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INFORM - N. 187 - 25 ottobre 2000

Il Ministro degli Esteri Dini alla Camera: Dalla Carta dei Diritti alla Costituzione europea

ROMA - I temi della riforma delle istituzioni europee nella prospettiva dell’allargamento, oggetto dei negoziati in seno alla Conferenza Intergovernativa, e della Carta dei Diritti fondamentali messa a punto da una apposita Convenzione, sono stati al centro del vertice informale di Biarritz fra i quindici Capi di Stato e di Governo. Ne ha parlato il 25 ottobre il ministro degli Esteri Lamberto Dini nel corso di un'audizione presso le Commissioni congiunte Esteri e Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati.

L’approvazione unanime del testo della Carta dei diritti fondamentali ha rappresentato un momento particolarmente significativo dei lavori del Consiglio Europeo informale di Biarritz. Secondo Dini, la Carta, pur con le carenze e con le insufficienze di un testo che doveva tener conto di varie e differenziate posizioni nazionali, è un segno evidente del processo verso l’identificazione di quella coscienza di sé ormai parte insopprimibile dell’identità e dell’immagine dell’Europa.

La Carta - ha proseguito il ministro - è il prodotto di una nuova formula istituzionale ed è opera di un Organismo, la Convenzione, che ha riunito rappresentanti dei Governi, della Commissione, del Parlamento Europeo e dei Parlamenti nazionali. Nonostante il suo carattere originale e eterogeneo, il lavoro realizzato è stato di altissima qualità nel mettere in evidenza quei valori e quei principi fondamentali volti a dare spessore e consistenza alla nozione stessa di cittadinanza europea.

La Carta consacra numerosi diritti nuovi, corrispondenti all’evoluzione delle società civili; elenca i diritti riguardanti la bioetica, le tecnologie dell’informazione, l’ambiente; testimonia del valore della libertà di impresa ma non dimentica la responsabilità verso gli altri e la solidarietà tra le generazioni.

L’architettura della Carta abbandona la tradizionale ripartizione tra diritti civili, politici e sociali, e afferma, invece, l’indivisibilità dei diritti grazie ad una suddivisione in sei capitoli dedicati, rispettivamente, alla dignità, alla libertà, all’eguaglianza, alla solidarietà, alla cittadinanza e alla giustizia. Emerge così un modello in cui si ricongiungono libertà individuale e legame sociale. Il riferimento, poi, al diritto a un’esistenza dignitosa diventa la premessa per il riconoscimento di quei diritti – quali quelli al lavoro, all’istruzione, alla salute e all’abitazione - che si presentano ormai come precondizioni della democrazia.

A Nizza la Carta verrà proclamata dal Consiglio insieme al Parlamento Europeo e alla Commissione. Ma questo momento solenne, perlomeno nell’ottica del Governo italiano, non rappresenta che una tappa, per quanto importante.

Una volta proclamata, la Carta avrà un valore non soltanto politico e culturale come base di un’identità dell’Europa nei confronti dei suoi cittadini e dei Paesi terzi; avrà altresì, attraverso la giurisprudenza della Corte di Giustizia che guarderà alla Carta come ad un punto di riferimento per accertare la legittimità dell’azione normativa dell’Unione Europea, un valore giuridico indubitabile.

Ma tutto ciò non basta, ha concluso Dini su questo tema: a partire da Nizza ci impegneremo perché venga identificato un percorso negoziale che consenta di collocare la Carta in un processo volto a dare un contenuto compiuto all’integrazione economica e politica del Continente Europeo. Una nuova pagina – quella di una Costituzione che, accanto agli aspetti organizzativi della società europea, faccia riferimento ai diritti fondamentali dei suoi cittadini – resta ancora da scrivere. (Inform)


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