La Carta europea dei diritti fondamentali : parte dei Trattati o mera dichiarazione di principi?
FRIBURGO/BR - Anticipiamo dal n° 6/2000 di "Dialogo", notiziario della UIM e della ITAL per le Comunità italiane di Germania, questo intervento del Segretario Generale della Uim Francesco Fatiga sui risultati del recente vertice europeo di Biarritz
Sulle conclusioni del summit europeo dei Quindici Capi di Stato e di Governo svoltosi a Biarritz nei giorni scorsi, il giudizio può essere di cauto ottimismo o di cauto pessimismo, secondo l'angolo visuale da cui ci si pone.
Noi propendiamo per la prima tesi confidando nella unanime presa di coscienza dei Grandi Capi che se al prossimo summit, quello ufficiale della Conferenza intergovernativa di Nizza del 7/8 dicembre, non si dovessero registrare positivi passi in avanti nel processo d'integrazione sociale e politico, non ci sarebbe uno stato di fermo ma un sostanziale arretramento dell'Unione e la stessa intesa monetaria dell'Euro entrerebbe in una crisi profonda.
Dei quattro punti iscritti nell'agenda di Biarritz, anche se tutti cruciali per delineare la qualità e la velocità del percorso europeo, quello che ci sembra prioritario è l'adozione della Carta dei diritti fondamentali che in definitiva rappresenterebbe la premessa della futura Carta Costituzionale Europea.
Su questo aspetto i Quindici si sono trovati d'accordo ad approvare il testo ma sono rimasti divisi sul valore da attribuire alla stessa rispetto ai Trattati.
Per l'Italia, la Germania ed altri la Carta dovrebbe far parte integrante dei Trattati e, quindi, sarebbe sancita la sua valenza giuridica. Per l'Inghilterra, la Danimarca ed altri dovrebbe rimanere una più o meno solenne dichiarazione di principi.
La questione non è di poco conto perché, se si parla di "diritti fondamentali", che diritti sarebbero senza poterli far valere in giudizio?
Noi ci auguriamo che a Nizza il problema sia risolto in maniera sostanziale e non formale; che non sia rinviato al 1° semestre del 2001 con la presidenza svedese, che siano ascoltate le istanze della Confederazione europea dei Sindacati dei lavoratori, del Movimento europeo, dei Federalisti e dell'associazionismo che rappresenta la società civile europea che ormai mal sopporta un'Unione integrata ai soli fini monetaristici e di mercato. La soluzione non è ancora a portata di mano ed in questo senso pesano anche le difficoltà interne che gli stessi Paesi più convinti sull'avanzamento del processo europeo come l'Italia e la Germania devono affrontare e superare.
Noi abbiamo il signor Bossi che ha definito il testo della Carta nazista, stalinista, musulmano e massonico e su questa farneticazione ha convinto i suoi soci a votare in Parlamento una mozione difforme da quella della maggioranza indebolendo agli occhi dei nostri partner europei la posizione dell'Italia.
Ed anche la Germania ha le sue sciagure: ad esempio, il governatore del Baden Württemberg, Herr Erwin Teufel, che benedice allegramente e con metodi, per dirla con un eufemismo, molto sbrigativi, le espulsioni di "cittadini comunitari" in barba al diritto di libera circolazione e residenza com'è successo a diversi nostri connazionali emigrati.
Ed anche nei confronti dell'emigrazione interna all'Europa che la Carta dei diritti fondamentali e la sua valenza giuridica ha una rilevanza straordinaria. Per quanto ci riguarda approfondiremo l'argomento a Berlino in occasione della Conferenza degli italiani in Europa. (Francesco Fatiga-Dialogo/Inform)