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INFORM - N. 155 - 13 settembre 2000

La nuova economia e l’emigrazione

PARIGI - Nuova economia, globalizzazione, pensiero unico, villaggio globale: altrettante espressioni nuove entrate nell’uso, senza che nel linguaggio corrente se ne abbia acquisita veramente una significazione chiara ed unanime. "New Biz", la tutta nuova rivista di Business uscita in agosto a Parigi, si è annunciata nel primo numero a grossi caratteri, sotto la testata, come "La Premier Magazine de la nuovelle économie". E si affretta a dettare subito la sua esemplificazione. La nuova economia, ad uno stadio iniziale di analisi, non sarebbe che l’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Non riusciamo però ancora a valutare se e quanto esse stiano per rivoluzionare le leggi più classiche dell’economia, in modo tale da gettarle alle ortiche.

Il Premio Nobel dell’economia, l’americano Robert Siolow, già dal 1987 aveva messo in causa il rapporto dato per certo tra gli sviluppi dell’informatica e quelli della produttività. Dopo 13 anni l’espansione di Internet è evidente ma non è egualmente evidente che la salita di produttività dell’economia americana provenga dalle sole imprese informatiche. Tanto afferma anche l’altro economista americano consultato in questi giorni, Robert Gordon, in appoggio a Solow. L’informatica migliora sicuramente la produttività dei produttori di materiali informatico. Gli altri settori della produzione rimangono condizionati dai fattori e dagli eventi che conosciamo dalla storia e che viviamo nell’attualità che ci è toccata in sorte. Anche in Europa la ripresa produttiva, che è in atto, non sarebbe il frutto diretto ed inequivocabile della nuova economia identificata negli sviluppi informatici. L’istituto di ricerca di ricerca ed analisi economica, l’INSEE, stima che gli effetti sulla crescita dell’economia francese delle nuove tecnologia della informazione e della comunicazione si avvicinano appena a 0,4 punti del PIB. Il contenuto economico come il peso e l’impatto culturale e psicologico-sociale del mondo multimediale hanno una natura enigmatica, sono del tutto nuovi alla esperienza del passato. Nondimeno questo settore è lanciato al suo sviluppo in Europa, anche se meno impetuosamente che negli Stati Uniti, i quali attirano i giovani cervelli dovunque li trovano, le energie più fresche e più pronte che si offrono loro da tutti i paesi, non ultimi dalla Cina e dall’India oltre che dall’Europa, derogando alle restrizioni ed ai controlli severi verso l’immigrazione generale.

Sono eloquenti in proposito i dati forniti dalle Università americane: il 50% dei diplomi di dottorato in matematica ed informatica ed il 58% dei diplomi di ingegnere rilasciati nello scorso anno sono andati a studenti stranieri, e molti di questi restano tranquillamente in Usa. Tra il 1995 ed il 1998 gli ingegneri cinesi e indiani erano presenti e durevolmente impegnati nel 29% delle nuove imprese create nello stesso periodo nella Silicon Valley. I due volani della ricerca, della preparazione e dell’inserimento rapido e di pieno successo di questi giovani nel mercato nordamericano – e così sarà sempre più in Europa – sono la formazione altamente qualificata in tutti i rami tecno-scientifici, non soltanto nell’informatica, e l’apprendimento linguistico, l’inglese e l’altra lingua del paese in cui lavorano.

L’assunzione di questo giovane personale avviene attraverso le operazioni di cosiddetto matching: il confronto sofisticato tra le offerte delle imprese e la rosa delle capacità e dei titoli dei candidati, elaborato da macchine. Il lavoro di queste macchine ed i risultati indicativi di decisioni da prendere, assolutamente oggettive, saranno tanto più soddisfacenti quanto più numerose sono le espressioni idiomatiche, i motti attributivi. Questo reclutamento tende ad ignorare la nazionalità.

Qui il discorso cade sulle illusioni, i limiti e la pericolosità della nuova economia e dei miracolismi multimediali che le si vorrebbero attribuire. Le nuove tecnologie – ripetiamo, informatiche e non informatiche – hanno un impatto sui rapporti umani e tendono ad ignorarli. Il trend di fondo che si va manifestando, inequivocabilmente, è l’alta, progressiva selettività e la fatale aristocratizzazione che ne deriva nella vita di relazione dentro le imprese e nella società in cui sono immerse, quindi nella politica, infine nella gouvernance mondiale, altra nuova parola, vagamente determinata, che adombra la figura, il ruolo, la missione del Grande Fratello, le grandi Potenze o la Super-Potenza nella vita internazionale.

Abbiamo molti diritti sacrosantamente riconosciuti, godiamo di un bavardage immenso per parlarne ed estrarne una problematica che va dal sociale alla letteratura, ma come scrive Eduard Galeano in "Le Monde Diplomatique", Parigi, luglio-agosto 2000, "mai la tecnologia delle comunicazioni è stata così perfezionata; ma la proprietà dei multi-media è sempre più concentrata in pochi mani, ed il nostro mondo assomiglia sempre più ad un regno di muti; il numero di coloro che hanno il diritto di ascoltare e di guardare non cessa di crescere, mentre si riduce vertiginosamente il numero di quelli che hanno il privilegio di informare, esprimersi e creare".

La dittatura della parola unica e dell’immagine unica potrebbe succedere al pensiero unico ed alla nuova economia negli stessi Paesi che si ritengono garantiti da una sicura democrazia. (Alberto Marinelli-Inform)


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