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INFORM - N. 171 - 5 ottobre 2000

L'alt del cardinale Biffi ai Musulmani: una provocazione su cui riflettere

La difficile convivenza tra Islam e Cristianesimo. Provocazione costituzionalmente sbagliata, sostanzialmente vera, sostiene Egidio Todeschini. (*)

FRANCOFORTE - Sul Webgiornale del primo e due ottobre, il quotidiano bilingue su Internet per gli italiani in Germania (www.webgiornale.de) , l'ex direttore del "Corriere degli Italiani" della Svizzera Egidio Todeschini ha affrontato una questione che è ancora al centro dell'attenzione pubblica italiana: l'alt del cardinale Biffi all'immigrazione musulmana.

Il comandante - non chiedetemi il nome, non lo ricordo - che guidò la flotta veneziana alla vittoria di Lepanto (1571) contro i Turchi è passato alla Storia come il salvatore dell'Occidente cristiano dall'invasione islamica; il cardinale Biffi invece, che nell'odierna immigrazione musulmana vede ancora un rischio per la civiltà occidentale, passa, se non per razzista, quanto meno per retrivo conservatore. Eppure, nella mentalità forgiata dal Corano non è cambiato granché, negli ultimi 400 e passa anni: sempre propensa a far dipendere la politica dalla religione; sempre ubbidiente alla concezione della donna sottomessa - a volte addirittura schiava - all'uomo che le è superiore; sempre seguace della legge del taglione che non esclude la pena di morte; sempre permissiva della poligamia (anche se meno praticata per motivi economici); sempre convinta che l'infibulazione (o mutilazione degli organi genitali femminili) sia giusta e santa; sempre persuasa della benedizione di Allah su chi persegue la "lotta agli infedeli".

Sta di fatto, il "vade retro" espresso un paio di settimane fa dal porporato di Bologna è miccia per la fugace polemica tra chi approva tout court, chi aspramente critica e chi sibillinamente distingue. Poi, con la stessa velocità con la quale si è accesa, la discussione si spegne: è caratteristica italica, un gran polverone per ogni cosa e poi la quiete dopo la tempesta. Forse è il caso di riparlarne.

Cosa ha detto in sostanza il cardinale Biffi? Il sugo del suo discorso è stato: "diamo la preferenza all'immigrazione cattolica, è meglio che in Italia non ci siano troppi musulmani." Poi ha chiarito il suo pensiero: non è una questione di religione, ma piuttosto di compatibilità di regole sociali, quelle islamiche essendo in contrasto con le nostre. Si sarebbe potuto stigmatizzare su quell'aggettivo "cattolico" che sembrava escludere anche protestanti ed ortodossi, che pure sono cristiani, ma il rilievo non è stato fatto. Si è preferito invece fare ricorso alla Costituzione, a quel suo articolo 3 che proibisce in Italia le "distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali", dal quale consegue che discriminare i musulmani significa andare contro la nostra legge massima.

Niente da eccepire. Ma allora, gli scandalizzati signori della pseudo democrazia ci vogliono spiegare perché mai le donne islamiche possono - è regalo della Jervolino - farsi una carta d'identità con tanto di volto coperto dal chador, mentre le signore italiane devono mostrare integralmente i tratti del loro viso? E perché mai i nostri macellai devono osservare le norme per una mattanza indolore quando i loro omologhi seguaci di Allah possono far morire per dissanguamento gli animali da macello? E perché mai la Chiesa pecca di ingerenza negli affari di Stato se predica l'abolizione di quella pena di morte chiamata aborto, il mantenimento del Crocefisso nelle scuole o la sacralità del matrimonio (tre obblighi costituzionali, oltre che precetti cristiani), e le comunità importate dall'Islam possono insistentemente chiedere, e magari ottenere, non solo il doveroso rispetto dei loro momenti di preghiera (5 al giorno) ma anche il riconoscimento ufficiale dei loro usi e costumi? E perché il vitto dei carcerati deve rispettare (è circolare ministeriale di pochi giorni fa) le prescrizioni igienico-religiose dei diversi culti (niente maiale per i musulmani, nessuna contaminazione tra carne e latticini per gli ebrei, ecc.), con relativi oneri per lo Stato, mentre ai questurini viene offerta in mensa la stessa minestra, senza variazioni in funzione della fede cui appartengono? Essere italiani non significa necessariamente essere cattolici.

Non c'è dubbio, ha predicato male il Cardinale, non tanto nella sostanza quanto nella forma, per un verso incostituzionale, per un altro poco pragmatica, dato che non è possibile dar valore di passaporto al certificato di battesimo. Ma è altrettanto vero che la reazione si è sviluppata all'insegna dei buoni sermoni che lasciano il tempo che trovano. Certo, è conquista di civiltà anche la laicità dello Stato che non può e non deve essere soggetto ad influenza ecclesiale; ma lo Stato laico ha il dovere di difendere l'identità dei propri cittadini senza nascondersi dietro l'etichetta della tutela del "diverso". E il cardinale Biffi ha solo anticipato provocatoriamente un problema che quanto prima dovrà essere affrontato e risolto. (Egidio Todeschini, de.it.press/Inform)

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(*) N.d.r. ...con qualche forzatura, vedi infibulazione, circoscritta ad alcune popolazioni.

 


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