* INFORM *

INFORM - N. 167 - 29 settembre 2000

L'editoriale di "Corrispondenza Italia

Gli Svizzeri di Calvino, il Cardinale Biffi e le politiche migratorie.

"Non è peccato avere un occhio di riguardo per i giovani corregionali nel mondo..."

ROMA - C'è una notizia positiva, questa volta, con cui aprire il nostro dialogo con gli amici lettori Ancora una volta e in maniera inequivocabile, gli elettori svizzeri chiamati a referendum per fissare un tetto del 18 per cento alla quota di immigranti, hanno detto di no. Pur trattandosi di una quota altissima di stranieri, già inferiore a quella di fatto ospitata, e che è a sua volta una decina di volte maggiore di quella che abbiamo in Italia, gli Svizzeri hanno dato una lezione di civiltà (ma anche di buon senso: se non vogliamo scomodare i massimi valori etici) che ricaccia un bel po' indietro i fantasmi del razzismo e della xenofobia che tentano di riaffacciarsi sul proscenio europeo.

C'è stato chi, però, anche in questa occasione non ha esitato a distillare gocce di veleno ideologico, anche se da versanti che si vorrebbero opposti all'estremismo di destra. Hanno detto: "Vedete come sono bravi i concittadini di Calvino il protestante. Altro che i cattolici del Cardinale Biffi che vorrebbero sbarrare la strada ai maomettani, per aprirla soltanto ai correligionari latino-americani o asiatici!"

Ecco un esempio di come gli estremismi di ogni marca e colore, pur con le motivazioni radicalmente più opposte, di fatto finiscono con darsi la mano a danno dei veri valori della convivenza. Valori che richiedono sempre l'esercizio di virtù affinate e difficili: quelle della moderazione, dell'equilibrio, della temperanza, della mitezza (o del semplice buon senso, almeno).

Non solo la Svizzera ma tutta l'Europa e il mondo devono consentire la maggiore, possibile mobilità umana. Non solo ricordando che la Terra è di tutti, ma perché questo richiede il progresso delle società. E perché non può reggere la contraddizione tra libertà di movimento di capitali, prodotti, culture, idee e sbarre chiuse per le persone. L'esasperazione delle paure etnicistiche, il ricorso a spauracchi del tipo "invasione, perdite di identità" e simili è solo veleno sparso su processi aperti e delicati, già problematici di per sé. Ed è veramente meschino il bottino di voti che l'on. Bossi (e i suoi imitatori) possono trarre dall'agitazione di tristi parole d'ordine, che alludono alla congiura plutocratica-mondialista-cosmopolita.

Altro è quello che il Cardinal Biffi ricorda, sottolineando le maggiori difficoltà di integrazione che un Arabo della pur dirimpettaia costa del Mediterraneo può avere, rispetto a un immigrato proveniente dalle cento volte più lontane Filippine. Tener conto e gestire queste diversità con i mezzi della buona politica e della buona amministrazione è un elementare dovere verso i cittadini.

Non tocca evidentemente al Cardinale Biffi indicare gli strumenti. E nessuno può pensare di riesumare i criteri delle "quote" (tanti "latini" e tanti "slavi" purché ci siano ancor di più "anglosassoni" che chiedono di entrare negli Usa o in Canada o Australia). I nostri connazionali più anziani ricordano bene queste crudeli lotterie. Ma non è peccato se le regioni del Nord-Est hanno un occhio di riguardo per i giovani corregionali nel mondo.

E' solo un piccolo esempio. (Corrispondenza Italia/Inform)


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