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INFORM - N. 169 - 3 ottobre 2000

La lingua italiana che cambia a "Italia chiama Italia"

ROMA - A riaprire il dibattito sulle trasformazioni dell`italiano e sull`uso sempre più frequente di termini presi in prestito dall`inglese e dai nuovi linguaggi telematici è stata la recente pubblicazione della nuova edizione del Devoto-Oli uno dei più autorevoli dizionari italiani, che annovera 400 vocaboli mutuati da lingue straniere. E mentre nel mondo cresce la voglia di imparare l`italiano - e si aprono nuove sedi della Dante Alighieri, aumentano le università straniere in cui si insegna italiano - si accende la polemica fra quanti sostengono che occorre tutelare la struttura del linguaggio e quanti affermano che le nuove parole rappresentano un arricchimento linguistico.

A parlare di tutto questo, "Italia chiama Italia", nella puntata in onda martedì 3 ottobre in Africa e Americhe e mercoledì 4 in Australia.- segnala Maryna Natoli, curatrice della trasmissione di Rai International - ha invitato proprio coloro che istituzionalmente sono incaricati di diffondere la nostra lingua e la nostra cultura all`estero: il direttore dell`istituto di cultura di Parigi, un professore di italiano all`università di Melbourne, in Australia, una giornalista di Buenos Aires, la presidentessa della Dante Alighieri di Johannesburg. Ospite negli studi della Rai di Saxa Rubra, uno degli esperti della prestigiosa enciclopedia Treccani incaricati di controllare l’evoluzione del linguaggio. Fra i temi in discussione, anche l`uso sempre più frequente di termini "femminilizzati" in nome della parità dei sessi: si può parlare di sindaca o ministra o sarebbe meglio dire il sindaco, signora Tal dei Tali, o come sostiene ai nostri microfoni, Silvia Costa, presidente della commissione parlamentare per le pari opportunità, è preferibile riferirsi alla signora ministro? (Inform)--


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