* INFORM *
INFORM - N. 167 - 29 settembre 2000
"Realtà Nuova", settimanale dei DS in Svizzera
Dopo la netta sconfitta dell’iniziativa del 18% . Ora battiamo con forza il chiodo dell’integrazione!
ZURIGO - L’iniziativa del 18% ha fatto la stessa fine di tutte le iniziative antistranieri precedenti ed è stata massicciamente rifiutata da tutti i cantoni e dal popolo. Il 63,4% di NO all’iniziativa è un buon risultato. Il fatto che un forte NO sia venuto soprattutto dalla Romandia e nelle città, dove i migranti sono più numerosi, dimostra che l’accettazione non è una questione di numeri o di percentuali.
Cosa ha contribuito a questo risultato?
Innanzi tutta una campagna multilaterale portata avanti da un ampio fronte che comprendeva sia il governo federale, tre dei quattro partiti di governo, i sindacati, le organizzazioni degli impiegati, le associazioni umanitarie, le chiese, le associazioni padronali, le organizzazioni della popolazione migrante, ecc.
Dall’altra parte purtroppo bisogna registrare la gravità del fatto che per la prima volta una iniziativa antistranieri è stata appoggiata da un partito di governo, ovvero dall’Udc di Blocher.
Il NO ha diverse motivazioni; tre, secondo me, sono le più importanti.
Sicuramente è un NO dettato dagli interessi dell’economia alla presenza di tanti stranieri. Per l’economia è di vitale importanza che vi siano tanti migranti. Su un 1.300.000 cittadini migranti qui presenti circa 900.000 lavorano. I contributi alle prestazioni sociali in Svizzera pagate dai migranti sono un asse portante per lo Stato sociale di questo paese. L’Avs sarebbe in crisi senza i contributi dei migranti. Anche noi come sindacati, nella nostra campagna contro il 18%, abbiamo voluto dimostrare che la migrazione per la Svizzera è un "affare ".
Un altro motivo del NO è stato determinato dal danno che la Svizzera ne avrebbe tratto a livello internazionale. La sua immagine ne sarebbe stata danneggiata e l’apertura con l’Unione europea che si è voluta con l’accettazione degli accordi bilaterali si sarebbe impantanata.
Infine anche una buona parte dei NO era determinata dal non voler considerare i migranti come dei numeri o soltanto come un fattore economico, ma come uomini e donne. Questa visione umanitaria e solidale ha una sua tradizione nella Confederazione Elvetica. Per questo lo slogan del mio sindacato Flmo/Smuv era "Fremdfeindlichkeit ist unschweizerisch" (la xenofobia non è nella tradizione della Svizzera).
Forziamo l’andatura della politica d’integrazione.
Ci sono due elementi ora importanti: la revisione della legge sugli stranieri e la politica della cittadinanza
- È ora in consultazione la revisione della legge sugli stranieri. La proposta non va nella giusta direzione. E’ una legge che non pone al centro l’integrazione, ma è essenzialmente una legge poliziesca, fa confusione tra la politica dell’asilo e la politica di migrazione, tiene per lo più conto degli interessi dell’economia ed è anche pericolosa, perché crea migranti di serie A, quelli dell’Unione europea, e di serie B, gli altri. E’ una proposta che deve essere di molto migliorata.
- Cittadinanza: anche la consigliera federale Metzler ha riconosciuto che bisogna migliorare la politica della cittadinanza. Ora è troppo complicata, troppo selettiva e troppo cara. Inoltre si base sulla anacronistica "legge del sangue" e non "sulla "legge del suolo", per questo circa 350.000 migranti che sono nati qui sono considerati ancora degli stranieri e delle straniere. In Svizzera il numero dei migranti è alto perché sinora la politica della cittadinanza era una politica del rifiuto di accordare la cittadinanza. La legge sulla cittadinanza sia a livello federale, che cantonale e comunale, deve essere modificata, semplificata, resa all’altezza dei tempi e delle necessità del paese.
Con il rifiuto dell’iniziativa del 18% si sono poste le basi per realizzare una vera politica dell’integrazione. (Salvatore Di Concilio*-Realtà Nuova/Inform)
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* Segretario del sindacato FLMO/SMUV, settore migrazione, e consigliere comunale di Zurigo.
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