Giornata nazionale delle migrazioni
"Non siete stranieri né ospiti, ma concittadini e familiari di Dio"
ROMA - E' inevitabile che la Chiesa che è in Italia, nel celebrare domenica 19 novembre la Giornata nazionale delle migrazioni - tema di quest'anno "Non siete stranieri né ospiti, ma concittadini e familiari di Dio" - ponga l'accento sulla questione più pressante, quella dell'immigrazione. Senza tuttavia trascurare gli altri ambiti della mobilità umana, da quelli per così dire minori dei rom e sinti, dei marittimi, dei circensi e lunaparchisti, a quello dell'emigrazione italiana.
Nella conferenza stampa di presentazione della "Giornata" è stato mons. Luigi Petris, direttore generale della Migrantes, a ricordare ai giornalisti presenti l'importanza della Prima Conferenza degli italiani nel mondo (terza dopo le due Conferenze nazionali dell'emigrazione del 1975 e del 1988) che si celebrerà a Roma nella seconda decade di dicembre e soprattutto a ricordare che tra "gli italiani che vivono e colorano il mondo" (slogan della Prima Conferenza) ci sono anche quelli meno fortunati che dall'Italia hanno il diritto di attendersi non solo esercizio del voto e cultura ma anche assistenza.
Era presente anche il ministro degli affari regionali Patrizia Toia, già sottosegretario agli Esteri con la delega degli italiani nel mondo. Ha detto che l'Italia si è trasformata da paese di emigrazione in paese d'immigrazione e che la "Giornata" costituisce un utile motivo di riflessione per tutti, anche per le istituzioni.
Ma l'accento, come dicevamo, non poteva che essere posto sulla sfida che il fenomeno dell'immigrazione pone alla società italiana e, in particolare, alle comunità cristiane. Dobbiamo imparare a convivere con la realtà dell'immigrazione, che si presenta strutturale e non congiunturale, ha detto mons. Alfredo M. Garsia, vescovo di Caltanissetta e presidente della Commissione ecclesiale delle migrazioni e della Migrantes. Ed ha aggiunto che in Italia, una nazione a basso tasso di natalità e ad alto tasso di benessere, la cultura dell'accoglienza dev'essere insegnata e praticata; e la Chiesa dev'essere una esperta in umanità e in accoglienza.
Su sollecitazione dei giornalisti presenti l'attenzione si è spostata sul disegno di legge di An che intende riformare la legge n. 40 Napolitano-Turco sull'immigrazione. Mons. Petris ha rilevato che la legge n. 40 è sostanzialmente positiva, pur con dei limiti, per cui la preoccupazione della Migrantes è che il disegno di legge possa incidere su valori fondamentali che vanno rispettati per ogni persona. Domenico Rosati, già presidente delle Acli e senatore della Repubblica, si è detto contrario al tentativo, contenuto nel disegno di legge, di istituire il reato di immigrazione clandestina, esprimendo dubbi di incostituzionalità sulla richiesta di stabilire delle quote massime per la presenza in Italia di immigrati di ciascuna etnia.
Non è mancato neppure un accenno alla questione dell'immigrazione islamica, sollevata recentemente dal cardinale Biffi, arcivescovo di Bologna. Dalla Chiesa vengono dei messaggi contraddittori? Mons. Garsia ha risposto che non si possono negare sensibilità diverse, ma che i testi andrebbero colti nella loro interezza senza fare delle estrapolazioni. Biffi - ha spiegato - dice che la Chiesa, in ogni caso, deve aprirsi all'accoglienza, ma prevede (se non sarà accolto il consiglio di dare la preferenza agli immigrati di religione cristiana, ndr) che la Chiesa sarà rimproverata per la sua apertura nei confronti di tutti gli immigrati. (gc-Inform)