti in cui vivono e lavorano.
Ma accanto a tale lezioni ideale c'è quella pratica del servizio in risposta ai bisogni e alle aspettative quotidiane, di cui abbiamo parlato prima. E' qui infatti che la politica dimostra la sua efficacia più immediatamente tangibile, attraverso la buona legislazione e la buona amministrazione: sui terreni cioè nei quali si incrociano le forze sociali organizzate e le rappresentanze collettive degli interessi.
Questo sforzo di incontro e di sinergia positiva i sindacati e i patronati cercano di farlo al meglio, non per invadere ambiti impropri come pretendono troppi accusatori tanto ingenerosi quanto inconcludenti; ma per quella necessità di "tenere insieme", su cui insiste il patriottismo concreto del Capo dello Stato. E i punti di verifica reciproca di tale percorso virtuoso non mancano certo e a tutti i livelli: dalla costruzione dell'Europa sociale che ci porterà come Confederazione sindacale europea (Ces) - conclude "Corrispondenza Italia" - a manifestare a Nizza, alla rappresentanza degli italiani all'estero nel prossimo Parlamento; dagli impegni che le istituzioni e il Governo assumeranno alla Conferenza di Roma a dicembre, all'incoraggiamento alle agibilità degli strumenti dell'associazionismo presso le nostre collettività oltre confine, a cominciare dal ruolo di tutela esercitata dal patronato. (Inform)
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