* INFORM *

INFORM - N. 186 - 24 ottobre 2000

Voto all'estero - Grido d'allarme di Antonio Macrì (CGIE):

Se non si modifica sostanzialmente il Testo unificato presentato dalla Senatrice Prisco riguardante la legge ordinaria, o se non si prendono altri provvedimenti, non voteremo nel 2001

BUENOS AIRES - Lasciamo da parte tutte le considerazioni politiche, speculazioni sul comportamento dei partiti o dei loro parlamentari. Facciamo per ora lo stesso con le deficienze delle strutture che dovranno curare la loro applicazione (MAE con Consolati, MAE con Ministero degli Interni, Municipi) ed andiamo ad analizzare i tempi tecnici previsti per ora nella legge ordinaria e che devono essere indispensabilmente cambiati, se si vuole avere qualche chance.

Ammettiamo anche la massima diligenza e celerità negli adempimenti previsti. Le date a ritroso sono un ottimo strumento per confondere le idee, volontariamente o involontariamente. Cerchiamo di analizzare quanto fin da adesso previsto alla luce delle scadenze che ora iniziano.

Le modifiche agli articoli 56 e 57 sono state approvate il 18 ottobre. É ormai accertato che la modifica costituzionale non potrà essere promulgata prima del 18 gennaio 2001. Ammettiamo, anche se tremendamente incerto, che la legge ordinaria arrivi concordata nel frattempo per essere presentata in aula il lunedì 22 gennaio. Ci vorranno due giorni per dichiarazioni di voto e votazione. Dal Senato dovrà passare alla Camera dei Deputati ed essere discussa ed approvata per il 31 gennaio (tour de force non semplice). Da quel che si sa la scadenza massima per il rinnovo del Parlamento è il 21 aprile 2001 (C’è chi parla dell’8 aprile).

L’art. 4 del Testo unificato predisposto dalla senatrice Prisco stabilisce che l’opzione per il voto per corrispondenza (condizione questa quasi accettata) deve partire 120 giorni prima della scadenza delle Camere; ossia per lo meno prima del 21 dicembre del 2000. Quindi questo articolo non deve prevedere 120 giorni ma solo 60 o 70 giorni al massimo.

In collegamento con la precedente norma, lo stesso art. 4 stabilisce che l’elettore deve far pervenire all’ufficio consolare competente non oltre il settantesimo giorno precedente la data delle elezioni la domanda per l’iscrizione all’elenco (opzione). Ossia: 21 aprile meno settanta; il 10 febbraio. Se includiamo i tempi postali deve inviarla non oltre fine gennaio.

L’art. 5 stabilisce che almeno 30 giorni prima delle elezioni il Ministero dell'Interno deve notificare ai Comuni l’opzione fatta. Ossia prima del 20 marzo il Ministero dell'Interno dovrebbe avere l’elenco aggiornato degli elettori che hanno esercitato la facoltà di esprimere il voto per corrispondenza per poi predisporre tutte le operazioni elettorali compresa la redazione e la stampa delle schede e dei plichi elettorali e quindi il loro invio ai Consolati.

La maggior parte di questi periodi di tempo sono minimi e necessari. Conseguentemente tutte le procedure devono partire non dopo l’approvazione della Legge ordinaria, ma subito.

Pensiamo anche che al punto 2 dello stesso art. 5 si stabilisce che "i Comuni sono tenuti a sospendere dall’esercizio del voto.... coloro che hanno optato per il voto per corrispondenza". Quindi devono per forza essere notificati con l’anticipo sufficiente prima di inviare le cartoline al resto degli elettori.

Art. 10: 20 giorni prima della stata stabilita per le elezioni gli uffici consolari:.... inviano agli elettori il plico contenente la scheda, per dare poi tempo (12 giorni prima delle elezioni) per far valere il diritto di fare richiesta al capo dell’ufficio consolare reclamando per non aver ricevuto la scheda.

Come conclusione sembrerebbe che una svolta potrebbe essere quella di cambiare l’impostazione della legge (l’eliminazione dell’opzione farebbe guadagnare molto tempo).

Anche se si cambiassero le date previste, pensare all’adempimento di tutte le prassi interministeriali amministrative, consolari, comunali, diffusione, tempi postali e legali in soli 60 o 70 giorni è apparentemente non fattibile. Non voglio aggiungere il problema dell’erogazione dei fondi necessari in tempo e forma.

Forse ci potrebbero essere un paio di soluzioni:

  1. Un accordo per approvare la legge ordinaria per fine novembre senza aspettare la promulgazione della modifica costituzionale. Magari con una clausola sospensiva legata alla promulgazione. Questo permetterebbe di mettere tutto l’apparato in marcia, con la sufficiente anticipazione, specialmente la "diffusione" dell’informazione indispensabile per non far sparire migliaia di elettori dalle liste con l’operazione "opzione" e l’erogazione effettiva dei fondi, rendendo fattibile la votazione nel 2001.
  2. Spostare la data delle elezioni a fine maggio. Ci sono altre soluzioni? Benvenute siano. Sbaglio nella mia analisi? Magari!

Sono quesiti che ci stiamo ponendo in molti e sarebbe quindi opportuno un eventuale chiarimento da parte di qualche parlamentare o funzionario esperto. (Antonio Macri*-Inform)

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* CGIE Argentina, Vice Segretario generale del CGIE per l'America Latina


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