Comites Grecia/Prima Conferenza Italiani nel Mondo
Gli Italiani di Grecia e più in generale del Sud Europa. Alcune semplici considerazioni e proposte
ATENE - A prescindere dal fatto che nel CGIE la Grecia è rappresentata da un Consigliere della Spagna (Milesi) che si trova distante da noi anni luce per qualsiasi pur minima possibilità di collaborazione (basti pensare che nelle relazioni di Milesi la Grecia non viene neanche nominata, non per svista, ma perché presumibilmente se la dimentica), fare delle richieste o proposte in preparazione di questa benedetta Conferenza mi sembra giusto e adeguato, dal momento che leggendo quelle di altri Stati dove risiedono italiani all’estero, si nota che esse rientrano spesso e purtroppo in una filosofia demagogica che sembra partorire dallo stile stereotipato di una politica italiana che arranca proponendo solo minestre riscaldate o stracotte.
Si parla dei problemi degli italiani all’estero, di integrazione, di partecipazione ai diritti sociali ecc., ma contemporaneamente se si segue la realtà italiana si vede che per certe cose anche in Italia convivono ancora mentalità opportuniste di potere che non lasciano ancora spazio agli stessi italiani, spesso bravi professionisti, di affermarsi nel loro campo culturale, economico, scientifico ecc., perdendo così l’Italia di competitività e di democrazia, in un Europa e in un mondo che non perdona più sbagli politici che vengono poi pagati dalle future generazioni a caro prezzo (è recente la notizia della fuga di due ricercatori medici romani che si sono dovuti rifugiare in America per continuare le loro importanti ricerche sul cancro dei bambini, ed ora italiani dell’estero vedono la madrepatria da un altro punto di vista).
A questo punto possiamo accennare ai problemi degli italiani residenti in Grecia, che si accomunano ai problemi degli italiani del Sud Europa e che riguardano spesso rapporti con le stesse autorità e rappresentanze italiane, perché per quanto riguarda l’integrazione locale non vi sono particolari problemi in quanto molti sono sposati a cittadini greci.
Per esempio, un ex fiore all’occhiello dell’Italia è l'Istituto italiano di cultura che, ridotto ad un rudere, svolge poco o niente la sua attività, con manifestazioni mediocri e con scarsissima partecipazione di pubblico.
Gli italiani non ne sono minimamente coinvolti, o meglio nessun tipo di attività è rivolta a loro.
Si continuano solo a fare dei corsi di lingua per greci nelle aule della Scuola italiana, che a dir poco sono solo anacronistici.
La Scuola italiana non gode certo di miglior salute. Negli ultimi anni c’è stata una vera fuga di alunni italiani, costretti spesso anche da un corpo insegnante che, venuto dall’Italia solo per avere un cospicuo assegno di sede, poco o niente sente i problemi dell’integrazione scolastica in un paese straniero ma pur sempre europeo.
Si potrebbe continuare con altri stereotipi che più o meno si somigliano con le altre richieste che vedo pervenire da altre zone disperse nella terra, di italiani agonizzanti per la madrepatria, ma ci possiamo fermare qui e proporre che, al di fuori dei grossi programmi e etichette che poi non vengono realizzati, gli italiani sia dell’estero sia dell’interno, costituiscano una realtà unica, con un unica "mentalità", che in un mondo sempre più stretto dovrebbero veramente abbattere certe mentalità soprattutto burocratiche e di interessi e marciare uniti per riaffermare una supremazia che spesso gli stranieri ci riconoscono e alla quale però noi per primi non crediamo. (Angelo Saracini*-Inform)
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- Segretario Comites Grecia, Direttore "Identità"