Editoriale di Tobia Bassanelli
Voto all'estero - Ripartono i polveroni: ora contro la legge ordinaria
FRANCOFORTE - Su "La Stampa" di domenica 12 novembre, partendo dalle impreviste difficoltà elettorali in cui si trovano attualmente gli Stati Uniti d'America, Migone sostiene che, con l'introduzione del voto agli italiani all'estero, da noi sarà ancora peggio. E ripropone le sue note obiezioni, limitandosi comunque questa volta ai problemi di carattere tecnico.
Il solito Migone. E la solita Stampa che lo va a rivangare. A che pro? Per sollevare nuovi polveroni, nuovi dubbi, cioè per intralciare la legge ordinaria (il tassello che ancora manca per il varo definitivo del voto dei residenti all'estero), in modo che non si faccia a tempo ad approvarla e cosi venga ancora rimandato per l'ennesima volta l'esercizio di un diritto democratico fondamentale. E' già successo nel passato. Non meraviglia quindi che ci si riprovi.
L'augurio è che la determinazione dimostrata nel modificare la Costituzione per introdurre la Circoscrizione Estero (con 12 deputati e 6 senatori) non venga indebolita da queste schermaglie da retroguardia. Per fortuna che Migone, rispettoso del voto parlamentare, pone il problema solo sul piano tecnico. Ma che ci sono a fare i politici e gli amministratori? Proprio per risolvere questi problemi. Che non sono così gravi e insuperabili come Migone vorrebbe far credere. E' proprio necessario spedire il voto a Roma, affidandolo alle poste italiane? Si può spedire ai Consolati, dove potrebbe avvenire lo spoglio. E contano solo le schede che arrivano entro i tempi stabiliti. Perché, invece di suscitare false paure, non si va a vedere come avviene il voto per posta in Germania e negli altri Paesi europei? La TV via satellite e Internet permettono di fare campagna elettorale e di seguirla in tutti gli angoli del mondo.
Dove sono i problemi? Nelle teste degli eterni oppositori dell'esercizio del voto all'estero, esercizio ormai acquisito presso tutti i paesi democratici. I deputati ed i senatori dell'estero condizionerebbero il Parlamento italiano? E allora? Non si dà il voto per sport, per fare un'opera buona, e men che meno perché serva a niente. Il voto degli emigrati deve valere come quello di ogni altro cittadino. Deve contare e decidere. E sarà proprio per questo che i residenti all'estero non potranno più essere né dimenticati né cancellati dalla memoria storica e dalla vita del Paese, come purtroppo è avvenuto con troppa facilità e troppo spesso nel passato
Il loro voto deve valere come quello di ogni cittadino. Deve contare e decidere. E appunto per questo saranno meno dimenticati né cancellati dalla memoria e dalla vita del Paese. (Tobia Bassanelli- de.it.press/Inform)