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INFORM - N. 150 - 6 settembre 2000

Prima Conferenza degli italiani nel mondo - Polemiche sulla ripartizione dei delegati tra Stati Uniti e Canada

ROMA - Il vice segretario del CGIE per i Paesi anglofoni, Gino Bucchino, non è d'accordo sulla ripartizione dei delegati tra Stati Uniti e Canada, alla preconferenza di New York in preparazione della Prima Conferenza degli italiani nel mondo. Concordo su tutto, afferma, ma non sulle quote delle delegazioni che parteciperanno alla preconferenza. Ne è nata una polemica, nella quale sono intervenuti Silvana Mangione ed Enzo Centofanti, componenti del sottocomitato organizzatore della preconferenza di New York.

La lettera di Gino Bucchino (CGIE Canada, Vice Segretario CGIE Paesi anglofoni)

Il Comitato esecutivo della Conferenza - rileva Bucchino - aveva fissato in 170 il numero dei partecipanti alla preconferenza di New York senza peraltro provvedere a indicare le quote di ripartizione fra i due Paesi interessati (Canada e Stati Uniti). Il buon senso indicava che simile decisione spettasse ai due Paesi in questione. Il sottocomitato che si è riunito spontaneamente a New York ha affrontato il problema e il suggerimento che ne è scaturito con i voti a favore di quasi tutti i presenti e l'astensione di uno (il Consigliere Carlo Consiglio), quello cioè di assegnare 105 delegati agli Stati Uniti e 65 al Canada, è assolutamente inaccettabile.

Non esiste nessuna ragione né storica, né politica, né di opportunità, né di rappresentanza, né di peso culturale, né numerica, né di maggiore o minore numero o peso dei Comites, né di qualsiasi altra cosa possa venire in mente, che giustifichi una ripartizione così penalizzante nei confronti del Canada.

E' veramente arrivata di finirla di pensare che nel mondo anglofono non europeo gli Stati Uniti rappresentino il centro del mondo, il carro trainante dell'emigrazione e della presenza dell'Italia nel mondo e tutto il resto semplicemente ‘ruota di scorta’.

Purtroppo il quadro ora descritto è parte difficilmente cancellabile dell'immaginario che anche i nostri titolati politici ‘italiani’ hanno del Canada, e della storia e della presenza degli italiani in Canada. E dire che cominciavamo a sentirci soddisfatti dell'illuminata decisione fatta a suo tempo di assegnare al Canada e agli Stati Uniti lo stesso numero di rappresentanti in seno al CGIE. Così come ci eravamo sentiti feriti e umiliati dal goffo tentativo da parte di alcuni del passato CGIE di ridimensionare, a favore degli USA, la quota di partecipazione in seno al CGIE del Canada. Evidentemente non è acqua passata. E ancora una volta ci troviamo a dover gridare: ‘vergogna’. I tempi però sono cambiati, decisamente cambiati.

Per quanto mi riguarda, ma sono sicuro di esprimere anche il pensiero della maggioranza dei connazionali che vivono in Canada e di tutti i rappresentanti istituzionali che la rappresentano, sono convinto che abbiamo dalla nostra parte la ragione e mille argomenti per dimostrare che potremmo essere noi a rivendicare addirittura il diritto di una maggiore rappresentanza, più forte di quella degli Stati Uniti. Ma certo non possiamo rinunciare di essere almeno sullo stesso piano, a rivendicare pari dignità. La nostra emigrazione, la nostra presenza in Canada, il ruolo giocato da noi italiani in Canada nella costruzione di quel multiculturalismo che dà, riceve ed arricchisce tutti, e che rappresenta un invidiato fiore all'occhiello, i nostri 50 mila ragazzi che vivono e danno vita alla lingua italiana in tutte le scuole del Canada non possono, soprattutto adesso, rinunciare a nessun ruolo che non sia quello di comprimario.

Ciò detto, invito i colleghi e amici degli Stati Uniti a rivedere immediatamente la loro posizione. Invito altresì, nel mio ruolo di Vice Segretario dell'Area Anglofona e di membro del Comitato Coordinatore e del Comitato Esecutivo della Conferenza, tutto il CGIE, il Comitato Esecutivo e il Comitato Organizzatore a proporre ed approvare una ripartizione delle quote di partecipazione che rispetti la pari dignità dei due Paesi (Canada e Stati Uniti).

Personalmente mi impegno a difendere gli interessi e le legittime aspirazioni di tutti i Paesi dell'Area Anglofona al fine di evitare che "sottorappresentazioni" di singoli Paesi possano ripercuotersi negativamente sulle legittime rivendicazioni di crescita e attenzione delle comunità".

La risposta di Silvana Mangione (CGIE USA)

Ho letto con molto dispiacere la veemente filippica contro gli Stati Uniti che il collega Bucchino ha inviato a tutto il mondo, in reazione al resoconto sommario destinato ai componenti del sottocomitato da lui voluto e composto secondo le sue indicazioni. Non voglio ricordare all’amico Bucchino che nell’elezione a Vice Segretario Generale del CGIE per i Paesi Anglofoni (e di conseguenza al Comitato Esecutivo della 1a Conferenza degli Italiani nel Mondo, nel quale gli USA non sono presenti) lo hanno sostenuto gli USA, cui dichiarò che avrebbe protetto con uguale forza la dignità dei quattro Paesi, rispettandone le specificità e le diverse realtà. Dovevamo ricordare che in occasione del Convegno di Montecatini proprio Bucchino scatenò la guerra fratricida fra Canada e Stati Uniti, conclusa con una delegazione USA congruamente più numerosa di quella del Canada. Rivendicare i contributi, certo grandissimi, della comunità italocanadese al Paese di residenza non può significare dimenticare i contributi della comunità italoamericana agli USA, dall’ispirazione (Philip Mazzei) alla firma (Paca) della Dichiarazione di Indipendenza, dall'abate Da Ponte, librettista di Mozart e primo insegnante di italiano a New York fino ad Antonini, fondatore del sindacato dei lavoratori dell’abbigliamento, a Geraldine Ferraro, candidata alla Vice Presidenza, a Richard Grasso, Presidente della Borsa di New York, ecc. ecc. ecc. In un contesto nel quale la bilancia delle esportazioni Italia-USA ha nel ‘99 un disavanzo a favore dell’Italia di 12.3 miliardi di dollari (oltre venticinquemila miliardi di lire) ed il fatto che nella contesa sui dazi fra l’UE e gli USA, gli italiani nella sola area dei tre Stati di New York, New Jersey e Connecticut rischiavano di perdere 17.000 posti di lavoro mi sembrano anch’esse "cosucce" da prendere in considerazione, visto che la 1a CIM ha fra i suoi scopi "la valorizzazione del patrimonio storico, economico e culturale rappresentato dagli italiani nel mondo".

Potrei andare avanti per ore. Mi basti aggiungere che la mobilità recente ha portato nella sola Manhattan oltre 27.000 giovani italiani in posizioni dirigenziali e nel mondo della ricerca, che la comunità di origine italiana negli USA è numericamente superiore all’intera popolazione del Canada, che la stessa comunità ha raccolto 150.000 firme che hanno efficacemente portato al ritiro del progetto americano di riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il quale avrebbe di fatto escluso per sempre l’Italia, che gli studenti di italiano in USA sono cinque volte di più dei loro colleghi italo-canadesi, ecc. ecc. ecc.

Caro Gino, ho voluto sempre credere alla tua correttezza ed alla sincerità degli impegni che assumesti in vista della tua elezione. Non posso pensare che il tuo forte senso etico venga ora schiacciato dagli interessi di parte. Con le cariche che rivesti hai l’obbligo di porti "super partes" e farti guidare dall’analisi di fatti e dati concreti, non puoi insultare l’onere morale del mandato che hai nei confronti di tutti noi, nascondendoti dietro populistici diktaat che nulla hanno a che fare con la realtà.

Con immutata, spero, stima. Silvana Mangione

La risposta di Enzo Centofanti (CGIE USA)

Approvo senza riserve la relazione fatta dalla Mangione compresa la generosa ripartizione dei delegati in favore del Canada.

In quanto alle osservazioni fatte dal Vice Segretario Bucchino esse sono l'espressione anti USA più faziosa che ci ricorda i comunisti dell'era staliniana.

Anche se con riluttanza devo convenire che a volte Berlusconi ha ragione: la volpe cambia il pelo ma non il vizio. E per tua informazione, caro Gino, nel mondo anglofono non europeo, ti piaccia o no, gli Stati Uniti rappresentano il "centro del mondo", in quanto gli abitanti delle "ruote di scorta" come tu le chiami (Canada, Australia e Sud Africa, compresi 35 milioni di neri ) sono meno di un terzo degli Stati Uniti e gli "oriundi" italiani delle ruote di scorta sono meno di un quinto di quelli degli USA.

La matematica non è un'opinione, diceva mio nonno.

Con la stima di sempre. Vincenzo Centofanti

(Inform)


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