Una nota del CEDIEM
Passaporto: una discriminazione che non ci sta bene
La nota che segue ci è stata trasmessa dall'Associazione Valtellina in Ticino a nome del CEDIEM (Centro Documentazione e Informazione Emigrazione).
LUGANO - Da alcuni anni a questa parte il rilascio o il rinnovo del passaporto ha suscitato non poche discussioni - e lamentele - tra gli italiani all'estero. Tutto è nato da un comportamento dei consolati non sempre omogeneo e lineare: si è fatta strada l'idea che "l'operaio non è tenuto a pagare mentre l'impiegato non può esimersi dal pagamento". Una discriminazione di non chiara giustificazione che ha indotto più d'uno a fare il furbo arrivando quasi a considerare ingenui quanti pagavano il passaporto. Un controllo arrivato da Roma (in Germania ) constatò qualche anno fa che più della meta degli emigrati non pagavano il passaporto. Si strinsero i freni e si emanarono disposizioni chiare riproponendo la legge del 1967 approvata dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica e promulgata dall'allora presidente Giuseppe Saragat.
All'articolo 19 di detta legge si precisano coloro che non sono tenuti ad alcun pagamento: si tratta di cinque categorie di emigrati; due ci interessano particolarmente: gli emigranti-emigranti e gli indigenti.
Una classificazione incoerente, discriminante e anacronistica
Nel sito internet a cura del Consolato generale d'Italia in coordinamento con l'Ambasciata a Berna si dà l'identikit di quelli che abbiamo chiamato "emigranti-emigranti". Sono da considerare "emigranti" ai sensi della legge (e si fanno riferimenti addirittura al 1919 e al 1925) coloro che sono espatriati esclusivamente a scopo di lavoro manuale o per esercitare il piccolo commercio, intendendosi per lavoro manuale ogni attività per il cui espletamento non sono determinanti né l'impegno intellettuale né l'utilizzazione di specifica preparazione professionale. Secondo noi le incoerenze in questa, che dovrebbe essere una giustificazione ufficiale, non sono poche né di poco conto. Si è ritornati - o meglio non ci si è mai staccati - al vecchio cliché dell'emigrazione dell'800 e del primo 900: gente ammucchiata sulle banchine dei porti o sui marciapiedi delle stazioni ferroviarie in mezzo a valige e scatole di cartone tenute insieme da cordicelle: è l'immagine classica dell'emigrazione che certa classe politica chi sa perché stenta a cancellare.
Ma di strada se n'é fatta tanta: l'emigrato di oggi - almeno quello che parte dalle tradizionali nazioni europee fonti di mano d'opera è "cittadino" a tutti gli effetti. E le esigenze di domani puntano ad emigrati di sempre più alta tecnologia, quindi il discorso su certo lavoro manuale ci sembra per lo meno fuori posto.
Comunque ci piacerebbe ricevere da parte ufficiale esemplificazioni concrete dei lavori manuali in cui non sono "determinanti l'impegno intellettuale né l'utilizzazione di specifica preparazione professionale". O meglio ancora la competente autorità dovrebbe stilare due elenchi: le professioni che sono tenute a pagare il rilascio e rinnovo del passaporto e professioni che sono esenti da qualsiasi pagamento. Infatti, così come formulata, la precisazione consolare e d'ambasciata può dare adito - nei funzionari addetti ai lavori - ad interpretazioni molto personali se non addirittura clientelari. Potremo farci così un'idea - ma la nostra l'abbiamo ben chiara e precisa - di quali attività manuali non richiedono né impegno intellettuale né preparazione professionale... che per noi sono ben poche, forse non riempiono nemmeno gli spazi di una mano.
Esenzione doverosa
Nulla da eccepire sulla seconda categoria di italiani all'estero che la legge esenta da ogni pagamento per il rilascio e rinnovo del passaporto: gli indigenti.
Chi sia l'indigente lo definisce chiaramente il vocabolario della lingua italiana dello Zingarelli, "chi si trova in stato di assoluta povertà".
Questa definizione generale va commisurata alle valutazioni sociali del paese dove l'emigrato-povero vive: le proporzioni non sono sempre le stesse.
In Ticino - ed e il nostro caso - catalogato come povero chi deve far ricorso alla complementare (sussidio della pubblica assistenza) e non supera un reddito mensile di circa duemila franchi.
La notifica della tassazione che ne deriva dalla dichiarazione d'imposta è documento unico e valido per i funzionari del consolato per la gratuità del passaporto.
Detto questo, unica e logica ci pare la conclusione: la messa in atto di discriminazioni tra cittadini di uno stesso paese e con valenze non sempre convincenti è sicuramente un rischio da evitare.
Categorie in interrogativo
Giacché ci siamo, vorremmo andare un tantino più in là delle categorie di italiani all'estero elencati da Internet e farci qualche domanda supplementare.
Per esempio: dove mettiamo quegli italiani all'estero che si stanno preparando professionalmente - e quindi non guadagnano - studenti, apprendisti... ?
E i pensionati in quale categoria vengono catalogati?
Ci si perdoni se andiamo più in là: la cifra di bilancio alla voce rilascio e rinnovo passaporti a quanto ammonta (ci riferiamo alla circoscrizione consolare di Lugano a cui fanno capo oltre 65.000 italiani)? E quale utilizzo - domanda scandalosa ! - di queste entrate?
La gente prima o poi dovrà pur avere qualche risposta: non si è cittadini soggetti solo a doveri...
Che ne pensano - conclude il CEDIEM -i Comites e il CGIE, organi di ufficiale collegamento tra gli italiani all'estero e le autorità dello Stato? (Inform)