Il dibattito alla Festa nazionale dell'Unità di Bologna
Identità e potenzialità degli italiani all'estero, non solo problemi
BOLOGNA - Il dibattito sugli italiani all'estero - tradizionale appuntamento alla Festa nazionale dell'Unità - quest'anno ha fatto registrare una novità, la partecipazione dell'on. Mirko Tremaglia: un segno del clima unitario che si è stabilito tra le principali forze politiche sul tema dell'esercizio del diritto di voto all'estero. Sia il parlamentare di An che la senatrice diessina Franca D'Alessandro Prisco, relatrice del provvedimento sul voto al Senato, si sono mostrati ottimisti sull'approvazione definitiva - entro ottobre - della seconda revisione costituzionale dopo quella dell'articolo 48; la modifica cioè degli articoli 56 e 57 con l'indicazione del numero di 12 deputati e 6 senatori assegnati alla Circoscrizione Estero.
C'è solo da augurarsi che questo clima unitario possa contrassegnare anche la discussione e l'approvazione della legge ordinaria senza la quale, come ha sottolineato la senatrice Prisco che ne ha predisposto il testo unitario da discutere in Commissione Affari Costituzionali, non sarà possibile agli italiani all'estero votare alle prossime elezioni politiche del 2001. Sia Tremaglia che la Prisco hanno auspicato un'intesa informale tra le forze politiche e i gruppi parlamentari per far sì che la Camera possa approvare senza difficoltà il testo che uscirà dal Senato, evitando quel "palleggio" tra i due rami del Parlamento che nelle ultime legislature ha contribuito a ritardare il varo definitivo delle modifiche costituzionali sul voto all'estero.
Alla Festa dell'Unità di Bologna non si è parlato solo dei problemi da risolvere, ma, come da copione, anche di identità e potenzialità dell'altra Italia. Al dibattito, coordinato da Norberto Lombardi responsabile DS per gli italiani all'estero, hanno preso parte, infatti, anche il segretario generale del CGIE Franco Narducci e il presidente dell'Associazione tra le Camere di Commercio italiane all'estero, Danilo Longhi, oltre al Sottosegretario agli Esteri on. Franco Danieli al quale sono state affidate le conclusioni.
Gli italiani all'estero - ha detto Narducci - hanno avuto il grande merito di restare attaccati per decenni alla propria identità, attraverso i vari passaggi generazionali. L'identità è stato il cemento che ha tenuto insieme questa diaspora italiana, queste tante "Italie" che si sono ritrovate all'estero e che hanno solidarizzato e messo insieme i proprie sforzi. L'emigrazione, in effetti, ha sempre rappresentato una risorsa per l'Italia: da valvola di sfogo per le esplosioni demografiche dei primi del Novecento, al ruolo delle rimesse degli emigrati nella ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sta a noi - ha aggiunto Narducci - interpretare e saper cogliere nella giusta dimensione la risorsa rappresentata oggi dagli italiani all'estero, perché il mondo è andato avanti e i discendenti dei nostri emigrati sono oggi in molti paesi in posti chiave dell'economia, della politica, della scienza.
Di identità e di potenzialità ha parlato anche Danilo Longhi presidente di Assocamerestero, "quella realtà che vede le 102 Camere di Commercio italiane e le 62 Camere sparse nel mondo riconosciute dal nostro Governo oltre ad un'altra decina di Camere che stanno ottenendo il riconoscimento". Longhi è anche presidente dell'Ente Vicentini nel Mondo e componente della Consulta veneta dell'emigrazione. I nostri emigrati - ha affermato - hanno investito molto in capitali umani e i loro figli e nipoti sono divenuti in molti casi imprenditori: di qui la genesi delle 62 Camere di Commercio presenti in 40 Paesi di tutti i continenti. Dall'esportazione dall'Italia di beni di consumo (la nostalgia dei sapori è una delle grandi nostalgie di quanti emigrano) si è passati a quella dei beni strumentali perché l'imprenditore di origine italiana preferisce sempre i prodotti italiani, ed ha instaurato importanti relazioni con le nostre imprese, non solo per importare ed esportare ma nella prospettiva più matura dell'internazionalizzazione dell'economia, quella che oggi definiamo globalizzazione.
Sul tema dell'identità Danilo Longhi ha rilevato che malgrado le difficoltà incontrate, l'orgoglio di essere italiani è rimasto fortissimo. I discendenti degli emigrati si sentono figli di una cultura la cui storia affonda le radici nei millenni, e questo sicuramente li rende orgogliosi, parlano anche dopo tre-quattro generazioni la lingua italiana, più spesso i dialetti di provenienza. Il mondo in italiano è fatto oggi non solo da braccia e cuori ma da grandissime intelligenze, da capacità straordinarie di vivere il tempo presente. Malgrado ciò, purtroppo, si riscontrano gravi carenze da parte dello Stato. Gli Istituti di cultura all'estero languono, non hanno risorse sufficienti per tener viva la cultura italiana. Rai International è diventata un punto di riferimento importante ma l'informazione di ritorno è assolutamente carente e i nostri connazionali lamentano che noi non siamo informati di quello che essi fanno.
L'attuale inadeguatezza è stata riconosciuta dal Sottosegretario Danieli. Abbiamo una rete vasta di 93 Istituti di cultura - ha detto - , però soffriamo di una sedimentazione burocratica e normativa che ne limita l'azione: al di là del pagamento degli stipendi e delle spese di gestione restano per questa rete molto vasta solo 5 miliardi e 600 milioni di lire ogni anno per realizzare iniziative. Sulla base di questo dato non è certo possibile ottimizzare la promozione del patrimonio culturale e artistico italiano che rappresenta, a seconda dei sistemi di valutazione, tra il 42 e il 75 per cento del patrimonio complessivo mondiale. Occorre modificare in maniera drastica la legge 401 del '90 che disciplina gli Istituti e promuove la cultura all'estero: il ministero degli Affari Esteri ha elaborato un testo di riforma radicale che andrà al concerto interministeriale nei prossimi giorni e che contiamo di trasmettere in Parlamento entro i primi giorni di ottobre.
In tema d'informazione l'on. Danieli ha rilevato che Rai International è lo strumento fondamentale, però non funziona come dovrebbe. Tra le cause la scarsità dei fondi perché, secondo quanto affermato dal direttore di Rai Interrnational durante un recente convegno alla Farnesina, solo 26 miliardi dei 70 circa erogati dallo Stato sulla base delle apposite convenzioni, vengono utilizzati per la produzione di programmi e per l'informazione ai connazionali all'estero.
Per la stampa italiana all'estero c'è stata la decisione di raddoppiare i contributi annui (da due a quattro miliardi) e bisognerà lavorare in Parlamento perché questo obiettivo si realizzi. Nello stesso tempo sarà necessario lavorare nel settore della carta stampata perché si dia vita a strumenti di un certo peso e di dimensione tale che possano confrontarsi con il mercato, vivere delle proprie risorse e di quelle raccolte sul mercato.
La Prima Conferenza degli italiani nel mondo e il "pacchetto emigrazione"
"Ho insistito perché la Prima Conferenza degli italiani nel mondo fosse fissata entro il 2000, affinché venisse utilizzata come strumento di pressione nei confronti del mondo politico-istituzionale per responsabilizzarlo e riuscire a realizzare una serie di obiettivi: dalle piccole questioni che possono essere risolte in pochi giorni dal Parlamento, alle grandi questioni quali quella dell'esercizio del diritto di voto". Lo ha detto il Sottosegretario agli Esteri on. Franco Danieli concludendo il dibattito alla Festa nazionale dell'Unità di Bologna.
Danieli si è augurato che le affermazioni verbali si traducano in comportamenti coerenti e responsabili. "Sarebbe un grave disagio e imbarazzo per tutti noi, per lo stesso Capo dello Stato, per il Presidente del Consiglio e i leaders politici, presentarsi alla Conferenza senza che ci siano state risposte adeguate sul pacchetto emigrazione e sull'esercizio del diritto di voto, sugli strumenti economici e normativi da utilizzare per realizzare quegli obiettivi sui quali tutti concordiamo".
Tra le questioni cui rimettere mano alla ripresa dei lavori parlamentari, dopo la pausa estiva, Danieli ha ricordato che in sede di Finanziaria occorre integrare i capitoli di bilancio per l'assistenza. "Basterebbero 5-7 miliardi per l'assistenza diretta e indiretta, da destinare prevalentemente ai connazionali dell'America Latina, per affrontare l'emergenza". In tema di corsi di lingua e cultura all'estero, in seguito al venir meno del contributo del Fondo sociale europeo, una prima risposta è venuta in sede di assestamento di bilancio con uno stanziamento di 5 miliardi che hanno consentito di ridurre il disagio. Un tema apparentemente marginale riguarda la proroga della validità dei passaporti da 5 a 10 anni, che è stato già approvata dal Senato ed è ferma da parecchi mesi alla Camera: servirebbe a liberare centinaia di dipendenti all'interno degli uffici consolari riducendo nel contempo il disagio dei connazionali che devono rinnovare i passaporti. Altro provvedimento da approvare definitivamente è il disegno di legge di riforma dei Comites.
Nel concludere, il Sottosegretario Danieli ha detto di concordare con l'on. Tremaglia, presidente del Comitato parlamentare degli italiani all'estero, il quale aveva ancora una volta riaffermato la sua contrarietà alle elezioni anticipate (quando gli interessi sono generali bisogna dimenticare i partiti - aveva detto - ed io sono un pessimo uomo politico che pensa sempre a voce alta). Anch'io - ha detto l'on. Danieli - mi auguro che non ci siano tentativi di accelerare la fine naturale della legislatura; si tratterebbe di un atteggiamento incoerente rispetto alle affermazioni che vengono fatte sul tema dell'esercizio del diritto di voto, con la conseguenza di rinviare di altri 5 anni o di affossare definitivamente questo obiettivo. (Chiara Chiabrera-Inform)