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INFORM - N. 181 - 17 ottobre 2000

Claudio Lizzola (CGIE/Forza Italia) contrario all'inserimento della legge ordinaria sul voto all'estero nella riforma della legge elettorale

Lo scippo. Inapplicabile il "testo unificato"Prisco

TORONTO - Che gli italiani all’estero siano stati illusi, imbrogliati, circuiti, beffati, defraudati, presi in giro da tanti, troppi, politici italiani, è cosa nota e risaputa da decenni. Dopo quanto è accaduto in Commissione Affari Costituzionali del Senato la scorsa settimana, possiamo dire che siamo anche stati scippati.

Cosa è accaduto di tanto grave? Per rispondere bisogna considerare per un istante l’insieme delle leggi attualmente in esame del Parlamento volte a garantire l’esercizio del diritto di voto ai cittadini italiani residenti all’estero. Da un lato abbiamo le modifiche alla Costituzione che con un iter lungo, faticoso e difficile sono però prossime ad una definitiva approvazione, dall’altro abbiamo il progetto di legge ordinaria che regolamenterà le nuove norme costituzionali.

Questo progetto di legge, già travagliato di per se, aveva tuttavia il vantaggio di essere in un’area di intesa - forse l’unica - che esiste oggi fra maggioranza e opposizione. La scorsa settimana, il Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, Senatore Villlone dei DS, con un colpo di mano a sorpresa, ha dirottato il progetto di legge da quello spazio politico abbastanza tranquillo per inserirlo in un settore dove invece la guerra politica divampa rovente, cioè nel cosiddetto "pacchetto" di riforme elettorali che la maggioranza intende presentare in Parlamento.

Un vero e proprio scippo contro cui sono intervenuti, senza peraltro ottenere alcun risultato, il Senatore Schifani di Forza Italia e la Senatrice Pasquali di Alleanza Nazionale.

Il Senatore DS Villone, invece di lasciare la legge che ci riguarda proseguire nel suo cammino parlamentare difficile, ma tuttavia possibile, data la benevolenza con cui le forze politiche in generale guardano alle nostre rivendicazioni, l’ha trascinata di forza nel mezzo della tempesta politica che vede maggioranza e opposizione su sponde diametralmente opposte.

Perché allora il Senatore Villone dei Democratici di Sinistra, che a parole è grande amico degli italiani all’estero ma che nella realtà li scippa del loro diritto più fondamentale, ha fatto questa brillante pensata?

La risposta non è difficile: Villone con una fava prende due piccioni: da un lato fa naufragare la legge ordinaria sul voto all’estero, includendola in un pacchetto ben più ampio, complesso e controverso che verrà quasi sicuramente bocciato dall’opposizione, dall’altro ha l’opportunità di addossarne la colpa al Polo e, in prima persona, a Berlusconi che in più riprese ha dichiarato che il tempo delle riforme (riferendosi però a quelle concernenti la legge elettorale interna italiana) è passato.

Ma Villone, con i suoi colleghi DS, non è solo scaltro, è anche previdente. Nell’ipotesi improbabile ma pur tuttavia possibile, che anche il Polo approvi il "pacchetto" elettorale proposto dalla maggioranza, ha voluto assicurarsi che la legge sul voto all’estero contenesse i germi della sua autodistruzione. Chi si sia dato la pena di leggere il cosiddetto progetto unificato Prisco sulle norme del diritto di voto all’estero, avrà certamente notato una serie di disposizioni del tutto inapplicabili o che renderebbero inapplicabile la legge.

Ad esempio il progetto di legge inopinatamente prevede che gli elettori all’estero debbano optare se votare per corrispondenza dalla loro residenza estera, oppure in Italia presso la loro sezione elettorale d’origine. Dico inopinatamente perché la quarantennale battaglia per il voto all’estero è stata fatta appunto per votare all’estero, non in Italia. In ogni modo questa norma, già di per se assurda diventa proibitiva, almeno per quanto riguarda le prossime elezioni, quando prescrive che la cartolina per esercitare l’opzione deve essere inviata al cittadino 120 giorni prima della scadenza delle Camere.

Le Camere scadono il 16 Aprile 2001, quindi le cartoline dovrebbero essere spedite entro il 16 gennaio del prossimo anno, cioè fra tre mesi mentre i registri degli aventi diritto al voto sono ancora al di là da venire e l’anagrafe degli italiani all’estero è del tutto inattendibile.

Un’altra disposizione che creerebbe insormontabili problemi, almeno in Canada ed in Australia, è quella contenuta nel primo comma dell’art. 6 che recita: "All'interno della circoscrizione estera sono individuate più ripartizioni corrispondenti a grandi aree geografiche." Bisogna ricordare che Canada e Australia hanno accettato a grandi linee l’idea di consentire il voto sul loro territorio solo grazie al concetto della circoscrizione estero che, di fatto, toglie qualsiasi legame territoriale fra i candidati ed i Paesi esteri dai quali i voti provengono. Se tale concetto viene reintrodotto dalla porta di servizio, mi pare che l’intera impalcatura concettuale della circoscrizione estero venga miseramente a crollare trascinandosi dietro i prevedibili dinieghi di alcuni Paesi a permettere il voto sul loro territorio.

E parlando di territorio, il progetto unificato Prisco contiene un’altra amenità di diritto internazionale quando, al comma primo dell’art. 16 prescrive: " Chi commetta in territorio estero taluno dei reati previsti dal testo unico delle leggi per la elezione della Camera dei deputati, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni, è punito secondo la legge italiana. Le sanzioni previste nell'articolo 100 del medesimo testo unico, in caso di voto per corrispondenza, si intendono raddoppiate."

Ora, io non sono un esperto di diritto internazionale, ma ricordo distintamente che uno dei principi fondamentali dei rapporti fra Stati è quello che ogni Stato ha esclusiva giurisdizione sul proprio territorio. In altre parole uno Stato non ha, né può arrogarsi il diritto di perseguire reati che siano stati commessi in un altro Stato. Figuriamoci poi se si tratta di reati contro leggi peculiari e specifiche come quelle elettorali commessi, magari, da un cittadino italiano che possiede anche un’altra cittadinanza.

Come farebbe poi lo Stato italiano ad accertare e provare un tale tipo di reato commesso in territorio straniero? Ci manda forse i carabinieri?

Siamo seri, cari certi politici e legislatori italiani! E cercate di non prenderci più in giro.

Potrei proseguire con queste osservazioni: ricordo solo che il Senatore Enrico Pianetta di Forza Italia ha presentato ben 12 emendamenti a questo progetto di legge da barzelletta, fra cui quello che stabilisce che i candidati alla circoscrizione estero debbano essere, come ragione impone, residenti all’estero.

Inutile dire che nessuno dei 12 emendamenti è stato accolto: evidentemente i legislatori della maggioranza ritengono che la loro legge sia assolutamente perfetta. Ciò però contrasta con le loro dichiarazioni: l’Onorevole Rosa Russo Jervolino, in un appassionato intervento alla riunione del CGIE dello scorso febbraio, aveva assicurato che la legge avrebbe richiesto ai candidati il prerequisito della residenza all’estero e, solo poche settimane fa, l’ineffabile Senatore Villone aveva dichiarato a Montreal davanti a circa 300 invitati e membri del Comites esattamente la stessa cosa.

Perché questa gente che si crede, e purtroppo lo è, importante, dice una cosa e ne fa un’altra? C’è forse un burattinaio occulto che ordina lo scippo di leggi e fa smentire autorevolissimi membri del governo?

Io penso di no: come diceva Totò ognuno è imbecille in proprio. E’ solo che questa gente in primo luogo è abituata alla menzogna, ha un senso dell’onore che noi, gente normale, giudicheremmo quanto meno appannato e, fondamentalmente, non gliene importa niente di noi né di quello che pensiamo. In breve: ci disprezza. Possiamo solo fare una cosa: ricambiare. (Claudio Lizzola*)

* Claudio Lizzola risiede in Canada ed è delegato di Forza Italia nel Consiglio Generale degli Italiani all'estero.


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