* INFORM *

INFORM - N. 180 - 16 ottobre 2000

Grave denuncia di "Nuovo Oltreconfine", Stoccarda

Famiglia di disoccupati italiani espulsi dopo essere stati denudati e perquisiti

STOCCARDA - La questione dei diritti negati ai nostri connazionali è, e rimane, un punto centrale dell'emigrazione italiana che vive e lavora nel cuore d'Europa. Quando uno Stato civile e democratico come la Germania non vuole rispettare sacrosanti diritti, sanciti nel Trattato di Roma e precisamente dall'articolo 48, dà motivo di grande preoccupazione. E' infatti inquietante quanto sta avvenendo nella Germania, attualmente governata da una coalizione di sinistra.

In questo paese, che ha una grande tradizione civile, laddove il rispetto della flora e della fauna non ha paragone al mondo, gli italiani (non quelli che lavorano, ma i disoccupati, i pensionati e i meno abbienti) vengono trattati peggio degli extracomunitari, cioè di coloro che, presentandosi alla frontiere, chiedono aiuto o rifugio e non vengono né espulsi né cacciati. Mentre la Commissione Europea di Bruxelles stava istruendo formalmente la "procedura di infrazione" nei confronti della Germania, accusata di non rispettare le normative comunitarie per i cittadini italiani, vari tribunali tedeschi, infischiandosene persino del tam-tam provocato dalla stampa locale, continuavano a sentenziare espulsioni a catena e a negare soggiorni ai cittadini italiani che risiedono nella patria di Wolfgang Goethe.

Le autorità sotto accusa sono prevalentemente quelle di alcuni Laender meridionali, che continuano a dare una interpretazione distorta e sbagliata delle normative comunitarie, riconoscendo solo agli italiani che qui lavorano e producono lo status di "cittadino comunitario" con relativi diritti alla residenza.

Tale diritto viene subito negato o soppresso quando qualcuno, per varie vicissitudini personali, è costretto ad usufruire dell'aiuto sociale per campare, o perché, dopo aver lavorato e pagato le tasse per una vita in Germania, percependo una pensione inferiore ai 1.200 marchi mensili, non riesce a raggiungere il minimo riconosciuto per il proprio fabbisogno.

Una situazione ormai nota al nostro Governo che, incalzato anche da alcune interrogazioni parlamentari della Destra italiana, ha cominciato ad interessare le nostre autorità diplomatico-consolari perché iniziassero a muoversi, a censire il problema, intervenendo direttamente a vario livello. Non è un caso quindi che a Stoccarda, capoluogo di una dei Laender più a rischio, sia stata istituita una "commissione paritetica" sul problema, che per la seconda volta dovrebbe riunirsi nelle prossime settimane per fare il punto su questa grave questione.

Ad avvelenare il già precario clima legato al delicato problema del diritto alla libera circolazione e alla residenza negato, vi è la via crucis che una famiglia di disoccupati italiani ha dovuto subire prima di essere fatta salire su un aereo di linea e rispedita a Milano, dove i malcapitati sono stati presi in consegna dalla polizia italiana che non sapeva cosa fare di loro.

Ma vediamo cosa contiene la drammatica denuncia fatta ad un console nel Baden-Wuerttemberg da una famiglia di siciliani composta da moglie, marito e quattro figli. Costoro, giunti nel 1999 in una città meridionale della Germania, vi si stabilirono regolarmente dopo che il capofamiglia ebbe a trovare un posto di lavoro.

Costui subisce un infortunio e dopo pochi giorni viene licenziato. Nel contempo riceve una lettera dell'ufficio di polizia degli stranieri in cui viene notificato che il soggiorno sarà annullato se non troverà entro breve tempo un'occupazione. Il malcapitato, nonostante il precario stato di salute, trova un nuovo lavoro e si presenta all'ufficio di assistenza della Caritas, affinché comunichi il nuovo fatto all'ufficio di polizia interessato. Dopo alcune telefonate il caso sembra essere definitivamente chiarito.

Purtroppo non è così. Tre giorni dopo, alle cinque del mattino, tutti i membri della famiglia vengono prelevati dalla polizia, giunta in forza nell'abitazione, accompagnati all'aeroporto di Stoccarda e - dopo essere stati perquisiti e denudati, bambini compresi - vengono espulsi. Con le conseguenze che tutti possono immaginare.

Tutto ciò sta avvenendo in un paese considerato amico e alleato dell'Italia, in un paese il cui governo dice di combattere ogni forma di xenofobia e di intolleranza. Tutto ciò avviene in uno Stato che non si preoccupa minimamente dei rimbrotti continui che giungono dalla Commissione Europea di Bruxelles e dal Parlamento Europeo di Strasburgo, che non possono né accettare né tollerare questa xenofobia dei "colletti bianchi" nata all'ombra dei cavilli, dei paragrafi, delle convenienze e degli egoismi sfrenati.

Gli italiani che in Germania vivono e lavorano pagando profumatamente anche le tasse, devono avere uguali diritti e doveri dei tedeschi; non possono essere usati quando lavorano e scaricati quando sono ammalati, disoccupati o indigenti. Ma dove è andato a finire quell'umanesimo del lavoro esemplare e civile che i primi italiani venuti in Germania nel dopoguerra per la ricostruzione dovettero con sorpresa registrare, nonostante le baracche e nonostante non fosse ancora stato firmato il Trattato di Roma?

Attualmente, tra i due governi interessati si tenta di mantenere i contenzioso a livello bilaterale. Ma se il problema, che è politico, non sarà risolto, la questione diventerà esplosiva, un fatto di difficile gestione che sarà certamente oggetto di attenzione e di dibattito anche alla Conferenza continentale degli italiani in Europa che si terrà a Berlino il 16-17 novembre e che dovrà verificare il reale stato d'integrazione della comunità più numerosa del vecchio Continente.

A Berlino sicuramente qualcuno punterà il dito contro la Germania di Schroeder e di Fischer, e di quelle forze politiche che, pur proclamandosi europeiste, per sfrenato egoismo si ostinano a negare quei diritti elementari sanciti e riconosciuti dal Trattato di Roma, che tutti riconoscono e che vengono vergognosamente negati agli italiani in Germania.

Il caso della famiglia di italiani clamorosamente espulsi perché il padre era disoccupato, è emblematico perché ripropone l'urgenza e la gravità del problema, la cui soluzione non può essere ulteriormente rinviata ad altre stagioni, ma subito affrontata e risolta, prima che sia troppo tardi, prima che l'irrazionalità di Stato si sostituisca al buonsenso e alla ragionevolezza dei cittadini che vivono il mondo. (Bruno Zoratto*-Nuovo Oltreconfine/Inform)

* Direttore di Nuovo Oltreconfine, Presidente della Commissione Informazione e Comunicazione del CGIE


Vai a: