* INFORM *

INFORM - N. 162 - 22 settembre 2000

L'opinione di Centofanti (CGIE) sulla pena di morte negli Stati Uniti

FILADELFIA - Avevo solo 13 anni quando in Addis Abeba mi schierai contro la pena di morte. Questo dopo aver assistito in piazza San Giorgio all'impiccagione di quattro schifta (banditi) ma che in realtà erano ribelli catturati con le armi in pugno. Erano patrioti.

Tornato in Italia nel 1947, dopo sei lunghi anni di prigionia nel Kenya, venni a conoscenza di quanto era successo nel nord Italia nel 1945, alla fine della guerra civile. Appresi che i capi del Comitato di Liberazione Nazionale, tra i quali anche un futuro Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, quello delle famose lacrime, avevano firmato la condanna a morte di Benito Mussolini e numerosi gerarchi della Repubblica Sociale Italiana e avevano dato via libera alle formazioni partigiane di massacrare centinaia di migliaia di giovani che avevano combattuto nelle file di quella Repubblica convinti in buona fede di difendere l'onore dell'Italia e che avevano la sola colpa di aver perduto la guerra.

Dopo qualche tempo quegli stessi firmatari delle condanne a morte dell'aprile 1945 divennero promotori della abolizione della pena di morte in Italia. Si potrebbe pensare che forse era la coscienza che li mordeva ma non è così. Erano semplicemente socialcomunisti che agivano freddamente, secondo un calcolo politico, nell'interesse dei loro partiti, sfruttando l'emozione che il soggetto causava nella massa amorfa ma sensibile degli italiani.

Qualche anno più tardi quegli stessi eroi della resistenza tornavano sulle originali posizioni firmando petizioni in favore della pena di morte, dell'eccidio dei bimbi non ancora nati , ma che hanno una vita, in favore dell'aborto.

Ora gli eredi di quegli eroi che credo siano tutti morti, pace all'anima loro, sconfitti sul piano ideologico con la caduta del muro di Berlino, il catastrofico collasso della Unione Sovietica e il totale fallimento della classe politica comunista, hanno sotterrato le camicie rosse per indossare il deprecato borghese doppiopetto. Con la nuova divisa continuano però la lotta contro l'eterno nemico, l'America.

Tutte le scuse sono buone e la pena di morte è ora la loro bandiera contro la più grande nazione atlantica che ancora la applica. Ma si guardano bene dal condannare con lo stesso fervore il governo cubano del compagno Castro, quello vietnamita del defunto Ho Chi Minh, e ancora più criminale quello cinese del defunto compagno Mao Tse Tung. I socialcomunisti italiani hanno sì rinnegato a parole l'ideologia comunista ma non condannano apertamente i sovietici per i 5 milioni di contadini ucraini massacrati dalle milizie rosse, i milioni di dissidenti delle repubbliche sovietiche, i tedeschi, ungheresi, cechi, polacchi, rinchiusi nei campi della Siberia e trucidati. Non condannano i loro compagni comunisti iugoslavi che hanno massacrato diecine di migliaia di italiani nelle foibe titine. Non parlano mai dei 60 milioni di vittime del comunismo mondiale. No signori. Gli assassini russi, iugoslavi, cinesi non sono i loro nemici. Questi sono e continuano ad essere gli americani. Ed ecco abbracciare la causa di quel povero disgraziato di Rocco Barnabei.

Gli italiani sanno pero che si tratta di pura propaganda politica e che oltreoceano non ha alcun effetto. In America infatti delle proteste italiane non si ha il minimo sentore. Gli unici che le seguono siamo alcune migliaia di italiani tra telespettatori di Rai International e lettori del quotidiano America Oggi. E siamo stufi di questa carnevalata che non approda a nulla. Sono ben altri i sistemi per convincere gli americani ad abolire la pena di morte. La volontà popolare americana è favorevole ad essa con il 70 per cento. Percentuale che rappresenta trasversalmente tutte le etnie, compresa la italiana; tutte le religioni, compresa la cattolica.

L'America è un vero paese democratico per cui la volontà dei cittadini va sempre rispettata. I signori sinistroidi italiani e gli utili idioti che a loro si accodano possono continuare a protestare come vogliono ma qui in America non li ascolta nessuno; praticamente per gli americani essi non esistono. (Vincenzo Centofanti*-Inform)

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* CGIE, Comites Filadelfia, USA


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