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INFORM - N. 191 - 31 ottobre 2000

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Sindacati e Patronati a Nizza per imporre l’Europa sociale

ROMA - Il 6 dicembre prossimo a Nizza, alla vigilia del vertice europeo, la Confederazione europea dei Sindacati farà sentire la voce dei milioni di lavoratori e pensionati che essa rappresenta. Una voce che chiederà un deciso cambio di marcia nella costruzione dell’Europa sociale. A quella manifestazione la Cisl e il Patronato lnas saranno presenti insieme alle strutture categoriali e territoriali e con gli altri sindacati, non per una generica rivendicazione di ruolo ma perché giorno dopo giorno, i nostri associati e tutti i lavoratori toccano con mano l'estrema fragilità della tutela di cui teoricamente godono quando i loro diritti e i loro bisogni vanno a scontrarsi, non solo con le controparti padronali ma con le normative spesso ottusamente interpretate dalle burocrazie nazionali e dai grandi soggetti pubblici gestori dei sistemi di sicurezza.

E' una condizione questa, di cui specialmente i connazionali in emigrazione avvertono il peso negativo. In realtà il tradizionale welfare state sviluppatosi nel nostro continente, al di là di ogni giudizio di qualità che se ne possa dare, ha caratteristiche essenzialmente nazionali e statali. E' figlio cioè di una condizione pre-unionista, fatta di contesti diversi tra loro, nei quali le forze sociali hanno "strappato" i diritti del lavoro e della sicurezza via via che ciò si dimostrava possibile. Questa frammentazione e disomogeneità crea già notevoli problemi all'interno dei singoli sistemi nazionali nei quali si avverte fortemente l'esigenza di un ripensamento organico delle normative. Figuriamoci che cosa avviene quando un lavoratore italiano (o spagnolo o - perché no? - tedesco) deve far valere i suoi diritti sociali in un paese dell'Unione Europea che non è il suo!

I capi di stato e di governo dell’Unione si sforzano di valorizzare l'evento dell'approvazione della Carta europea dei diritti fondamentali. E si può ben comprendere il Presidente Ciampi o il Cancelliere Schroder quando sottolineano l'importanza di tale passaggio. Ma sono poi i nostri emigranti a non vedersi tornare il conto concreto del dare e dell'avere al momento del bisogno di tutela e dopo che è stato detto loro, in tutte le lingue dell'Unione, che sono cittadini europei di pari dignità, liberi di muoversi nello spazio dei 15 paesi e cercare le migliori opportunità di vita, di lavoro e di progresso per se stessi e per i loro figli.

Ogni sede del nostro Patronato nei diversi paesi dell'U.E. potrebbe stendere una quotidiana lista di diritti negati o misconosciuti o affievoliti. Una lista di situazioni e nomi dietro cui ci sono altrettante persone in ansia o in difficoltà economica o psicologica.

Certo il Patronato fa il suo mestiere e i nostri operatori sanno bene che non può esistere in natura un diritto dietro il quale non ci sia una professionalità e una forza adeguata per farlo valere. Un regno dell'utopia non arriverà neppure quando sarà scritta la vagheggiata Costituzione europea da quella "Grosse Konferenz" che viene calendarizzata per il lontano 2004. Ma è proprio questo lo scenario che ci porterà alla manifestazione di Nizza. Non ci può soddisfare una Carta come quella varata a Biarritz, che - come ha onestamente riconosciuto il Presidente Amato - è solo un documento che codifica diritti già riconosciuti in tatti gli ordinamenti europei. Le tappe della costituzione dell'Europa sociale devono stringersi.

Lo diciamo ovviamente nell'interesse della gente che rappresentiamo. Ma anche per un interesse di valore ideale e politico più alto. Perché non vogliamo che il disagio sociale venga inquinato dal populismo demagogico e reazionario del primo Bossi o Heider anti-europeista che si issa sopra una tribuna da comizio! (Corrispondenza Italia/Inform)


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